Fermiamo tutti insieme la follia green e la cultura di morte, da cui proviene!

Fermiamo tutti insieme la follia green e la cultura di morte, da cui proviene!

I giacobini del “green” non finiscono mai di stupire.

Ora tra i “diritti umani” l’Alta Corte delle Nazioni Unite ha infilato anche quello ad un «ambiente pulito, sano e sostenibile».

Così lo scorso 23 luglio ha emesso una sentenza, per la quale i Paesi che non adottino «azioni appropriate per proteggere il sistema climatico» violerebbero, niente meno, il diritto internazionale.

Non solo a livello di politiche generali: gli Stati sono ritenuti responsabili anche delle azioni delle singole aziende sotto la loro giurisdizione o controllo.

Non è una sentenza vincolante: ciò nonostante avrà gravi conseguenze, in quanto economicamente insostenibile e giuridicamente ingiustificabile.

Benché frutto di una distorsione e di una strumentalizzazione del diritto, infatti, avrà un peso specifico determinante nelle 3.000 cause legali sul clima intentate in una sessantina di Paesi.

Alla fine, ad infischiarsene, saranno proprio e solo quei Paesi – Cina, Pakistan ed India -, responsabili della maggior parte delle emissioni.

Mentre a pagare saranno tutti gli altri, tutti coloro che non seguono i dogmi ambientalisti e che non si rassegnano alla decrescita infelice.

Quando poi sono gli Stati ad essere sanzionati, questo significa una cosa sola: che le sanzioni sono a carico dei cittadini, quindi di noi tutti.

Si tenga presente che l’Alta Corte dell’Onu e la Corte europea di Strasburgo sono organi soltanto consultivi, ma è come se avessero “licenza di uccidere”.

I danni che provocano le loro sentenze sono seri, reali e sproporzionati. È necessario ed urgente, quindi, ripensare complessivamente le regole del gioco, anche a livello internazionale.

Noi oggi abbiamo due strumenti per dire la nostra e far sentire la nostra voce anche nelle alte sfere.

Il primo consiste nel firmare, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo la follia “green”!», promossa da Pro Italia Cristiana.

Chiediamo al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, di dichiarare in tutte le sedi, nazionali ed internazionali, la ferma opposizione dell’Italia all’ideologia climatista.

Il secondo modo consiste nel promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione online per far sapere come stiano realmente le cose e trovare nuovi amici pronti ad unirsi a noi nella battaglia!

I social sono il mezzo più veloce e sicuro per raggiungere tanti in poco tempo, ma il loro costo sarebbe per noi insostenibile. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!

È molto importante, anche perché la sentenza dell’Alta Corte delle Nazioni Unite giunge proprio mentre gli Stati Uniti si stanno preparando ad una svolta epocale.

I nuovi vertici dell’Epa-Agenzia per la Protezione Ambientale americana, infatti, hanno messo in discussione il fatto che i gas serra, tra cui la CO2, vadano trattati alla stregua di inquinanti.

Questo significa sparigliare le carte e gettar per aria tutti i divieti legati alla sedicente lotta al cambiamento climatico: è la più grossa azione di deregulation nella storia statunitense.

L’amministrazione Trump, del resto, ha stabilito che l’Epa può intervenire nei confronti di una fabbrica, di un impianto o di un veicolo a benzina solo se autorizzata dal Congresso.

E, per essere autorizzata, deve prima dimostrare in modo inoppugnabile che l’oggetto della discordia sia nocivo per i residenti locali.

A questa stregua, i gas serra non sarebbero di per sé inquinanti, quindi quella del riscaldamento globale sarebbe una semplice teoria, di cui peraltro non sarebbe possibile quantificare i danni.

All’annuncio, però, occorre che seguano i fatti ovvero che si giunga effettivamente ad eliminare gli standard rigidi, che regolano le quote massime di emissioni di veicoli e fonti energetiche.

Ma il primo passo è stato compiuto e, se portata a termine, quest’operazione liberalizzerebbe di nuovo la vendita di auto e autocarri di tutte le cilindrate, anche con motore a combustione interna.

Non solo: sbloccherebbe l’industria delle fonti fossili, come gas e petrolio, e rappresenterebbe la fine di un incubo.

I veicoli a benzina tornerebbero a circolare e verrebbe ripristinata la libertà di scelta dei consumatori, abbattendo i costi.

È quanto si propone di realizzare il nuovo direttore dell’Epa, Lee Zeldin, raccogliendo immediatamente il pieno consenso dei produttori, a partire dall’American Energy Alliance.

Anche l’American Petroleum Institute ha dichiarato di sostenere «la proposta del direttore Zeldin di abrogare le norme costose ed irrealistiche dell’amministrazione Biden sulle emissioni».

È paradossale però che, nello stesso momento in cui l’Alta Corte dell’Onu minaccia gli Stati membri con lo spauracchio del pericolo climatico, gli Stati Uniti facciano l’esatto opposto.

Ciò mostra tutti i limiti di una battaglia, che prima ancora di preoccuparsi davvero del clima e della salute, è politica, ideologica ed economica.

C’è chi, come le Nazioni Unite, pretende ad ogni tempesta, ad ogni inondazione od incendio non doloso di attribuirne la responsabilità necessariamente e solo all’uomo ed alla sua industria.

Ma questo porre l’ambiente al centro di tutto, come un totem da idolatrare, non fa il bene della società. L’uomo non è né un peso, né un pericolo per l’ecosistema globale.

Il prof. Mario Giaccio, docente di Tecnologia ed Economia delle Fonti di Energia presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, è da poco in pensione.

In una recente intervista al quotidiano La Verità, ha dichiarato che la cosiddetta green economy nasce da una visione neo-malthusiana della realtà.

Ed ha aggiunto: «Il concetto di “sviluppo sostenibile” implica la necessità di frenare la crescita economica e della popolazione».

Per questo «figure-chiave sono state le grandi fondazioni filantropiche, che hanno promosso l’agenda della deindustrializzazione con l’eliminazione dei combustibili fossili».

«È questa una “cultura della morte” – ha detto - che giustifica il controllo delle nascite anche attraverso l’aborto, incurante del fatto ch’esso sia un omicidio».

Secondo il prof. Giaccio, l’unica speranza sta nel «ricondurre il dibattito sul clima in ambito scientifico di modo che la grande finanza smetta di interessarsene».

È questo il frutto velenoso dell’ideologia green, frutto che ancora oggi ci stanno propinando. Ma che noi non vogliamo mangiare!

Fermiamo tutti insieme la “cultura di morte”!

 

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