Quella di Sanremo è la vera Italia?

Quella di Sanremo è la vera Italia?

Eravamo incerti se parlare o meno del Festival di Sanremo.

Ma siccome non c’è giornale, profilo social o tv che non ne parli, allora ci siamo detti: “Se tutti dicono la loro, perché noi non dovremmo dire la nostra?”.

In realtà, non abbiamo intenzione di fare chissà quale riflessione. Di retorica trita e ritrita ce n’è già troppa, da ogni parte.

Ci limitiamo solo a notare che, come ormai da diversi anni, la grande kermesse sanremese ripropone un’immagine dell’Italia parziale e limitata. Un’immagine in cui personalmente non ci riconosciamo e che rappresenta per lo più soltanto il mondo chiuso ed autocelebrativo dello spettacolo e del politicamente corretto.

Tutto avviene come da copione.

-Benigni incensa la Costituzione come si trattasse del Vangelo.

-Lo stesso Benigni naturalmente ricorda quanto è stato orribile il fascismo e si commuove perché l’art. 21 della nostra Carta fondamentale difende la libertà di espressione.

Verrebbe solo da chiedergli se sarebbe così pronto a difendere tale diritto anche con gente come noi, quando ad esempio affrontiamo temi o prendiamo posizioni non gradite all’establishment.

Tolleranza, rispetto, dialogo, inclusività, … solo a parole o, meglio, solo per alcuni!

-E poi Chiara Ferragni praticamente nuda (ha detto che indossava un vestito disegnato in quel modo, ma l’effetto è sempre lo stesso!) che fa la femminista.

-Fedez che attacca la destra.

-Angelo Duro che sostanzialmente giustifica la prostituzione e il frequentare le prostitute.

-E poi canzoni e cantanti a difesa del gender, della fluidità e di tutti i dogmi del mondo LGBT.

-Blanco che distrugge le decorazioni del palco (tutto spontaneamente eh!), suscita rabbia artificiale e poi viene perdonato perché… “è solo un ragazzo!”.

-Amadeus a favore di una televisione che “deve spiegare ai bambini che esiste un uomo che ama un uomo e una donna che ama una donna e che questo è normale”.

Il tutto, come dicevamo, condito con una retorica nazionalpopolare stucchevole e francamente ridicola. Il trionfo del buonismo e del conformismo più becero.

Potremmo continuare a lungo ma siamo già annoiati.

Lungi da noi fare moralismi. Ma crediamo si possa trascorrere i giorni di questa settimana in modo migliore che stando incollati davanti alla tv per vedere questo spettacolo ripetitivo.

E comunque anche il Festival va guardato con la consapevolezza che quella non è l’Italia vera. O almeno non è tutta l’Italia, né la sua parte maggioritaria.

L’Italia, grazie a Dio, è ben altro. E non dobbiamo lasciarla a chi vuole deturparla e trascinarla nel fango.

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