Giovani senza freni: violenza e disagio mentale in crescita

Giovani senza freni: violenza e disagio mentale in crescita

Oltre il 57% degli adolescenti italiani ritiene che la violenza tra i giovani sia in aumento, mentre nei Paesi Ocse la salute mentale giovanile peggiora da oltre un decennio con tassi annui fino al 16%. Due fenomeni distinti, ma sempre più intrecciati. Dalla scuola alle strade, passando per il mondo digitale, emerge un quadro preoccupante: ragazzi sempre più fragili, aggressivi e soli, incapaci di gestire frustrazione e relazioni.

LA VIOLENZA GIOVANILE: UN FENOMENO IN CRESCITA

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, attraverso un’analisi del Laboratorio Adolescenza e dell’istituto IARD, più della metà degli adolescenti percepisce un aumento della violenza tra i coetanei

Gli episodi recenti sono emblematici: un ragazzo ucciso a scuola da un compagno, un’insegnante ferita da un alunno, un uomo aggredito a morte da 

un gruppo di giovani per un semplice rimprovero. Ma accanto a questi casi estremi, esiste una violenza quotidiana, diffusa e spesso invisibile, che include anche l’autolesionismo.

Come osservava già anni fa lo psicologo Fulvio Scaparro, l’allarme sociale non è nuovo. Ma oggi emerge una differenza inquietante: la violenza appare sempre più gratuita, senza motivazione né obiettivo, esercitata contro chiunque “capiti a tiro”.

IL DISAGIO MENTALE: UNA CRISI SILENZIOSA

Parallelamente, un rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico descrive un deterioramento costante della salute mentale giovanile. 

Tra il 2012 e il 2022, in 9 paesi su 11 analizzati, gli indicatori sono peggiorati con incrementi annui tra il 3% e il 16%. Il dato più allarmante riguarda le ragazze: nel 2022 il 68% delle quindicenni ha dichiarato sintomi multipli di malessere, quasi il doppio rispetto ai coetanei maschi.

Ancora più grave: tra il 2015 e il 2023, i ricoveri per autolesionismo tra le ragazze minorenni sono aumentati del 29%. Un segnale chiaro di una sofferenza che non trova risposta.

CAUSE MULTIPLE: SOCIAL, SCUOLA, INSICUREZZA

Il quadro che emerge è complesso e stratificato. Secondo il rapporto Ocse, non esiste una causa unica, ma una rete di fattori interconnessi:

– uso eccessivo dei social media, associato ad ansia e depressione
– pressione scolastica in aumento (dal 39% al 54% tra i quindicenni)
– bullismo e cyberbullismo
– insicurezza economica e sociale
– esposizione continua a crisi globali

A questo si aggiunge quanto evidenziato dal Corriere della Sera: una fragilità emotiva crescente, che rende gli adolescenti incapaci di affrontare anche le normali difficoltà della vita, come un insuccesso scolastico o una delusione sentimentale.

SCUOLA E FAMIGLIA: RUOLI IN CRISI

Il problema non riguarda solo i ragazzi. Anche gli adulti sembrano aver perso la capacità di guidarli.

Secondo l’analisi del Laboratorio Adolescenza, genitori e insegnanti spesso non riescono a offrire modelli di equilibrio e serenità. La scuola, inoltre, fatica a svolgere il proprio ruolo educativo, con progetti poco strutturati e inefficaci.

Nel frattempo, i social network trasformano i giovani in individui “in vetrina”, dove il valore personale viene misurato in like e follower. Un sistema che mina l’autostima e alimenta frustrazione, talvolta sfociando in comportamenti violenti.

Non è un caso se, proprio sul fronte educativo, stanno nascendo iniziative per offrire strumenti concreti a famiglie e insegnanti sempre più soli.

VIDEOGIOCHI E REALTÀ: IL CONFINE CHE SI ASSOTTIGLIA

Un altro elemento critico riguarda l’esposizione alla violenza virtuale.

Come sottolinea la pedagogista Milena Santerini dell’Università Cattolica di Milano, «l’abitudine alla violenza virtuale lascia il posto troppo facilmente alla violenza reale». 

Nei videogiochi più diffusi, la morte è reversibile, le vite si “comprano” e si riparte. Una dinamica che rischia di desensibilizzare i ragazzi alle conseguenze reali delle loro azioni.

LE CONSEGUENZE: UNA GENERAZIONE SMARRITA

Il risultato è una generazione sempre più disorientata, in cui il rispetto dell’altro e il valore della vita sembrano ai minimi storici.

La violenza non è più solo uno strumento, ma diventa spesso una forma di sfogo o addirittura di affermazione. E il disagio mentale, non affrontato, alimenta ulteriormente questo circolo vizioso.

Il dato più drammatico resta quello sul suicidio: secondo il Corriere della Sera, è la seconda causa di morte tra gli adolescenti dopo gli incidenti stradali.

Di fronte a questi numeri, la domanda non è più se esista un problema, ma quanto siamo disposti a ignorarlo. Una società che non educa, non protegge e non trasmette valori finisce per perdere i suoi giovani — e con loro il proprio futuro. 

Siamo ancora in tempo per intervenire o stiamo assistendo, passivamente, a un lento “game over” educativo e umano?

 

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