Università islamica a Verona: “lauree” in sharia senza riconoscimento
A Verona esiste un istituto che rilascia titoli presentati come lauree in scienze islamiche, ma per lo Stato italiano non esiste alcun riconoscimento ufficiale. Il Bayan – Istituto italiano degli studi islamici e umanistici, con sede a San Giovanni Lupatoto, offre corsi triennali da 4.500 euro complessivi e organizza cerimonie solenni di consegna diplomi. Tuttavia, secondo il Ministero dell’Università, non risultano autorizzazioni né richieste in corso.
UN’UNIVERSITÀ CHE NON ESISTE (MA RILASCIA “LAUREE”)
Il Bayan si presenta come un’università islamica con corsi dedicati alla formazione di imam e guide religiose. Sul sito ufficiale – poi oscurato – si parlava di un «certificato equivalente a un diploma di laurea triennale» al termine del percorso. Le lezioni comprendono discipline come scienze del Corano, diritto islamico e cultura religiosa, con una rigida separazione tra uomini e donne in aula.
Le rette sono chiare: 1.500 euro l’anno per tre anni, per un totale di 4.500 euro. Ma non è chiaro, invece, il valore reale dei titoli rilasciati. Secondo quanto riportato da Panorama, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha confermato che l’istituto non è riconosciuto e non ha mai avviato pratiche ufficiali per ottenere l’autorizzazione.
DIETRO LE AULE: SOLDI, SHARIA E OPACITÀ
All’interno dell’istituto tutto deve avvenire nel rispetto di regole religiose stringenti. Uomini e donne seguono le lezioni nella stessa aula, ma separati: le donne, tutte velate, da una parte; gli uomini dall’altra. Tra le materie insegnate figurano scienze del Corano, diritto islamico e perfino figure particolari come i «professori di purificazione».
Un altro elemento che alimenta i dubbi è la trasparenza: le informazioni pubbliche sul sito sono state in parte rimosse. E quando si prova a chiedere chiarimenti, le risposte restano vaghe. Un sistema che chiede soldi e promette titoli, ma senza offrire garanzie riconosciute.
DALLO YEMEN ALL’ITALIA: LE RETI CHE PREOCCUPANO
Dietro il Bayan non c’è un’università accreditata, ma un’associazione religiosa: l’Associazione islamica italiana degli imam e delle guide religiose. Ancora più rilevanti sono i legami internazionali.
Diversi docenti risultano formati nello Yemen, in particolare presso l’Università Al-Iman di Sana’a, fondata da Abdul Majid al-Zindani, inserito nel 2004 nella lista dei terroristi internazionali dagli Stati Uniti e indicato dalle Nazioni Unite come membro di Al-Qaeda. Secondo le informazioni disponibili, al-Zindani sarebbe stato una guida spirituale per Osama bin Laden.
Uno dei docenti del Bayan ha anche condiviso messaggi di cordoglio per la sua morte, definendolo una figura religiosa di riferimento.
A questo si aggiungono altri elementi emersi in diverse inchieste giornalistiche. Come riportato da Corriere del Veneto nel 2025, il centro è stato citato in rapporti di intelligence stranieri come realtà inserita in reti islamiche transnazionali, con l’obiettivo di formare imam anche per altri Paesi europei.
Secondo la stessa fonte, sono state inoltre ipotizzate connessioni con finanziamenti provenienti dall’estero, in particolare da Paesi del Golfo.
FORMAZIONE RELIGIOSA O RISCHIO IDEOLOGICO?
Il caso solleva interrogativi concreti. Come è possibile che in Italia operi un istituto che rilascia titoli accademici non riconosciuti, senza alcun controllo pubblico?
Non si tratta solo di una questione formale. L’insegnamento della sharia in un contesto non supervisionato può incidere sulla formazione culturale e sull’integrazione sociale. Un dossier dell’intelligence francese – citato l’anno scorso da Corriere del Veneto – colloca realtà come questa all’interno di reti che promuovono visioni separatiste e modelli sociali alternativi.
Il rischio, secondo alcune analisi, è quello di favorire una re-islamizzazione comunitaria scollegata dai valori civili e giuridici europei.
Ma per altri osservatori, il vero nodo resta la mancanza di un quadro chiaro che distingua tra formazione religiosa legittima e possibili derive ideologiche.
LA POSIZIONE UFFICIALE DELLO STATO
La posizione ufficiale dello Stato italiano è netta. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha confermato che non esistono autorizzazioni, né richieste in corso per il riconoscimento dell’istituto. In altre parole, il Bayan si presenta come un’università, ma giuridicamente non lo è.
Questa distanza tra narrazione e realtà è il punto più critico dell’intera vicenda. Da una parte un’offerta formativa strutturata e pubblicizzata; dall’altra l’assenza totale di validità legale.
UNA ZONA GRIGIA CHE INTERROGA TUTTI
Un’università che non esiste per lo Stato, ma che forma leader religiosi e rilascia “lauree” in Italia: è solo una zona grigia o qualcosa di più?
Quando l’educazione sfugge a ogni controllo e si intreccia con dinamiche internazionali e visioni culturali profonde, la questione non è più soltanto tecnica. la domanda non è più teorica. Diventa una responsabilità concreta che riguarda istituzioni, società e cittadini.