Moschea a Mestre: «Pronti a bloccare tutto». Quale precedente per l’Italia?

Moschea a Mestre: «Pronti a bloccare tutto». Quale precedente per l’Italia?

«Siamo pronti a bloccare tutto». Non è uno slogan attribuito dall'esterno alla comunità bengalese di Mestre: sono le parole pronunciate da Prince Howlader, presidente dell'associazione “Giovani per l'umanità”, nel pieno dello scontro sulla costruzione di una moschea. Una vicenda che riguarda oltre 20.000 bengalesi, una variante urbanistica ancora da concedere e la minaccia esplicita di manifestazioni e scioperi capaci, secondo Howlader, di fermare Fincantieri e parte del turismo veneziano.

«SE SCIOPERIAMO NOI, SI FERMA LA FINCANTIERI»

Secondo quanto riportato da Martina Zambon sul Corriere del Veneto del 27 agosto 2026, la comunità bengalese ha acquistato l'area dell'ex segheria di via Giustizia, attualmente a destinazione commerciale.

Per realizzarvi un luogo di culto è necessaria una variante urbanistica. L'iter, però, non è ancora partito e il sindaco di Venezia Simone Venturini ha posto una questione 

preliminare: «Sempre aperto al dialogo ma prima devono dimostrare di essersi integrati».

La risposta di Howlader è stata particolarmente dura.

«Siamo pronti a bloccare tutto», ha dichiarato, ricordando che la vicenda si trascinerebbe da almeno quindici anni e annunciando la possibilità di scendere in piazza.

Poi l'affermazione più pesante: «Se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti ed alberghi. Volete vedere?».

Ed è qui che il caso cambia natura. Non si discute più soltanto di dove e come realizzare un luogo di culto. Si pone una questione molto più delicata: può la capacità di paralizzare settori economici di una città diventare uno strumento di pressione su una decisione pubblica?

LIBERTÀ DI CULTO NON SIGNIFICA DIRITTO ALLA VARIANTE

Venturini ha tracciato una distinzione fondamentale.

«La libertà di culto non è in discussione», ha precisato. Ma la variante urbanistica necessaria alla realizzazione della moschea «non è un diritto da esercitare, bensì una facoltà del consiglio comunale».

Una differenza sostanziale.

Il sindaco ritiene inoltre che Mestre non abbia bisogno di una grande moschea e giudica il progetto ancora troppo imponente, nonostante rispetto alle ipotesi precedenti siano scomparsi minareti e cupole.

Ma soprattutto lega la questione a qualcosa di più profondo: l'integrazione.

Venturini afferma infatti di faticare a vedere un processo di integrazione «pienamente compiuto» nella comunità bengalese e porta esempi concreti: l'apprendimento 

dell'italiano, il lavoro femminile, il decoro urbano e il «proliferare di donne coperte da un velo integrale, restano fuori solo gli occhi».

IL PUNTO È IL PRECEDENTE

Howlader respinge le contestazioni. Sulla condizione femminile parla di «transizioni culturali graduali» e accusa il Comune di non aver fatto abbastanza per favorirle.

Ma proprio questo confronto porta alla domanda centrale.

L'integrazione può davvero significare che sia la società italiana ad arretrare progressivamente ogni volta che emerge un conflitto? Oppure deve implicare anche, da parte di chi sceglie di vivere stabilmente nel nostro Paese, un percorso concreto verso lingua, regole e principi fondamentali della società che lo accoglie?

Il rischio politico e culturale merita di essere posto con chiarezza.

Se domani una concessione amministrativa dovesse essere percepita come il risultato della minaccia di «bloccare tutto», quale messaggio arriverebbe alle altre comunità organizzate? E soprattutto: quale precedente verrebbe creato?

Oggi la questione riguarda una moschea a Mestre. Domani potrebbe riguardare altre richieste, altre città, altre deroghe e altri conflitti tra modelli culturali differenti.

È così che i precedenti acquistano importanza: non necessariamente per ciò che producono nell'immediato, ma per ciò che rendono più facile chiedere la volta successiva.

IL PATRIARCA: «NON VI SIANO FORZATURE»

Anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia ha scelto parole particolarmente significative.

«Siamo di fronte ad una questione delicata. L'auspicio è che non vi siano forzature e che si instauri un dialogo costruttivo», ha dichiarato.

Moraglia ha indicato come «urgente» accrescere conoscenza e fiducia reciproche attraverso un «obiettivo e diffuso percorso di integrazione».

Una posizione equilibrata, ma tutt'altro che irrilevante. La tolleranza religiosa, che la Chiesa difende, non richiede infatti che le istituzioni rinuncino alle proprie regole né che ogni richiesta particolare debba automaticamente essere accolta.

UNA QUESTIONE CHE RIGUARDA IL FUTURO DELL’ITALIA

Il caso è ormai diventato politico. Andrea Martella del Partito Democratico sostiene che con la precedente amministrazione fossero già avvenute interlocuzioni e fosse stato avviato un percorso; Venturini nega invece l'esistenza di atti ufficiali, fatta eccezione per la Pec con cui era stata richiesta la variante.

L'europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint sostiene la posizione del sindaco, mentre Raffaele Speranzon di Fratelli d'Italia definisce «inaccettabile la minaccia di fermare Fincantieri». La Cgil, dal canto suo, chiede di riaprire il dialogo evitando scioperi che potrebbero dividere i lavoratori.

Ma oltre lo scontro politico rimane la domanda decisiva.

Se davanti alla minaccia di proteste e blocchi le istituzioni cominciassero a concedere ciò che altrimenti non avrebbero concesso, il problema non sarebbe più soltanto una moschea. Sarebbe il principio stabilito.

L'Italia può garantire la libertà religiosa senza rinunciare alla propria identità, alle proprie leggi e alla richiesta di una reale integrazione. È precisamente questa la sfida. Perché ciò che viene accettato oggi come eccezione sotto pressione potrebbe diventare domani un precedente invocato altrove.

E allora la domanda posta da Mestre riguarda tutti noi: vogliamo un'integrazione fondata sulla reciprocità e sul rispetto delle regole, oppure una convivenza nella quale chi riesce a esercitare maggiore pressione finisce per ottenere maggiori concessioni?

 

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