Cina: il giogo comunista si è fatto più stretto
“Rieducazione” ideologica, confisca dei passaporti, “riscrittura” del Vangelo…
È questo quel che ogni giorno patiscono i sacerdoti cattolici in Cina. Sono costretti a scegliere tra obbedienza al Partito Comunista e fedeltà a Cristo.
Nei giorni scorsi abbiamo letto sul quotidiano francese Le Figaro come la strategia di “sinizzazione” del culto abbia subìto un grave inasprimento.
E questo perché una fetta importante di clero e fedeli è ancora legata a Roma, anziché a Pechino. Che ha reso pertanto ancora più stretti i controlli ed intensificato i rastrellamenti.
Il regime pretende che tutti i preti aderiscano all’“Associazione Patriottica Cattolica” e firmino un documento, in cui giurano totale sottomissione.
Il clero è costretto poi a frequentare corsi di formazione “patriottica”, promossi affinché l’ideologia comunista si insinui sempre più nella loro predicazione quotidiana.
D’altra parte, sui 12 milioni circa di cattolici stimati in Cina, quasi la metà ha celebrato la Pasqua nelle cosiddette “chiese domestiche”.
Si tratta di piccoli gruppi, che sfuggono al controllo dello Stato. Si riuniscono in case private o in locali appositamente affittati. Tra il 2014 ed il 2021 ne sono già stati chiusi 21.000. Ma non basta.
Cinque mesi fa il governo ha confiscato tutti i passaporti del clero e tutti i permessi di viaggio per Hong Kong, Macao e Taiwan.
Per spostarsi all’estero bisogna inviare almeno un mese prima una richiesta scritta, in cui vengano specificati itinerario e motivazioni della trasferta.
Per i sacerdoti “clandestini” esiliati, in quanto rimasti fedeli a Roma, l’idea di poter rivedere un giorno la propria patria è remota…
L’accordo “provvisorio” stilato tra la Santa Sede e Pechino nel 2018 e prorogato nel 2024, non facilita le cose, anzi le complice.
Va detto chiaramente: non ha funzionato, ha solo offerto alle autorità cinesi il pretesto per una “normalizzazione” del clero.
Di contro, il Vaticano da tempo non ha notizie di diversi suoi preti e di un Vescovo. La persecuzione, che patiscono i Cristiani, è purtroppo reale e bisogna farci i conti.
Ti facciamo un esempio: a mons. Vincent Guo nel 2018 papa Francesco chiese di rinunciare al suo incarico di Vescovo “clandestino”, per consentire la coesistenza con un vescovo “ufficiale”.
Mons. Guo obbedì ed accettò di diventare ausiliare. Ma da allora il suo ministero è stato costantemente ostacolato dal Partito Comunista.
Sfrattato di casa, è stato costretto a dormire in strada in pieno inverno. Finché, nel 2020, si è dimesso dall’incarico. Da allora vive relegato, sotto stretta sorveglianza, nella sua residenza.
Le Figaro racconta anche la storia di un sacerdote rientrato in Cina, dopo aver conseguito una laurea negli Stati Uniti. Per ragioni di sicurezza si è mantenuta segreta la sua identità.
Per poter operare a livello pastorale, ha accettato le condizioni impostegli dallo Stato ed è divenuto parroco “ufficiale”.
Un giorno gli agenti hanno installato però nella sua chiesa diversi slogan patriottici. Lui li ha raccolti e li ha messi fuori dall’edificio sacro. Subito sono arrivati i poliziotti.
Lo hanno legato ad una sedia di ferro, sotto fari accecanti. Solo l’ex-superiore del Seminario “ufficiale” si è recato in caserma e ne ha ottenuto il rilascio.
Da allora questo sacerdote è cambiato. Ma chi, in coscienza, può giudicarlo? Che alternative poteva avere?
Ma non solo. Nel dicembre scorso la chiesa di Yayang, nella zona rurale dello Zhejiang, è stata circondata da oltre un migliaio di agenti, Vigili del Fuoco, forze speciali ed anti-sommossa.
Si stava preparando al S. Natale. Per anni questa “chiesa domestica” aveva resistito alla campagna di “sinizzazione” del Cristianesimo, portata avanti dal regime comunista.
Per questo si era rifiutata di togliere la croce dall’edificio, di esporre la bandiera nazionale, di installare telecamere di sorveglianza e di vietare il culto ai minori.
Nel corso dell’operazione sono state arrestate oltre 200 persone. Ma questi sono solo alcuni dei tantissimi esempi, che si potrebbero fare.
In coscienza, non possiamo restare indifferente a tutto questo. Nessuno ne parla. Poche volte i media ne danno notizia ed il mondo della politica non se ne occupa.
Per questo vogliamo levare con forza una protesta, che si senta anche nei Palazzi che contano. Per due motivi.
Primo: perché tutti, conoscendo la reale situazione, preghino per questi nostri fratelli, che soffrono a causa della propria fede, e magari li aiutino tramite i canali istituzionali della Chiesa.
Secondo: perché non si possa più continuare ad ignorare tutto questo. Ma, perché ciò avvenga, è necessario promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione.
I social rappresentano il mezzo ideale, poiché consentono di arrivare a tanti in poco tempo. Quest’operazione ha un costo, per sostenere il quale abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Vedi, gli anziani in Cina hanno ancora negli occhi terrorizzati le persecuzioni e gli arresti di massa, che sono stati effettuati negli Anni Cinquanta.
Ricordano molto bene il sorgere dell’”Associazione Patriottica” e le nomine illegittime di vescovi da parte del regime.
Hanno vissuto gli orrori della “Rivoluzione Culturale”, che puntò a sterminare la Chiesa ed a relegare il clero in cella o nei campi di lavoro.
Anche oggi la formazione ufficiale dei sacerdoti esclude totalmente il Magistero pontificio ed è incentrata su Xi Jinping e sull’ideologia del Partito Comunista Cinese.
È questo il programma proposto un mese fa dall’Istituto Centrale di Socialismo di Pechino per la sessione nazionale di formazione.
Vi hanno partecipato una cinquantina di rappresentanti dell’”Associazione Patriottica” e della Conferenza episcopale “ufficiale”.
L’obiettivo dell’iniziativa era dichiaratamente quello di approfondire l’”allineamento” ideologico del clero col regime.
A tutti i presenti è stata data come indicazione quella di impregnare la loro predicazione e l’intera attività pastorale dei «valori socialisti fondamentali».
L’assenza di qualsiasi riferimento a documenti pontifici o, più in generale, vaticani è balzato subito agli occhi di tutti.
Ciò che è emerso con chiarezza è un modello di “cattolicesimo”, la cui missione principale non consiste nell’evangelizzazione, né nella vita sacramentale, né nella fedeltà alla Chiesa universale.
Il Partito Comunista pretende di avere una Chiesa indottrinata e disciplinata al servizio della sua agenda, per fungere da cassa di risonanza della propaganda ideologica.
Cristo in Cina continua ad essere flagellato e messo in Croce. Non possiamo restarvi indifferenti e volgere lo sguardo altrove, perché questo ci interpella personalmente come credenti.
Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione online.
Non restiamo in silenzio!