Scegliere tra Nazione e caos

Scegliere tra Nazione e caos

Ieri, nel suo intervento alla 78ma Assemblea Generale della Nazioni Unite, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha svolto alcune considerazioni importanti.

Viviamo un’epoca complessa, fatta di emergenze e mutazioni continue, e non possiamo permetterci il lusso delle frasi di circostanza, dei principi decantati ma non attuati, delle scelte facili in luogo di quelle giuste”, ha esordito.

Riferendosi poi al ruolo dell’Onu, ha sottolineato: “Sono in fondo due gli elementi che hanno dato un senso a questo luogo. Da una parte le Nazioni, che esistono perché rispondono al bisogno naturale degli uomini di sentirsi parte di una comunità di destino, di appartenere ad un determinato popolo e di poter condividere con altre persone la stessa memoria storica, le stesse leggi, gli stessi usi e costumi. In una parola, l’identità.

E dall’altra parte l'aspirazione di quelle Nazioni, differenti tra loro, di trovare un luogo nel quale risolvere le controversie internazionali con uno strumento più difficile da utilizzare ma decisamente più efficace nei risultati della forza, cioè lo strumento della ragione.

Se questi due elementi, la Nazione e la Ragione, sono ancora il fondamento di ciò che ci muove, allora dobbiamo respingere il racconto interessato e utopico di chi dice che un mondo senza Nazioni, senza confini e senza identità, sarebbe anche un mondo senza conflitti, e con altrettanta determinazione dobbiamo impedire il ritorno della forza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Di qui la scelta di campo: da effettuare “tra la Nazione e il caos, e tra la Ragione e la prevaricazione”.

Certamente non possiamo negare che nei piani alti del mondo, tra i poteri più o meno occulti che muovono i fili della politica internazionale, c’è una chiara volontà di creare il caos e diffonderlo. E non si può nemmeno far finta che non vi sia, da parte di alcuni, l’obiettivo di stravolgere la società occidentale favorendo un’immigrazione massiccia e incontrollata che cambi per sempre il volto dell’Europa.

La Meloni non è arrivata a dire questo. Tuttavia, ha puntato l’indice contro chi specula con i migranti e ottiene dal loro sfruttamento lauti guadagni.

Sono i trafficanti di esseri umani - ha detto il nostro presidente del Consiglio - che organizzano la tratta dell’immigrazione illegale di massa. Illudono che affidandosi a loro chi vuole migrare troverà una vita migliore, si fanno pagare migliaia di dollari per viaggi verso l'Europa che vendono con le brochure come fossero normali agenzie di viaggio, ma su quelle brochure non scrivono che quei viaggi troppo spesso conducono alla morte, a una tomba sul fondo del mar Mediterraneo. Perché a loro non importa se la barca sia adatta o meno ad affrontare quel viaggio, l'importante per loro è solo il margine di guadagno. È a questa gente che un certo approccio ipocrita in tema di immigrazione ha fatto arricchire a dismisura.

Cosa fare allora?

Per la Meloni occorre “sconfiggere gli schiavisti del terzo millennio da un lato, e affrontare le cause alla base della migrazione dall’altro, con l’obiettivo di garantire il primo dei diritti, che è il diritto a non dover emigrare, a non essere costretti a lasciare la propria casa, la propria famiglia, a recidere le proprie radici, potendo trovare nella propria terra le condizioni necessarie a costruire la propria realizzazione”.

Ecco perché “l’Italia vuole contribuire a creare un modello di cooperazione, capace di collaborare con le Nazioni africane affinché possano crescere e prosperare grazie alle risorse che possiedono. Una cooperazione da pari a pari, perché l’Africa non ha bisogno di carità, ma di essere messa in condizioni di competere ad armi pari, di investimenti strategici che leghino i destini delle nazioni con progetti reciprocamente vantaggiosi.

E così, offrire un’alternativa seria al fenomeno della migrazione di massa, un’alternativa fatta di lavoro, formazione, opportunità nelle nazioni di provenienza, e percorsi di migrazione legale e concordata e dunque anche integrabile”.

Speriamo che alle parole seguano i fatti.

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