Ecco i guai prodotti dal femminismo
Se le femministe leggessero la Sacra Scrittura inorridirebbero. Ma farebbe loro un gran bene.
Lo sappiamo, molte loro “rivendicazioni” sono purtroppo penetrate nell’immaginario collettivo di una società, come l’attuale, tristemente “figlia” del Sessantotto e dei danni che ha provocato.
Ma proprio per questo mette conto leggere un brano della Prima Lettera di San Pietro (I Pt 3, 1-4), in cui viene delineato il ruolo della donna nel matrimonio e la sua specifica vocazione.
Dopo aver raccomandato alle mogli una «condotta casta e rispettosa», specifica come il loro ornamento non debba essere «quello esteriore: capelli intrecciati, collane d’oro, sfoggio di vestiti».
«Cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio».
In quanto Parola di Dio, questo testo era valido ieri, è valido oggi, sarà valido domani e sempre. Certo, può apparire difficile da digerire ed impopolare, perché viviamo in una società senza Dio.
Quando l’abbiamo riletto ci abbiamo colto però l’essenza, il cuore della famiglia ordinata secondo il diritto naturale, nonché il segreto della vera felicità per entrambi i coniugi.
Altre indicazioni chiare per le mogli si trovano nel Catechismo tridentino al n. 296: «Sia loro somma cura educare i figli nell’amore della religione e sorvegliare l’andamento della casa».
«Stiano volentieri in casa, se il bisogno non le costringe ad uscire». L’essenza del matrimonio sta poi nel ricordarsi «che, per volontà divina, nessuno devono amare e apprezzare più del marito».
La conferma giunge anche da un docufilm recentemente prodotto negli Stati Uniti ed intitolato «What a Woman is».
Definisce il femminismo una «disforia di genere funzionale e comportamentale», il problema più grave degli ultimi sessant’anni, nonché uno dei cavalli di battaglia della Sinistra più barricadiera.
Ma che ne è stato delle femministe “arrabbiate” post-sessantottine? Credi che la loro fame di “emancipazione” sia stata premiata? Nient’affatto! E sono loro stesse, oggi, ad ammetterlo.
Kate Mulvey ha 63 anni. È una giornalista e attivista radicale. È sola e senza figli. Ed oggi accusa l’ideologia, che ha sempre servito, sin dai tempi dell’università, di averle distrutto la vita.
Ha dichiarato al quotidiano britannico The i Paper di esser stata in prima fila, da giovane, tra coloro che bruciavano i reggiseni e demonizzavano la famiglia.
«Ci hanno fatto credere – ha detto - che il matrimonio e la vita domestica dovessero essere evitati come la peste e che gli uomini fossero nemici, anziché partner».
Oggi giunge a «pentirsi profondamente» del numero di facili «avventure occasionali», che ha avuto. Ogni volta la lasciavano «vuota e usata».
La sua ferita più profonda e sempre aperta sta proprio nella condizione di solitudine forzata, in cui si è costretta, e nell’aver represso per tanto, troppo tempo il proprio istinto materno.
Conclusione? «Ho pagato un prezzo altissimo per la mia cosiddetta liberazione». Peccato che se ne sia accorta troppo tardi…
La giornalista britannica Louise Perry, nel suo best-seller The Case Against the Sexual Revolution, ha confutato le argomentazioni addotte dalla cosiddetta “rivoluzione sessuale”.
Viceversa, a suo parere, un ritorno ai valori tradizionali permetterebbe di non osteggiare la maternità a livello sociale.
In più, in famiglia, la donna potrebbe scegliere di privilegiare il focolare domestico alla carriera, senza esser considerata anormale o succube.
Anche Candace Bushnell, autrice del libro di successo Sex and the City e conduttrice di un noto programma femminista, oggi, a 67 anni, è giunta a pentirsi amaramente.
«Siamo tutte donne single, senza figli – ha dichiarato – Prima non ci pensavo, ora mi sento sola». Allora, ci chiediamo e ti chiediamo: ne valeva davvero la pena?
Non a caso negli Stati Uniti e sui social sta dilagando il fenomeno delle cosiddette «Tradwife», promosso da donne anti-femministe, che elogiano distinzione dei ruoli, maternità e vita familiare.
Vorremmo che tutti facessimo una seria riflessione in merito. E, per molti o molte, anche autocritica. È urgente cambiare rotta, promuovere una nuova cultura, per evitare conseguenze ancora peggiori.
Difficile sostenerlo in un mondo corrotto ed impregnato di ideologie perverse come l’attuale, in cui ancora il vento del femminismo “arrabbiato” e politicizzato dalle Sinistre radicali soffia forte.
Ma va detto, prima che sia troppo tardi. Per questo intendiamo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, così da arrivare a tanti in poco tempo.
Il costo di quest’operazione supera però le nostre possibilità. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, perché occorre sanare una delle ferite sociali più gravi del nostro tempo. Lo si evince anche dall’intervista rilasciata dalla scrittrice Samantha Johnson all’Huffington Post.
Dopo anni, in cui la maternità e l’esser casalinga sono state mortificate in nome di successo e carriera, oggi – ha dichiarato - «dobbiamo dire alle donne quanto sia importante essere madri».
Persino le femministe più “arrabbiate”, quelle che andavano in piazza ad urlare «Tremate, tremate, le streghe son tornate», spesso hanno fatto mea culpa, anche in Italia.
Rossana Rossanda, la fondatrice de Il Manifesto, ha ammesso: «Aver avuto figli? Adesso mi sentirei meno sola e soprattutto avrei la percezione di aver tramandato qualcosa di me».
La filosofa ed attivista italiana Luisa Muraro, in un’intervista al quotidiano Avvenire, ha confutato un altro celebre slogan dell’ideologia femminista, «Il corpo è mio e lo gestisco io».
Lo ha definito «poco sensato, non vi ho mai aderito», perché presuppone che «tutto debba tradursi in merce, tutto si compra e si vende».
In un’altra intervista ad Avvenire la poetessa Alda Merini ha definito una «bestemmia» negare la maternità ed il femminismo «l’opposto dell’essere femmina, nel senso più alto del termine».
Ecco perché ci convinciamo sempre più del valore di quanto scritto nella Sacra Bibbia. Che tra l’altro indica una precisa e sana condotta non solo per le mogli, ma anche per i mariti.
Si legge infatti: «E ugualmente voi, mariti, trattate con riguardo le vostre mogli, perché il loro corpo è più debole, e rendete loro onore, perché partecipano con voi della grazia della vita».
Ed ancora: «Finalmente siate tutti concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili» (I Pt 3, 7-9).
Solo così marito e moglie possono costruire su basi solide il loro presente e preparare il futuro loro e dei loro figli con abbondanti frutti spirituali.
Diciamo NO all’ideologia femminista!