La guerra sporca della «laïcité» contro il Cristianesimo

La guerra sporca della «laïcité» contro il Cristianesimo

Ora è ufficiale: fare il Presepio nei Municipi francesi è fuorilegge!

Lo ha decretato il Tribunale Amministrativo di Digione nei giorni scorsi, accogliendo così il decreto emanato il 14 gennaio dal Sindaco di Chalon-sur-Saône, Gilles Platret.

Vietare simboli religiosi in Comune non rappresenterebbe, infatti, secondo il giudice, «una violazione della libertà di coscienza». Relativamente a cose e persone.

Quindi basta croci al collo! È la «laïcité» la nuova “dea”, da riverire ed idolatrare, quella che anche «un membro eletto deve rispettare» ed alla quale qualsiasi credo deve piegarsi.

La difesa legale del primo cittadino ha precisato come «il principio di laicità si applichi a tutte le cariche elettive» e non consenta nemmeno «abbigliamento di propaganda».

È, questa, una decisione che non ci stupisce. Ma non possiamo accettarla supinamente, nemmeno se a proporla è un conservatore come Platret.

La sua presa di posizione è stata finalizzata a colpire il solo velo islamico, però la piega che ha preso in tribunale ha finito prevedibilmente per fare di tutta l’erba un fascio.

Se non si operano distinguo, nel calderone finiscono anche presepi e crocifissi! La sentenza si fonda su basi “solide” ovvero sulle norme deliberate dall’Assemblea Nazionale già nel 2018.

Queste hanno vietato l’ostentazione di simboli religiosi, rimandando a loro volta alla legislazione del 2004 riguardante l’Istruzione pubblica primaria e secondaria.

Rappresenta comunque l’ennesima conferma di come, nella giurisprudenza occidentale, si sia ormai affermato un totalitarismo neopagano.

Un totalitarismo al quale crediamo che sia giunto il momento di opporci, prima che il laicismo costringa i cristiani a tornare nelle catacombe!

Ecco perché è urgente far sapere a quanta più gente possibile quel che sta accadendo! I grandi media non ne parlano, ma queste non sono notizie da far passare sotto silenzio.

Per questo intendiamo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione, servendomi dei social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, che da soli non potremmo sostenere. Abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Vedi, Platret ha accolto con soddisfazione il verdetto ed anzi l’ha presentato come un importante “precedente” per impedire di «fare proselitismo, calpestando il principio di neutralità».

Ed il rischio che questa sentenza faccia scuola e venga presto estesa anche ad altri ambiti è molto, molto alto… Oggi la “laicità” ha un solo obiettivo: scristianizzare l’Occidente!

Vogliamo essere chiari fino in fondo con te: un conto sarebbe vietare di entrare col niqab in Comune, a scuola o in qualsiasi altro ufficio pubblico.

Questo è ammissibile, poiché il niqab, come qualsiasi altro velo, non appartiene alle nostre tradizioni ed, oltre tutto, impedisce spesso il riconoscimento dell’identità di chi lo indossa.

Tutt’altra cosa è, invece, vietare i simboli religiosi in quanto tali, poiché ciò rende evidente come si tratti di una misura chiaramente anticattolica, camuffata con un preteso “principio di neutralità”.

Il verdetto del tribunale di Digione va in questa direzione, come ha ben chiarito, infatti, la difesa legale del Sindaco, affidata all’avv. Julie Callot.

L’avv. Callot ha sostenuto che il decreto del proprio assistito «non è diretto contro nessuna religione specifica e si applica allo stesso modo ad una grande croce al collo o ad una kippah».

Però v’è una differenza fondamentale: la kippah culturalmente non ci appartiene, la croce al collo invece sì, da due millenni, eccome!

Insomma, la Rivoluzione, in Francia, non è ancora finita e continua a diffondere i suoi frutti velenosi, infischiandosene bellamente della libertà di pensiero, di coscienza e di religione.

Sono, peraltro, tutte e tre libertà sancite, oltre che dal buon senso, anche dall’art. 18 della Dichiarazione universale dei Diritti Umani dell’Onu, ma pare che nessuno vi faccia caso...

Con la stessa logica “illogica” dovremmo ricoprire completamente con un telo chiese e cattedrali, che costituiscono in quanto tali un simbolo religioso “ostentato” in pubblico.

Ti rendi conto dell’assurdità di queste pretese? Noi crediamo che sia giunto il momento di non restare più passivi di fronte a tutto questo. Occorre reagire!

Croci e presepi fanno parte della nostra Storia, della nostra cultura, delle nostre tradizioni e non possono essere cancellati con un colpo di spugna giudiziario.

Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione.

Fermiamo il laicismo liberticida e anticattolico!

 

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