Cristiani perseguitati in Turchia ed in Nicaragua
Sono islam e comunismo i più accaniti persecutori dei Cristiani.
A confermarlo è la cronaca di questi giorni. La Turchia, ad esempio, ha recentemente espulso i missionari cristiani operanti sul suo territorio.
L’assurdo provvedimento è stato assunto in nome di un richiamo tanto vago quanto ingiustificabile alla «sicurezza nazionale».
Ma non è tutto. L’organizzazione ADF International ha denunciato altre gravi violazioni perpetrate contro la libertà religiosa in quel Paese, che si sta velocemente reislamizzando.
Almeno 160 lavoratori cristiani stranieri, residenti in Turchia da decenni con le loro famiglie, sono stati espulsi dal Paese oppure è stato loro negato l’ingresso.
Circa 20 di questi casi sarebbero attualmente all’esame della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, per capire se siano stati violati o meno gli obblighi internazionali.
Si tratta di misure prese senza dare troppe spiegazioni agli interessati, rendendo loro così impossibile tutelarsi per vie legali.
L’accaduto non è passato inosservato: il Parlamento europeo, infatti, lo scorso 12 febbraio ha votato quasi all’unanimità una risoluzione di condanna per la Turchia.
502 sono stati i voti a favore, 2 soli i contrari e 59 le astensioni, ad indicare quanto vasto e trasversale sia stato il consenso raccolto su questo punto a Strasburgo.
Il presidente Erdogan è stato esortato a far rientrare immediatamente i missionari espulsi e ad impegnarsi sul piano della tutela della libertà religiosa.
Ma Ankara non pare per niente disposta a collaborare: ha, infatti, respinto ripetutamente le accuse mosse, definendole “infondate interferenze” nei propri procedimenti giudiziari.
Ora la partita è aperta. La risoluzione approvata dall’Europarlamento non è giuridicamente vincolante, ma rappresenta la premessa per una forte pressione diplomatica.
C’è un problema. In pochi sono al corrente di questi fatti. La grande stampa non se ne occupa, come se calpestare impunemente la libertà religiosa non facesse notizia, non fosse un fatto rilevante.
Sicuramente accendere i riflettori su abusi tanto gravi aiuterebbe, al contrario, ad arginarli o addirittura ad evitarli.
Per questo intendiamo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social ed informare quanta più gente possibile dell’accaduto.
Per farlo però abbiamo bisogno del tuo aiuto, perché i costi di quest’operazione sono ingenti e superiori alle nostre sole capacità.
È molto importante, poiché nascondere o tacere tali discriminazioni persecutorie contro i Cristiani equivale a rendersene complici.
Oltre a quello islamico, c’è un altro regime che ha in odio la Chiesa cattolica: è quello comunista, che in Nicaragua assume la forma sandinista.
Qui i dittatori Daniel Ortega e la moglie Rosario Murillo hanno vietato, dal 2019 ad oggi, ben 27.034 processioni religiose, comprese Vie Crucis e atti di pietà popolare.
Solo quest’anno ne sono state proibite 5.276 in un totale di 409 parrocchie nelle 9 giurisdizioni ecclesiastiche.
La Polizia impedisce espressamente ai sacerdoti di svolgerle all’esterno del perimetro delle loro chiese, sostenendo che potrebbero degenerare in proteste e potenziali rivolte. Assurdo!
A denunciare tutto questo è l’avvocato nicaraguense in esilio Martha Patricia Molina, che ha stilato un dettagliato rapporto sulle persecuzioni religiose in atto nel suo Paese.
Gli agenti, ad esempio, hanno richiesto il programma esatto della Settimana Santa a diverse parrocchie.
Già è stato deciso che non avrà luogo la Via Crucis di Managua, che storicamente è una tra le più partecipate.
Il regime al potere in Nicaragua non è dichiaratamente atea, anzi utilizza un linguaggio in apparenza evangelico, parlando di amore di Dio e del prossimo.
Ma così facendo si cerca solo di distorcere il vero significato delle parole utilizzate, che stridono con «le azioni perverse e gli abusi compiuti».
A dirlo è sempre l’avv. Molina, che all’agenzia ACIPrensa ha aggiunto: «Siamo l’unico Paese delle Americhe in cui una dittatura perseguita i Cristiani solo per aver professato la loro fede».
Non possiamo restare indifferenti a tutto questo! Dobbiamo innanzi tutto pregare per questi nostri fratelli in Cristo, costretti ad una dura prova.
Ma dobbiamo anche denunciare pubblicamente - almeno noi che possiamo farlo - quel che qui avviene e fare pressioni a livello internazionale affinché abbia presto fine.
Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione online.
Fermiamo la mano dei persecutori!