Scuola pubblica e Islam: tra gite in moschea e aule di preghiera

Scuola pubblica e Islam: tra gite in moschea e aule di preghiera

Una scuola media di Trezzo sull’Adda, nel Milanese, porterà studenti di 13 anni in visita alla “moschea” di Mezzago il 24 e 26 marzo, con seminari su Maometto e i pilastri dell’Islam. Ma il caso esplode: il sindaco smentisce l’esistenza della moschea e denuncia un messaggio «istituzionalmente scorretto». Intanto, a Firenze, due aule scolastiche vengono destinate alla preghiera islamica durante il Ramadan.

GITE IN MOSCHEA E STUDENTI MINORENNI: COSA STA SUCCEDENDO

La vicenda nasce da una circolare scolastica dell’istituto comprensivo “Ai nostri caduti” di Trezzo sull’Adda, che prevede una gita didattica presso quella indicata come moschea di Mezzago. Il programma è articolato: seminari sulla vita di Maometto, i cinque pilastri dell’Islam, il rapporto tra fede e scienza, i diritti delle donne e perfino esercitazioni sulla scrittura araba.

L’obiettivo dichiarato è promuovere «dialogo interculturale» e «conoscenza dell’Islam», ma la scelta ha sollevato immediate critiche politiche. «La scuola non deve essere un laboratorio di islamizzazione», denuncia Silvia Sardone, definendo l’iniziativa «preoccupante».

A rendere il caso ancora più controverso è l’intervento del sindaco di Mezzago, Massimiliano Rivabeni, che chiarisce: «A Mezzago non esiste alcuna moschea». Al suo posto vi è un’associazione culturale islamica, e presentarla come luogo di culto ufficiale «rischia di generare confusione tra studenti e famiglie».

Nel frattempo, emerge che i genitori dovranno pagare circa 10 euro per consentire ai figli di partecipare alla visita.

NON È UN CASO ISOLATO: IL FENOMENO SI MOLTIPLICA NELLE SCUOLE

Il caso lombardo non è isolato. Episodi simili si stanno moltiplicando nelle scuole italiane: gite in centri islamici, adattamenti degli orari scolastici durante il Ramadan, fino alla predisposizione di spazi dedicati alla preghiera.

A Firenze, all’istituto superiore Sassetti-Peruzzi, la dirigenza ha deciso di allestire due aule separate per consentire agli studenti musulmani di pregare durante il Ramadan: una per i ragazzi e una per le ragazze, in conformità alla pratica islamica che prevede la separazione tra i sessi.

Il dirigente scolastico ha difeso la scelta come «risposta concreta a una esigenza degli studenti» e come applicazione del principio di pluralismo. Ma secondo i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, si tratta di «totale genuflessione alla cultura islamica».

Il contesto politico amplifica lo scontro: pochi giorni prima, il Consiglio comunale di Firenze aveva bocciato una proposta per reintrodurre crocifisso e presepe nelle scuole.

DOPPIO STANDARD? LA LAICITÀ CHE CAMBIA A SECONDA DELLA RELIGIONE

Questi episodi sollevano una questione centrale: quale ruolo deve avere la scuola pubblica in una società pluralista?

Da un lato, si invoca il dialogo interculturale. Dall’altro, si registra una crescente asimmetria: mentre simboli cristiani vengono rimossi in nome della laicità, si aprono spazi e programmi dedicati ad altre religioni.

Come osservato da esponenti politici, si crea un «doppiopesismo» che rischia di minare la coerenza del principio di neutralità dello Stato.

Ancora più delicata è la questione educativa: studenti minorenni coinvolti in attività che sfiorano la dimensione del culto, andando oltre la semplice conoscenza culturale.

Il sindaco di Mezzago ha ricordato un principio fondamentale: «La scuola pubblica deve mantenere equilibrio e neutralità», evitando percorsi orientati verso una singola religione.

LE DENUNCE: “INDOTTRINAMENTO” E “GENUFLESSIONE CULTURALE”

Le dichiarazioni raccolte restituiscono chiaramente la tensione in atto.

«Non è una semplice visita culturale ma un percorso che sembra promuovere la religione islamica», denuncia Silvia Sardone.

Fabrizio Cecchetti parla apertamente di rischio «indottrinamento» e di «doppia morale» nel modo in cui la scuola tratta le diverse religioni.

Da Firenze, Jacopo Cellai e Matteo Zoppini affermano: «Siamo alla follia ideologica e al doppiopesismo».

Parole dure, che evidenziano non solo una polemica politica ma una frattura culturale sempre più evidente.

CHI DIFENDE DAVVERO L’IDENTITÀ DELLA SCUOLA ITALIANA?

La scuola è il luogo in cui si formano le coscienze e si trasmettono i valori. Può davvero restare neutrale quando privilegia alcune espressioni religiose e ne marginalizza altre? O rischia di smarrire la propria identità? In gioco non c’è solo la laicità, ma il futuro culturale dell’Italia.

 

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