
Scuola sotto attacco: l’avanzata dell’islamismo e la resa della nostra cultura!
Nelle aule delle nostre scuole si sta consumando un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.
Non è solo una questione di numeri o di integrazione: si tratta di un autentico stravolgimento culturale che minaccia di cancellare secoli di tradizione, identità e valori fondanti della nostra civiltà.
Laddove un tempo echeggiavano i versi della Divina Commedia, oggi si fa sempre più strada la censura preventiva per non urtare la sensibilità di chi vede in Dante un'offesa alla propria religione.
Laddove la scuola era il baluardo della laicità e della libertà di pensiero, oggi assistiamo alla crescente pressione di un'ideologia che impone usi e costumi estranei alla nostra storia, relegando al silenzio chi osa dissentire.
L’invasione nelle scuole europee
In Francia, l'abaya, l'abito tradizionale islamico, si diffonde come un'epidemia nelle scuole pubbliche.
In un liceo di Lione, una studentessa racconta: "Su trenta ragazze, sedici-diciotto indossano l'abaya".
Questo fenomeno ha spinto il presidente Emmanuel Macron a vietare l'abaya nelle scuole, nel tentativo di preservare la laicità dell'istruzione pubblica.
In Italia, il problema si insinua forse ancora più subdolamente: non con proclami e imposizioni aperte, ma con una progressiva erosione della nostra cultura in nome di una malintesa inclusione.
I segnali della resa culturale
Anche quest’anno, il 31 marzo, la scuola di Pioltello sceglie di restare chiusa per celebrare la fine del Ramadan, una ricorrenza esclusivamente islamica, estranea alle radici culturali del nostro Paese.
Nonostante il chiaro monito del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che già lo scorso anno aveva ribadito con fermezza: «Le scuole non possono istituire nuove festività, né direttamente né indirettamente», l’istituto insiste su questa decisione.
A Monfalcone, bambine costrette a indossare il velo e a vivere separate dai coetanei maschi ci mostrano un futuro inquietante: quello di una scuola frammentata, dove la parità di genere e la libertà individuale diventano concetti secondari rispetto alle richieste di una minoranza sempre più organizzata e determinata a imporre le proprie regole.
A Treviso, nella scuola media Felissent, gli studenti musulmani sono esentati dallo studio della Divina Commedia, sostituita da un programma alternativo su Boccaccio, per rispettare le sensibilità religiose.
Riprendiamoci la nostra scuola!
E mentre tutto questo accade, il silenzio delle istituzioni e di molti intellettuali è assordante!
Ci è stato detto che l'integrazione passa attraverso il rispetto delle differenze, ma a quale prezzo?
Fino a che punto siamo disposti a sacrificare i nostri principi, le nostre tradizioni, la nostra identità, in nome di un multiculturalismo che troppo spesso significa solo sottomissione a una cultura che non vuole integrarsi, ma imporsi?
La scuola dovrebbe essere il luogo in cui si formano cittadini consapevoli, non un campo di rieducazione in cui si insegna a rinunciare ai propri valori per non urtare la suscettibilità altrui.
Se non si pone un argine ora, rischiamo di trovarci, in pochi anni, con un'istruzione svuotata della sua essenza, dove la libertà di pensiero e la nostra stessa storia saranno sacrificati sull'altare di un'integrazione a senso unico.
È tempo di aprire gli occhi e dire basta! L'integrazione deve passare attraverso il rispetto della cultura che ci ha resi ciò che siamo, non attraverso la sua cancellazione.
Per questo, se non l’hai ancora fatto, firma subito la petizione indirizzata al ministro Valditara, affinché assuma urgentemente provvedimenti idonei a fermare il tentativo di islamizzazione in atto nelle scuole e nella società italiana.
Ma dobbiamo anche rendere la nostra protesta ancora più forte, ancora più corale. Come?
Incrementando la nostra vasta campagna di sensibilizzazione, che consenta di reclutare nuovi amici in questa battaglia per la difesa delle nostre tradizioni cristiane.
Intendo servirmi di Facebook per questo, perché è lo strumento più adatto, veloce ed efficace. Ma utilizzarlo ha un costo, di cui da solo non posso farmi carico.
Per questo, ho assolutamente bisogno del tuo aiuto, per poter attuare quest’offensiva mediatica nel migliore dei modi. Conto su di te!
Se non proteggiamo la scuola oggi, domani perderemo la nostra identità. Il futuro si costruisce adesso, con le nostre scelte!