Polonia, il Tribunale costituzionale preso con la polizia in nome della legge
Venerdì 30 ottobre, alla vigilia di Ognissanti, a Varsavia la polizia in tenuta antisommossa ha cinto il Tribunale costituzionale polacco. Dentro sono passati i giudici eletti dalla maggioranza di Donald Tusk ma mai giurati davanti al Capo dello Stato; fuori sono rimasti il Presidente del Tribunale, Bogdan Święczkowski, e il vice, Bartłomiej Sochański, «sospesi» per un mese da una collega. Come racconta La Nuova Bussola Quotidiana (LNBQ), davanti ai cancelli i manifestanti pregavano il Rosario. Il governo parla di legalità ripristinata. Ma che legalità è quella che ha bisogno degli scudi?
UNA NOTTE SCELTA CON CURA
Il copione, ricostruito da Wlodzimierz Redzioch su LNBQ, è preciso. Le auto con i giudici scelti dalla maggioranza entrano da un ingresso laterale, confinante con la residenza del primo ministro. Verso le 18 sul sito del Tribunale compare l'annuncio della sospensione dei vertici. A firmarla è Anna Korwin-Piotrowska, che non ha mai giurato davanti al Presidente della Repubblica.
Il Presidente Karol Nawrocki era in volo verso il Senegal. Ha fatto invertire la rotta all'aereo ed è atterrato a Varsavia poco prima delle 22, come ricostruisce minuto per minuto Rzeczpospolita. Il quotidiano di Varsavia riporta anche le parole del vicepresidente Sochański, rimasto chiuso fuori: «È in corso un colpo di Stato».
Il calendario non è casuale. Già nel dicembre 2023 la televisione pubblica fu occupata alla vigilia di Natale, quando le famiglie pensano alle feste. Ora si sceglie il ponte dei Morti, con i polacchi sulle tombe dei loro cari. Chi agisce così sa che la distrazione di un popolo è un'arma.
DALLA TELEVISIONE ALLA BANCA CENTRALE
Il Tribunale non è il primo pezzo. Prima i media, poi le aziende di Stato, poi la magistratura. Il governo, denuncia LNBQ, ha sospeso i fondi per la Corte, non ha pubblicato le sue sentenze, ha lasciato vacanti i seggi finché ne mancavano sei. Poi ha eletto i suoi, compreso l'ex ministro Maciej Berek, privo secondo i critici dei dieci anni di esperienza legale richiesti.
E la lista non è chiusa. Secondo Brussels Signal, il Presidente del Sejm Włodzimierz Czarzasty ha annunciato per la seconda metà di novembre il voto per portare il governatore della Banca nazionale, Adam Glapiński, davanti al Tribunale di Stato.
Ecco la mentalità che i fatti rivelano. Un potere che vuole tutto non ha bisogno di carri armati: gli basta assorbire, uno dopo l'altro, i corpi che lo limitano. Informazione, giudici, moneta. Ogni contrappeso diventa un ostacolo da rimuovere. Per questo Jarosław Kaczyński, davanti al Tribunale, ha avvertito: «Da oggi la Polonia sta diventando uno Stato di polizia».
LA LEGGE IMPOSTA CON I MANGANELLI
Il governo si appella alla Commissione di Venezia. Ma, come spiega il costituzionalista Daniele Trabucco su LNBQ, il parere del 9 e 10 ottobre 2026 ammette al massimo un giuramento senza il Presidente: non autorizza affatto a sospendere i vertici della Corte per prenderne il posto. La sospensione poggia sull'articolo 130 della legge sui tribunali ordinari, non sulla legge del Tribunale costituzionale.
Non lo dicono solo i conservatori. Marcin Matczak, giurista un tempo vicino a Tusk, ha scritto che «la base giuridica per sospendere Święczkowski è inesistente». Szymon Hołownia, alleato di governo, ha avvertito su Notes from Poland che aggiustare il Tribunale «con la forza» ne «aggraverebbe la caduta».
Perfino la Commissione Internazionale dei Giuristi, che critica anche il Presidente, condanna una sospensione decisa «senza una procedura equa e adeguata stabilita dalla legge, con il coinvolgimento della polizia».
Qui sta l'inganno. Ci viene mostrata una scena impossibile, la legalità restaurata dai reparti antisommossa, e ci si chiede di applaudire. Il cattolico non applaude: diffida. Quando una parola nobile serve a coprire il suo contrario, la parola è diventata un travestimento.
BRUXELLES, DUE PESI E DUE MISURE
La Commissione europea, ricorda Trabucco, il 29 maggio 2024 ha chiuso la procedura dell'articolo 7 contro la Polonia, ritenendo venuto meno il rischio di una grave violazione dello Stato di diritto, mentre il governo già bloccava la pubblicazione delle sentenze. Nel febbraio 2024, poche settimane dopo il ritorno di Tusk al governo, Ursula von der Leyen aveva annunciato a Varsavia lo sblocco di fino a 137 miliardi di euro di fondi congelati. E il 31 ottobre, a poche ore dall'operazione, un portavoce della Commissione ha dichiarato a Euronews che la nomina degli otto nuovi giudici rientra nei poteri costituzionali del Sejm.
Il deputato di sinistra Wojciech Konieczny lo ha detto chiaro: se lo avesse fatto il PiS (il partito di destra), l'Europa avrebbe gridato allo scandalo e minacciato sanzioni. Gli ambasciatori polacchi in Cina, Jakub Kumoch, e in Romania, Paweł Soloch, si sono dimessi in segno di protesta.
Trabucco lo riassume in una frase: «le garanzie costituzionali non cambiano con il colore del Governo». È qui che la vicenda ci riguarda. Se la Costituzione diventa proprietà della maggioranza gradita a Bruxelles, nessun cattolico è al sicuro. Nemmeno l'Italia. La libertà delle famiglie, delle scuole e della fede sono tutelate solo se esistono giudici e informazione indipendenti da chi governa.
LA PARTITA NON È CHIUSA
Nawrocki ha convocato i partiti per ripristinare l'ordine costituzionale; Tusk, scrive LNBQ, non ha mandato nessuno e ha respinto in televisione ogni compromesso. La stessa testata riferisce di movimenti di polizia verso la capitale: un segnale ancora da verificare, ma da non ignorare.
Intanto davanti al Tribunale si prega e si protesta in modo civile e pacifico. È la risposta giusta: fermezza, legalità vera, preghiera.
Tusk dice di restaurare lo Stato di diritto. A Varsavia si è visto che cosa diventa il diritto quando è proprietà dello Stato: un cordone di polizia attorno ai giudici. La Polonia del Santo Rosario non si è arresa. Noi non possiamo restare spettatori: chi tace su Varsavia oggi, domani non avrà voce per difendere Roma.