Nigeria, Mozambico, Papua: la persecuzione dimenticata contro i cristiani

Nigeria, Mozambico, Papua: la persecuzione dimenticata contro i cristiani

Oltre 98.000 cristiani sfollati nella sola diocesi di Wukari in Nigeria, più di un milione di persone costrette alla fuga in Mozambico, oltre 105.000 sfollati interni in Papua Indonesiana solo dall’inizio del 2026. Dietro questi numeri ci sono villaggi incendiati, chiese distrutte, sacerdoti minacciati e fedeli uccisi mentre pregano. Dall’Africa all’Asia, la persecuzione contro i cristiani continua ad avanzare spesso nel silenzio generale, mentre intere comunità vengono travolte dalla violenza jihadista, dall’estremismo armato e dall’instabilità politica.

LA NIGERIA CHE BRUCIA NEL SILENZIO

Secondo quanto riportato dall’Agenzia Fides, la diocesi cattolica di Wukari, nello Stato di Taraba nel nord-est della Nigeria, ha denunciato che da settembre sono state distrutte 217 chiese, mentre oltre 100 persone sono state uccise e sedici sacerdoti sono stati costretti allo sfollamento. Anche le abitazioni di otto sacerdoti sono state rase al suolo. 

Il vescovo Mons. Mark Maigida Nzukwein ha parlato apertamente di una situazione drammatica che colpisce soprattutto le comunità agricole cristiane, in particolare quelle della popolazione Tiv. Gli attacchi vengono attribuiti a bande di pastori Fulani armati che, dopo aver devastato villaggi e chiese, occupano abusivamente le terre abbandonate dagli abitanti in fuga.

Non si tratta soltanto di scontri locali. Il clero delle diocesi di Wukari e Jalingo era già sceso in piazza il 12 febbraio scorso per chiedere al governo un intervento immediato contro «omicidi, rapimenti e distruzioni» che colpiscono le comunità cristiane della regione. Ma a distanza di pochi mesi i numeri sono persino aumentati. 

MOZAMBICO, IL TERRORE ISLAMISTA CONTRO I CRISTIANI

Ancora più allarmante appare la situazione nella provincia di Cabo Delgado, in Mozambico, dove dal 2017 l’insurrezione islamista collegata allo Stato Islamico ha provocato, secondo la Conferenza Episcopale del Mozambico, 6.527 morti e oltre un milione di sfollati interni

Il vescovo Osório Citora Afonso, intervistato dall’Agenzia Fides, ha dichiarato: «La situazione sembra fuori controllo». Gli attacchi hanno preso di mira civili, missionari, villaggi e luoghi di culto. Case incendiate, famiglie costrette alla fuga, comunità cristiane terrorizzate.

Nella nota pastorale condivisa dai vescovi mozambicani emerge una denuncia durissima contro «l’intolleranza religiosa» e contro il silenzio delle autorità. I presuli accusano apertamente il governo di non aver garantito sicurezza e protezione alla popolazione di Cabo Delgado. Ancora più forte è il passaggio in cui affermano che «nessuna convinzione religiosa, né le ricchezze della terra valgono più della vita umana». 

Secondo il rapporto dell’organizzazione ACLED citato nel documento, su 2.356 episodi di violenza registrati dal 2017, ben 2.184 sono collegati a gruppi affiliati allo Stato Islamico del Mozambico. Una guerra dimenticata che continua a colpire soprattutto i più deboli: famiglie cristiane, bambini, donne e operatori pastorali. 

PAPUA, BOMBARDATA UNA CHIESA CATTOLICA

Ma la persecuzione anticristiana non riguarda soltanto l’Africa. In Papua Indonesiana, il 17 maggio scorso, un ordigno esploso nel cortile della chiesa cattolica di St. Paul nel villaggio di Mbamogo ha ferito quattro civili subito dopo la Messa domenicale. Secondo diverse testimonianze locali, l’attacco sarebbe stato compiuto con un drone. 

Padre Alexandro Rangga, direttore della Commissione “Giustizia e Pace” dei Frati Minori della Papua Indonesiana, ha denunciato «la crescente violenza che prende di mira i luoghi di culto e i residenti disarmati». Nel documento inviato all’Agenzia Fides, i francescani parlano apertamente di «sparatorie, morte di bambini, donne e studenti» e di una militarizzazione che sta creando «traumi, paura, sfollamento e nuove vulnerabilità». 

Il conflitto in Papua dura da decenni e si intreccia con interessi economici enormi legati allo sfruttamento di oro, rame, legname e gas. Le popolazioni indigene accusano l’esercito di attacchi contro villaggi, scuole e chiese, mentre il governo indonesiano continua a presentare il conflitto come una semplice lotta contro il separatismo armato.

Intanto, i numeri raccontano una tragedia umanitaria impressionante: oltre 105.000 sfollati interni solo dall’inizio del 2026. 

UNA PERSECUZIONE CHE L’OCCIDENTE NON VUOLE VEDERE

Nigeria, Mozambico, Papua. Contesti diversi, ma un elemento comune: comunità cristiane colpite mentre il mondo occidentale sembra spesso incapace di riconoscere la gravità della persecuzione anticristiana globale.

Chiese incendiate. Sacerdoti costretti alla fuga. Bambini traumatizzati dalla guerra. Comunità agricole cancellate dalle loro terre. Eppure, tutto questo raramente conquista le prime pagine dei grandi media internazionali.

La Chiesa locale continua invece a parlare con chiarezza. I vescovi del Mozambico hanno ricordato che «nessuna convinzione religiosa» può giustificare odio, morte e distruzione. I francescani della Papua hanno richiamato l’enciclica Pacem in Terris, ricordando che «la vera pace si fonda solo su verità, giustizia, amore e libertà». 

Di fronte a milioni di cristiani perseguitati, la domanda diventa inevitabile: quante altre chiese dovranno essere distrutte prima che il mondo smetta di voltarsi dall’altra parte?

 

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