World Hijab Day: quando l’Occidente celebra ciò che opprime le donne

World Hijab Day: quando l’Occidente celebra ciò che opprime le donne

New York è una città che porta sulla propria pelle la cicatrice dell’11 settembre, quando l’islamismo radicale mostrò al mondo il suo vero volto: violenza, fanatismo, morte.

Ed è proprio lì che oggi si consuma uno schiaffo morale difficile da accettare.

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha deciso di celebrare, il 1 febbraio, ufficialmente il World Hijab Day” (Giornata mondiale del velo islamico).

Un evento presentato come “inclusivo”, come “celebrazione dell’identità”. Ma dietro le parole rassicuranti si nasconde una realtà che grida dolore e ingiustizia.

Perché mentre a New York si invita simbolicamente le donne a coprirsi il capo, in Iran le donne vengono imprigionate, torturate e uccise per aver rifiutato quel velo.

Mentre nei salotti progressisti occidentali si parla di “scelta”, in Afghanistan le donne vengono cancellate dalla vita pubblica.

Mentre qui si esalta l’hijab come segno di orgoglio, altrove è una catena imposta con la forza della sharia.

Come ha denunciato il senatore Maurizio Gasparri, siamo di fronte a un vero e proprio cortocircuito culturale: celebrare il velo senza distinguere tra libertà individuale e imposizione ideologica significa chiudere gli occhi davanti all’integralismo che opprime milioni di donne.

È una tolleranza che diventa complicità simbolica!

Le parole che arrivano dai dissidenti iraniani sono ancora più dure, perché nascono dal sangue e dalla paura.

Una giornalista iraniano-americana ha scritto: “Così facendo Mamdani non si schiera con le donne, ma con coloro che le opprimono”.

Un altro messaggio è ancora più diretto: “L’hijab è un’invenzione artificiale progettata per controllare le donne. Nessun giorno mondiale può essere felice con l’hijab”.

Di fronte a tutto questo, tacere è impossibile! Ed è proprio per questo che oggi ti chiediamo di sottoscrivere la petizione “Basta con la sottomissione all’Islam!”, promossa da Pro Italia Cristiana.

Firmare significa dire chiaramente che non accettiamo la normalizzazione di simboli che, in troppe parti del mondo, rappresentano sottomissione, coercizione e repressione.

Significa stare dalla parte delle donne che lottano, non dei regimi che le schiacciano.

Ma insieme alla firma, puoi fare di più!

Vogliamo potenziare sempre più la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social. Ma per farlo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!

Parlare, condividere, diffondere questo messaggio è un atto di responsabilità verso chi oggi non può farlo senza rischiare la vita. È il modo per raggiungere tutte quelle persone che, come noi, hanno a cuore la libertà e la nostra identità cristiana.

C’è chi, come ha scritto l’europarlamentare Anna Maria Cisint, rischia la vita per ribellarsi all’imposizione del velo, e chi invece, nel cuore dell’Occidente, lo celebra come se fosse un innocuo accessorio culturale.

Ma il velo non è neutro: è uno strumento politico dell’islamismo radicale, una delle armi con cui si impone la sharia e si annientano libertà e identità.

Lo ha detto con parole durissime anche il filosofo Bernard-Henri Lévy: “Come osate? Come può la città splendente sulla collina celebrare l’hijab mentre migliaia di donne vengono imprigionate, torturate e assassinate per aver rifiutato di indossarlo?”

Questa non è inclusione! Questa è un’offesa a tutte le donne che oggi pagano con il carcere, con le percosse, con la morte il loro desiderio di libertà.

Perché difendere la libertà delle donne, dire no alla sharia e proteggere la nostra identità cristiana non è estremismo: è un dovere morale verso le generazioni che verranno.

 

Dona