Ottant’anni dopo, un titolo da revocare!

Ottant’anni dopo, un titolo da revocare!

Sono trascorsi ottant’anni.

Circa ottant’anni fa, tra l’autunno del 1943 ed il 1948, le milizie comuniste del maresciallo Tito hanno attuato una spietata “pulizia etnica” tra Istria, Fiume e Dalmazia.

L’obiettivo era quello di sradicare totalmente in quest’area l’identità italiana e cattolica, nonché di abbattere ogni resistenza all’annessione di quelle terre alla Jugoslavia.

Il bilancio fu drammatico: almeno 20.000 i morti e 350.000 gli esuli. Lo scorso 10 febbraio, come ogni anno, nel Giorno del Ricordo dedicato alle vittime delle foibe, l’Italia ne ha fatto memoria.

Quel giorno, vogliamo confessartelo, ci siamo commossi ed abbiamo pregato per loro. La Storia ci dice quanta crudeltà le milizie comuniste riservarono a quella gente, in particolare ai sacerdoti.

Perché? Perché erano i ministri di un culto avversato dall’ateismo marxista e perché rappresentavano l’ultimo punto di riferimento per una popolazione di grande fede.

Fu la Chiesa a tessere una rete clandestina di soccorso, quella che permise a centinaia di migliaia di esuli di mettersi in salvo, quegli stessi cui il quotidiano del PCI, L’Unità, negò allora solidarietà.

La risposta non si fece attendere. Preti, seminaristi e suore divennero bersaglio di una persecuzione sistematica. Molti di loro sparirono nel nulla, furono numerose le chiese rase al suolo.

Per questo ci fa rabbia pensare che ancora oggi l’Italia “onori” la causa di tutto questo, il dittatore Tito, con la massima onorificenza che la nostra Repubblica possa assegnare.

Il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito non gli è mai stato levato! Certo, nel 2024 il Quirinale puntualizzò ch’esso era decaduto con la morte dell’insignito…

Ma questo è un modo sin troppo facile per liquidare il problema. La decadenza, infatti, è cosa ben diversa dalla revoca perpetua.

Tale revoca è prevista, anche postuma, dalla proposta di legge C. 110, specie in caso di «crimini crudeli e contro l’umanità», come disposto da altre due proposte di legge, la C. 883 e la C. 886.

Tito rientra sicuramente in tale categoria. Per questo è necessario che l’Italia gli tolga l’onorificenza, dando così un segnale forte ai familiari delle vittime ed alla Storia!

Non possiamo far finta di niente! Oggi abbiamo due strumenti efficaci per chiedere una revisione di questa pagina infamante per l’Italia.

Il primo consiste nel firmare, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Via la medaglia a Tito!», promossa da Pro Italia Cristiana ed indirizzata a tutti i deputati della Repubblica.

Il secondo consiste nel promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione in merito, per far sapere agli Italiani come stiano realmente le cose, impedendo di esser presi ancora per il naso.

Per farlo, però, abbiamo bisogno del tuo aiuto, perché dobbiamo farci carico direttamente di informare quanta più gente possibile, non possiamo sperare che se ne occupi la grande stampa.

I social rappresentano il modo più efficace e veloce per contattare tanti in poco tempo, ma hanno un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo, ti chiediamo di darci una mano!

È molto importante! Addolora che l’Anpi, l’associazione dei partigiani, sulle foibe abbia ancora oggi ufficialmente invitato ad un ricordo “sobrio”.

Questo vuol dire stare ancora in trincea, ma soprattutto mancare di rispetto a migliaia di innocenti ammazzati, mutilati ed a donne stuprate con l’unica “colpa” di essere Italiani.

Il nonno del giornalista triestino Fausto Biloslavo è stato infoibato. Ad oggi non si sa nemmeno dove, non c’è un luogo ove deporre un fiore e dire una preghiera.

Per questo Biloslavo ha recentemente dichiarato: «C’è una grande ipocrisia, un prurito ideologico, che non fa chiamare i criminali col loro nome».

Ed ha denunciato i tentativi posti in essere dall’Anpi per evitare che a Gorizia fosse recentemente installata una nuova targa sul lapidario coi nomi degli oltre mille deportati.

Su quella targa è scritto chiaramente che i boia furono criminali comunisti. E questo, forse, all’Associazione dei Partigiani non è andato giù, perché vive ancora «una specie di tabù».

C’è ancora chi cerca di cancellare la memoria, di censurare e di mettere a tacere come siano andate realmente le cose. È inaccettabile!

La pace va costruita sulla verità e sulla giustizia. Per questo è necessario revocare in modo permanente l’onorificenza concessa dall’Italia a Tito. La decadenza non basta!

Lo dobbiamo alla Storia, lo dobbiamo a decine di migliaia di vittime, lo dobbiamo all’Italia!

 

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