A Milano il "Pride" non ha avuto l'ultima parola

A Milano il "Pride" non ha avuto l'ultima parola

Ti scriviamo a poche ore dal Rosario pubblico di riparazione che, Domenica 28 giugno, abbiamo recitato a Milano, a lato del Duomo.

Vogliamo dirti com’è andata.

Il sole era cocente. Una di quelle domeniche estive milanesi in cui non c’è ombra che basti, in cui ogni passo costa fatica. Il giorno prima, le stesse vie del centro erano state attraversate dal “Pride”.

Eppure, accanto al Duomo, Domenica eravamo lì.

Eravamo poco più di 70.

Settanta persone che, sotto il sole rovente, hanno preso in mano la corona del Rosario e hanno pregato pubblicamente per riparare le offese al Sacratissimo Cuore di Gesù.

Settanta potrebbero sembrarti pochi. Ma — lasciacelo dire — settanta che si presentano sotto un sole che brucia, in una città semivuota, all’indomani di una sfilata che era l’esatto opposto di ciò per cui erano lì: settanta così valgono molto di più del loro numero.

Sono il piccolo seme che il Sacro Cuore chiede da sempre: pochi, ma fedeli; pochi, ma in piazza; pochi, ma pubblici.

Perché di questo si tratta. La riparazione, per essere vera riparazione, dev’essere proporzionata all’offesa. E l’offesa consumata sabato a Milano — come a Torino, a Genova, a Bologna, a Roma — era pubblica, esibita, gridata con megafoni e bandiere. La risposta non poteva limitarsi a una preghiera nel segreto di casa.

Doveva uscire. Doveva farsi vedere. Doveva farsi sentire.

E lo ha fatto.

E Milano non era sola. Il Rosario di ieri è stato l’ultimo anello di una catena cominciata già a maggio: Parma il 16, Bergamo il 17, Caravaggio il 18. A queste si sono aggiunte Cremona e Roma.

A tutti coloro che ieri erano accanto al Duomo — e a chi ha partecipato negli altri appuntamenti di questa crociata pacifica — va il nostro grazie più sentito. Avete dato voce al Sacro Cuore proprio lì dove era stato oltraggiato. Nella città di Sant’Ambrogio e di san Carlo Borromeo.

Ma il lavoro non è finito.

Organizzare ogni Rosario pubblico, stampare e diffondere i volantini in decine di città, sostenere la comunicazione perché altre persone vengano a sapere di queste iniziative e si uniscano: tutto questo ha avuto un costo.

Conti alla mano, l’intera campagna è costata più di 12.000 euro. È la cifra che ci ha permesso di coprire le spese logistiche, la stampa dei volantini e la comunicazione.

Tutte cose che permettono a una preghiera in piazza di non rimanere un episodio isolato.

Una parte è già stata coperta dalla generosità di chi ci sostiene da settimane. Ma manca ancora un pezzo di strada da percorrere — ed è il pezzo che ci permetterà di chiudere bene questa campagna e, fin da ora, di gettare i semi di quella dell’anno prossimo.

Possiamo contare su una tua offerta di 10, 25, 50 o anche 100 euro? Ogni importo, anche il più piccolo, è prezioso.

Settanta persone, accanto al Duomo, sotto il sole. È stato un piccolo gesto. Ma il Sacro Cuore, lo sappiamo, non guarda alla grandezza dei gesti — guarda al cuore con cui sono fatti.

Aiutaci a continuare!

 

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