Dichiariamo guerra all’ostentazione di simboli satanici in classe
Non si arrende. E fa bene.
Ricorderai il nome di Giuseppe Vetrano. È il docente di Storia e Filosofia punito alcuni mesi fa soltanto per aver svolto il proprio ruolo di educatore.
Cos’era successo? Febbraio 2024: nella classe quinta di un liceo palermitano un’alunna esibiva vistosamente una collana col crocifisso rovesciato. Una provocazione, senza dubbio.
Il professore le chiese se conoscesse il significato di quell’amuleto. In tutta risposta la giovane lo aggredì verbalmente, dichiarandosi apertamente «satanista».
Pretese anzi che lui a lezione trattasse i “filosofi” seguaci di Satana, benché in Italia essi non siano riconosciuti come una corrente filosofica e non facciano parte del programma…
A tutelare il docente è oltre tutto l’art. 33 della Costituzione, che recita: «L’arte e le scienze sono libere e libero ne è l’insegnamento».
Per cui nessuno gli può imporre di trattare argomenti che esulino dalle indicazioni ministeriali e ch’egli non giudichi degni di approfondimento.
Il professore ricordò all’alunna la strage di Altavilla Milicia, avvenuta poco tempo prima: un padre di famiglia aveva ucciso la moglie e 2 dei suoi 3 figli.
L’unica sopravvissuta, la figlia 17enne, si è scoperto poi che avesse partecipato attivamente alle sevizie ed agli omicidi.
Un alunno fece allora notare all’insegnante come da qualche tempo era scomparso anche il crocifisso appeso in classe: era stato ritrovato in un cassetto, con le braccia rotte.
Alla proposta del docente di sostituirlo, in ottemperanza ad una delibera approvata dal Collegio docenti, la studentessa «satanista» replicò che in tal caso lo avrebbe rotto e gettato via.
Il professore, al termine di questo franco confronto, la invitò a rispettare la sensibilità di tutti e pertanto a nascondere sotto il maglione il suo crocifisso rovesciato.
Come a scuola non sono consentite le bestemmie, allo stesso modo non possono essere consentiti simboli, quali il crocifisso rovesciato, che rappresentano un oltraggio all’altrui sensibilità religiosa.
La studentessa non è mai stata diffamata, né offesa dalle parole dell’insegnante, che in nessun modo ha coartato la sua libertà.
È semmai stata anzi la giovane a violare l’art. 24 del regolamento d’istituto, che vieta espressamente le «offese alla morale ed ai sentimenti etici e religiosi».
Dopo un paio di settimane, tuttavia, al docente venne notificato a seguito dell’episodio un provvedimento disciplinare: tre giorni di sospensione dal servizio con decurtazione dello stipendio.
Appellatosi al Tribunale del Lavoro, il giudice rigettò il suo ricorso e gli ordinò di pagare anche le spese legali sostenute, 3 mila euro in tutto.
All’uscita della sentenza, la dirigente scolastica ha pubblicato la foto della giovane (con tanto di crocifisso rovesciato) sulla pagina istituzionale Facebook della Scuola! Oltre al danno, le beffe…
Ma il prof. Vetrano non ci sta e, ripetiamo, fa bene: ha presentato ricorso in appello, criticando in più punti la sentenza precedente. Perché?
Per «evidenti vizi motivazionali», «travisamenti dei fatti istruttori» e «violazioni e false applicazioni di leggi, anche di rango costituzionale».
Chiede che vengano cancellati l’esito del primo grado e la relativa sanzione disciplinare a suo tempo inflittagli, in quanto illegittima ed ingiustificata.
È una richiesta sacrosanta, la sua: in gioco non v’è soltanto una questione giuridica, bensì la difesa stessa della ragione e delle verità della fede cattolica.
Adorare Satana, il Male, anziché Dio, il Bene, è, infatti, per propria natura un gesto irrazionale, devastante e distruttivo.
Per questo è necessario accompagnare spiritualmente l’azione del prof. Vetrano, pregando per lui e con lui, affinché sul piano pubblico e giuridico a prevalere sia, alla fine, la Verità.
Ma possiamo fare di più: possiamo sottoscrivere la petizione «Che il demonio stia fuori dalle scuole!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, affinché verifichi se quanto capitato al prof. Vetrano sia conforme alle leggi vigenti e vigili, cosicché non si ripetano più casi simili.
Per garantire il successo della petizione occorre però sostenerla anche con una vasta campagna di sensibilizzazione, servendosi dei social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo ti chiediamo di darci una mano!
Vedi, il Tribunale del Lavoro, in primo grado, ha sbagliato nel definire quello della ragazza un «credo religioso», poiché l’ordinamento italiano non lo riconosce come tale.
Il docente non può dunque essere rimproverato – come ha fatto, invece, scandalosamente la sentenza di primo grado - per aver negato qualsiasi dignità filosofica o religiosa al satanismo.
Se ha citato la vicenda di Altavilla Milicia non è stato certo per incolparne l’alunna, bensì per evidenziarle i legami spesso evidenti tra satanismo e crimini.
Si pensi alle «Bestie di Satana», gruppo attivo in provincia di Varese, condannato per tre omicidi e per un’induzione al suicidio.
Oppure all’omicidio di Suor Maria Laura Mainetti, uccisa a Chiavenna nel 2000, da tre minorenni nel corso di un rito, che intendevano dedicare a Satana.
O anche alla morte di una 17enne a Castelluccio dei Sauri, ammazzata da due sue coetanee. Ed anche alle tante profanazioni di chiese e cimiteri, che periodicamente si verificano.
Non solo. Il più grande biografo di Anton LaVey, il fondatore delle «chiesa di Satana», lo descrive come un collezionista di macchine di tortura e di stampe dell’orrore.
È accusato anche di essere un vagheggiatore del cannibalismo. Proporre in aula simili individui come “filosofi” o “intellettuali”, onestamente, è impossibile.
Parliamoci chiaro, era la condotta della studentessa a dover semmai essere valutata dalla dirigente scolastica, non certo quella del docente, che stava svolgendo in pieno il proprio ruolo di educatore.
Scacciamo, con forza e decisione, tutti insieme, il demonio dalla Scuola!