Cambiamento climatico? Parliamone!

Cambiamento climatico? Parliamone!

Vietato dibattere sul clima.

Lo ha fatto sapere l’Accademia dei Lincei alcune settimane fa: “rifiutiamo ogni confronto perché la verità sul clima è assodata”.

La risposta è stata data agli scienziati di Clintel-Italia, la fondazione che mette in dubbio, dati alla mano, l’esistenza di una vera e propria emergenza climatica.

Ma per i Lincei quello del cambiamento climatico è un dogma indiscutibile. Chiunque non lo accetti è automaticamente eretico, da escludere e isolare.

Ed è così che uno degli esponenti di Clintel-Italia, il prof. Franco Battaglia, ha deciso di pubblicare, sul sito di Nicola Porro, sette domande agli esimi accademici dei Lincei.

Domande per il momento rimaste senza risposta. Ma che qui di seguito riproduco.

"1. L’Accademia s’è già spesa suggerendo ai governi italiani di intraprendere la via della de-carbonizzazione allo scopo di mitigare il clima. Senonché, il carbonio usato dall’Italia è meno dello 0.9% di quello usato dal resto del mondo, cosicché il suggerimento dell’Accademia, ove attuato, avrebbe effetto nullo sul clima. Addirittura anche la de-carbonizzazione dell’intera Ue avrebbe effetto nullo sul clima, visto che la Ue usa meno del 9% del carbonio usato dal resto del mondo. Insomma la terapia suggerita dall’Accademia non allevierebbe alcun sintomo e men che meno curerebbe alcunché. Cosa hanno da dire in proposito gli accademici lincei?

2. L’Accademia potrebbe rispondere dicendo che la de-carbonizzazione dovrebbe essere globale. Già, ma lungi dal dire che una de-carbonizzazione unilaterale sarebbe inutile e dannosa, i Lincei hanno invece auspicato anche una de-carbonizzazione anche solo unilaterale. Come giustificano questa esortazione?

3. Potrebbero dire che la cosa sarebbe un segnale che indurrebbe gli altri Paesi a seguire il “buon” esempio. E qui sorgono due altre domande. Primo, il “segnale” equivarrebbe non ad una innocua fiaccolata, ma al lancio in un precipizio e conseguente annegamento in un bagno di sangue. Secondo, i Paesi che dovrebbero seguire il “buon” esempio hanno già informato l’universo mondo che non intendono intraprendere alcuna via della de-carbonizzazione. Per dire: se dal 1990, grazie ad una progressiva de-industrializzazione, l’Italia ha diminuito le proprie emissioni del 20%, la Cina e l’India le ha aumentate del 360%. E Cina e India contano per il 40% non per lo 0.9%. Cosa hanno da dire i Lincei in proposito?

4. Un’altra cosa che hanno detto senza arrossire (ripresa a suon di fanfare dall’Ansa) è stata questa: siccome noi Italiani emettiamo pro-capite più di molti altri, allora è innanzitutto nostra responsabilità ridurre per primi le emissioni. Per forza che rifiutano il confronto: emergerebbe pubblica l’imbarazzante svista d’aritmetica, ché il nostro 0.9% è la cosa che veramente conta.

5. Ma veniamo al clima. Secondo i Lincei il clima è oggi pericolosamente caldo. Ma nei periodi interglaciali precedenti il clima del pianeta è stato più caldo, e nel periodo interglaciale attuale il clima fu più caldo di oggi (il lungo periodo caldo olocenico, e i periodi caldi romano e medievale). Cos’hanno da dire in proposito?

6. In proposito hanno lamentato che nell’ultimo secolo ci sarebbe una accelerazione senza precedenti del riscaldamento: un grado in 100 anni. Ma nel “Younger Dryas”, all’inizio dell’attuale periodo interglaciale, le temperature salirono di 7 gradi in 50 anni. E di 1.5 gradi nei trent’anni dal 1690 e il 1720. E negli anni 1940-80 non solo non ci fu alcuna accelerazione, ma non ci fu alcun aumento di temperatura, ma una diminuzione. E gli anni 2000-15 furono anni di “hiatus” climatico. Cosa rispondono?

7. I giorni siccitosi e di ondate di calore di quest’anno hanno destato meraviglia. Ma secondo l’Agenzia di protezione dell’ambiente americana, il decennio 1930-40 fu quello con più alto indice di ondate di calore degli ultimi 150 anni. Cos’hanno da dire in Accademia?"

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