Gesù con «tendenza all’alcol»? La deriva che arriva dai media cattolici tedeschi
Gesù avrebbe una «propensione all’alcol» e un «disturbo degli impulsi». Mosè soffrirebbe di depressione e Giobbe di disturbo ossessivo-compulsivo. Sono alcune delle tesi attribuite ai teologi Simone e Claudia Paganini e rilanciate il 2 settembre da katholisch.de, portale legato alla Chiesa cattolica tedesca. La questione, però, va oltre la provocazione accademica: riguarda il modo in cui media finanziati o sostenuti dalle strutture ecclesiastiche hanno presentato affermazioni che toccano direttamente la figura di Cristo.
DA MOSÈ A GESÙ: LA BIBBIA SUL LETTINO DELLO PSICHIATRA
Secondo quanto ricostruito da Info Vaticana, Simone Paganini insegna Teologia Biblica alla RWTH di Aquisgrana, mentre Claudia Paganini è filosofa, psicoterapeuta e docente di Etica dei Media alla Hochschule für Philosophie di Monaco. I due sono autori di Zwischen Wahn und Weisheit, «Tra delirio e saggezza», pubblicato il 29 aprile da Gütersloher Verlagshaus.
Il metodo consiste nell'applicare categorie della psichiatria contemporanea ai protagonisti delle Scritture.
Mosè sarebbe depresso perché, dopo la vittoria sull'Egitto, non riesce a gioire. I sacrifici offerti da Giobbe per i figli diventerebbero invece un possibile indizio di disturbo ossessivo-compulsivo.
Con Gesù, tuttavia, il salto diventa teologicamente molto più delicato. katholisch.de ha presentato nel sottotitolo l'interrogativo: «Gesù con tendenza all’alcol e disturbo degli impulsi?».
IL CRISTO CHE «SI SCATENA» NEL TEMPIO
Uno degli argomenti riguarda la cacciata dei mercanti dal Tempio. Simone Paganini scrive: «Gesù è colui che dice: se qualcuno ti colpisce, porgi anche l’altra guancia. Poi entra nel Tempio, si adira con i mercanti di bestiame e bam, si scatena».
Il blog di Sabino Paciolla, pubblicando un'analisi di Chris Jackson, contesta radicalmente questa lettura. L'episodio evangelico viene presentato non come una perdita incontrollata degli impulsi, ma come un'azione deliberata di Cristo contro la profanazione della casa del Padre.
Secondo la ricostruzione, Giovanni descrive infatti una successione di azioni precise: Cristo osserva quanto accade, prepara una frusta di cordicelle, scaccia pecore e buoi, sparge le monete e rovescia i tavoli. I discepoli ricordano quindi le parole del Salmo: «Lo zelo per la tua casa mi divora».
La differenza è decisiva. La mitezza evangelica non equivale all'indifferenza davanti al sacrilegio, così come il comando di porgere l'altra guancia riguarda la rinuncia alla vendetta personale e non cancella il giudizio morale.
UNA «PROPENSIONE ALL'ALCOL» CHE NASCE DA UN'ACCUSA
Ancora più controversa appare l'interpretazione relativa all'alcol.
Le fonti sottolineano che la Bibbia non presenta Gesù come dipendente dal vino. Tuttavia, il riferimento richiamato è Luca 7,34, dove Cristo ricorda l'accusa rivoltagli dai suoi avversari: «mangione e beone».
Il contesto, però, è essenziale. Giovanni Battista conduceva una vita ascetica e veniva accusato di avere un demonio; Gesù mangiava e beveva e veniva accusato del contrario. L'espressione è dunque riportata nel Vangelo come accusa degli oppositori, non come diagnosi dell'evangelista.
Chris Jackson osserva inoltre che il consumo di vino, di per sé, non costituisce nella tradizione cattolica un disordine: Cristo trasformò l'acqua in vino a Cana e lo consacrò nell'Ultima Cena. Il problema morale è l'intemperanza, non il vino in quanto tale.
ANCHE I DEMONI DIVENTANO «MALATTIE PSICHICHE»
Il discorso non si ferma qui. Secondo quanto riportato, i sette demoni scacciati da Maria Maddalena sarebbero stati «probabilmente» manifestazioni di malattie psichiche che gli uomini dell'epoca attribuivano al demonio.
È una lettura che tocca un altro punto essenziale della fede cristiana.
L'analisi pubblicata dal blog di Sabino Paciolla rileva infatti che nei Vangeli malattia e possessione non vengono semplicemente identificate: i demoni riconoscono Cristo, parlano, supplicano e obbediscono ai suoi comandi.
Ridurre automaticamente queste pagine a un'interpretazione prescientifica della malattia mentale significa quindi adottare una precisa chiave di lettura dei Vangeli, non limitarsi a combattere lo stigma nei confronti di chi soffre di disturbi psichici.
IL VERO CASO È IL CIRCUITO MEDIATICO CATTOLICO
Qui emerge probabilmente l'aspetto più grave della vicenda.
Info Vaticana sottolinea che non si tratta semplicemente di due studiosi che pubblicano un libro controverso. Il problema è la catena attraverso cui le loro affermazioni sono arrivate al pubblico cattolico.
L'intervista originaria sarebbe apparsa su Christ & Welt, supplemento religioso di Die Zeit. Le tesi sono state poi riprese da KNA, agenzia appartenente alle diocesi tedesche, quindi da katholisch.de e da Domradio, emittente dell'Arcidiocesi di Colonia.
La fonte evidenzia soprattutto un'assenza: nessuno di questi passaggi avrebbe accompagnato le affermazioni con una chiara spiegazione di ciò che insegna la Chiesa sulla persona di Cristo.
CHE COSA INSEGNA LA DOTTRINA CATTOLICA
La contraddizione dottrinale denunciata è profonda.
La Lettera agli Ebrei afferma che Cristo fu provato in ogni cosa come noi, «eccetto il peccato». Inoltre il Concilio di Costantinopoli III e san Tommaso d'Aquino insegnano che la volontà umana di Cristo è perfettamente ordinata e le sue passioni non costituiscono una ribellione irrazionale.
Cristo possiede una vera natura umana: conosce fame, sete, stanchezza, dolore e sofferenza. Ma attribuirgli un disordine che comporterebbe la perdita del dominio razionale delle passioni apre un problema direttamente cristologico, non una semplice disputa terminologica.
Per questo la vicenda interpella soprattutto chi comunica in nome della Chiesa. La libertà della ricerca non elimina la responsabilità di distinguere un'ipotesi accademica dalla fede cattolica. Se perfino la figura di Cristo può essere sottoposta alle categorie culturali del momento senza che venga ricordato con chiarezza ciò che la Chiesa insegna su di Lui, che cosa resta della missione di trasmettere integralmente la fede cristiana?