Giovani senza direzione: dal culto del “superuomo” alle baby gang
La cronaca degli ultimi giorni offre due episodi apparentemente lontani, ma uniti da un filo inquietante. Negli Stati Uniti, un giovane influencer costruisce un impero sul culto ossessivo del corpo e della superiorità. In Italia, ragazzi armati sparano tra coetanei per gioco, filmando tutto. Due mondi diversi, una stessa radice: il disagio giovanile che cresce nel vuoto di valori e identità.
DAL WEB ALLA REALTÀ: LA DERIVA DI CLAVICULAR
Negli Stati Uniti, Braden Peters, ventenne noto come “Clavicular”, è diventato una star dei social con 850 mila follower e guadagni che superano i 100 mila dollari al mese. Il suo messaggio è semplice quanto pericoloso: la vita si misura in base all’aspetto fisico e alla capacità di dominare gli altri.
Per raggiungere questo obiettivo, Clavicular promuove pratiche estreme: uso di steroidi, chirurgia, fino alla cosiddetta “bone smashing”, cioè microfratture delle ossa del viso a colpi di martello per migliorare la mascella.
Dietro questo fenomeno c’è il mondo degli “incel”: giovani soli, frustrati, spesso incapaci di relazioni sane, che trovano rifugio in comunità digitali segnate da odio e risentimento. «L’identità incel… è basata su rifiuto condiviso e rancore», spiega l’esperta Debbie Ging citata in un articolo del Corriere della Sera.
Qui il corpo diventa un idolo. L’altro non è più una persona, ma un avversario da superare.
UN MODELLO CHE ATTRAVERSA L’OCEANO
Potrebbe sembrare una realtà lontana, tipicamente americana. Ma non lo è.
Quel modello — fatto di narcisismo, competizione estrema, culto dell’immagine e disprezzo per la fragilità — trova terreno fertile anche in Europa e in Italia. Soprattutto tra i giovani, sempre più immersi nei social e sempre più esposti a modelli culturali importati.
Quando una società perde il senso del limite e della dignità umana, il risultato è inevitabile: l’uomo non si riconosce più come creatura, ma vuole farsi “superuomo”.
È un’illusione antica, che ritorna oggi in forma digitale.
IL CASO ITALIANO: LA VIOLENZA COME SPETTACOLO
A Legnago, in provincia di Verona, pochi giorni fa un gruppo di giovanissimi ha estratto una pistola alla fermata dell’autobus e ha sparato in aria tra i compagni, riprendendo tutto con lo smartphone.
Le immagini mostrano ragazzi che ridono, si incitano, cercano il gesto estremo per ottenere attenzione. Non c’è più distinzione tra gioco e pericolo, tra realtà e spettacolo.
«Non è possibile vedere questo degrado e avere paura ad uscire», scrive un cittadino preoccupato.
Qui non c’è più solo disagio. C’è un salto ulteriore: la violenza diventa linguaggio.
LA RADICE DEL PROBLEMA
Cosa unisce un influencer americano ossessionato dalla perfezione fisica e una baby gang italiana che spara per farsi un video?
La risposta è più profonda di quanto sembri.
È la perdita di senso.
È la perdita di identità.
È la perdita di un riferimento morale.
Quando viene meno la visione cristiana dell’uomo — creato a immagine di Dio, dotato di dignità intrinseca — l’individuo cerca altrove il proprio valore: nel corpo, nel potere, nel consenso, nella paura che riesce a incutere.
E allora il giovane non cerca più di diventare migliore. Cerca di imporsi.
LE PAROLE CHE RIVELANO UNA MENTALITÀ
Clavicular parla apertamente di “dominare”, di “ascendere” sopra gli altri, di essere parte dei “top-tier”, i vincenti.
Non è solo linguaggio. È una visione del mondo.
Una visione che nega l’uguaglianza di base tra gli uomini e trasforma la vita in una competizione brutale.
Anche nei ragazzi italiani coinvolti negli episodi di violenza emerge qualcosa di simile: il bisogno di affermarsi attraverso la forza, di essere visti, di esistere attraverso lo sguardo degli altri.
QUALI CONSEGUENZE PER IL FUTURO
Se questa deriva non viene fermata, le conseguenze saranno profonde.
Una generazione sempre più fragile interiormente, ma aggressiva nei comportamenti. Relazioni svuotate di significato. Una società in cui la forza sostituisce il rispetto.
E soprattutto, una normalizzazione del degrado.
Ci abitueremo a tutto: alla violenza, all’odio, alla disumanizzazione.
UNA DOMANDA CHE INTERROGA TUTTI
Questi episodi non sono casi isolati. Sono segnali.
Segnali di una società che ha smarrito le sue radici cristiane e che, soprattutto nei giovani, sta perdendo il senso della propria umanità.
La domanda è inevitabile: quanto siamo disposti ancora a ignorare ciò che sta accadendo davanti ai nostri occhi?