A Brescia lezioni di sharia
Noi lo troviamo scandaloso.
Leggiamo su il Giornale che a Brescia è stata organizzata una lezione sulla sharia, che è la legge sacra islamica. I partecipanti sono stati una cinquantina, tutti prevedibilmente musulmani.
Sì è tenuta lo scorso 4 gennaio dalle ore 10 alle ore 18 con relatore Sheikh Amin al-Hamzi, membro del Consiglio europeo per la Fatwa e la Ricerca.
A promuoverla presso la locale moschea è stato il Centro culturale islamico col patrocinio dell’Associazione islamica italiana degli imam e delle guide.
C’è un primo problema. Qui siamo in Italia ed il nostro Paese non è una casba. Qui la sharia non ha alcun valore, poiché non appartiene alle nostre tradizioni, né al nostro diritto e alla nostra cultura.
C’è un secondo problema. Secondo il quotidiano milanese, l’ente patrocinatore sarebbe assai vicino all’Istituto Bayan per gli Studi islamici e umanistici.
Tale istituto risulta in un report dei servizi segreti francesi sul fondamentalismo islamico, poiché avrebbe ricevuto finanziamenti dal Kuwait attraverso l’International Islamic Charity Organisation.
Secondo tale rapporto, questo Istituto sarebbe «il principale centro di formazione per gli imam in Europa e rilascerebbe un diploma di insegnante professionista» valido per scuole e centri islamici.
Amin al-Hamzi risulta essere il responsabile di tali programmi e sarebbe specializzato nell’illustrare le regole delle fatwa. Il cerchio si chiude e spiega meglio l’iniziativa bresciana.
Che tuttavia risulta irricevibile, nel momento in cui pone la sharia, che si pretende sia una legge “rivelata da Dio”, al di sopra della giurisprudenza occidentale.
È ora di finirla con questi giochetti! L’Italia non è un Paese musulmana e noi siamo chiamati a difendere la nostra identità cristiana, le nostre regole e la nostra storia!
Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a quest’inqualificabile resa all’islam, in corso da troppo tempo nel nostro Paese!
Oggi anche tu puoi urlare assieme a noi il tuo sdegno in un modo molto semplice ovvero firmando la petizione «Basta con la sottomissione all’islam!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché assuma provvedimenti concreti per fermare questa pericolosa deriva e tutelare la nostra identità nazionale.
A sostegno di tale iniziativa è necessario però promuovere al contempo anche una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione comporta costi, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, la posta in gioco è altissima: la sharia entra in conflitto diretto con l’ordinamento italiano, infatti, per la diversa concezione della pena.
Il nostro diritto esclude trattamenti inumani o degradanti, tutela i diritti dell’imputato e pone un’assoluta uguaglianza giuridica tra uomo e donna nel matrimonio, nell’eredità ed in tribunale.
Per la sharia, no! Ecco perché l’europarlamentare della Lega, Anna Maria Cisint, ha invitato a denunciare e combattere «la galassia islamista, che punta a conquistare l’Italia e l’Europa».
Ha proseguito: «Stiamo smontando, pezzo dopo pezzo, una rete organizzata di fondamentalisti, che opera nell’ombra ma con un disegno chiarissimo». Quale?
«Infiltrarsi in Occidente e poi stringerci come in una morsa per sovvertirne l’ordine democratico».
Di questo quadro farebbe parte, secondo l’on. Cisint, anche l’Ucoii-Unione delle comunità ed organizzazioni islamiche in Italia con le sue moschee finanziate dal Qatar a suon di milioni di euro.
Come possiamo accettare che tutto questo avvenga in Italia, in sfregio alla nostra identità, alle nostre tradizioni, alla nostra storia ed alla nostra cultura dichiaratamente cristiane?
Basta con la sottomissione all’islam!