A Padova spunta una corte della sharia. Chi le ha aperto la porta?
A Padova, in via Armistizio 13, opera da marzo una Camera Arbitrale Islamica Italiana che si propone di risolvere le liti civili e commerciali tra musulmani secondo la sharia. Il diritto italiano, denuncia Souad Sbai sulla Nuova Bussola Quotidiana, vi è «degradato a criterio residuale». Nessuno ha forzato la porta: la legge coranica è entrata attraverso uno strumento del nostro ordinamento, trovandolo aperto. È questo, prima ancora della sharia, il fatto che deve inquietare.
UNA GIUSTIZIA PARALLELA CON IL TIMBRO DELLA LEGALITÀ
L'associazione ha la forma di un ente privato non riconosciuto e si muove dentro l'arbitrato, che la legge consente. Ma la forma è una cosa, la sostanza un'altra. Il regolamento, osserva Sbai, prevede «l'applicazione prioritaria dei precetti della Sharia» e, se le parti hanno la stessa cittadinanza, l'interpretazione del loro Paese d'origine. Per le liti sotto i 5mila euro anche la procedura segue i canoni sciaraitici, con un «Tribunale Sciaraitico» e formule liturgiche.
Come scrive Maurizio Belpietro su La Verità, il sito promette procedimenti riservati, rapidi e quasi inappellabili, con lodi, cioè sentenze arbitrali, che avranno «lo stesso effetto di una sentenza resa all'autorità giudiziaria italiana».
Né c'è da credere che resterà confinata ai contratti. In Gran Bretagna, ricorda Belpietro, le corti islamiche hanno esteso la propria giurisdizione e sono ormai un centinaio.
Come ricostruisce Riccardo Cascioli sulla Bussola, sono stati presentati tre esposti, a Roma e a Padova, e la Procura padovana ha aperto un fascicolo, senza indagati né ipotesi di reato. Le deputate di Fratelli d'Italia Elisabetta Gardini e Sara Kelany hanno presentato un'interrogazione ai ministri Nordio e Piantedosi. «Follia pura, va bloccata sul nascere», ha detto Gardini.
LE RAGIONI DI CHI CEDE
Si obietterà: è un arbitrato privato, e nessuno è obbligato ad aderirvi. In apparenza è vero. Ma in un impianto dichiaratamente confessionale, osserva Sbai, il richiamo alle norme inderogabili rischia di ridursi a «una mera clausola di stile». E conviene guardare come si è arrivati fin qui.
Il fondatore, l'avvocato Omar Vanin, ha replicato che la Camera «è soggetta alle leggi dello Stato» e ha promesso di togliere dal regolamento i riferimenti che «suscitano clamore». Si cambiano le parole, non la cosa. L'Ucoii ha preso le distanze, parlando di promotori «sconosciuti alle comunità islamiche italiane». Ma Vanin, ricorda Cascioli, è tutt'altro che uno sconosciuto.
Nel 2024 ha firmato uno studio sull'efficacia in Italia delle sentenze civili straniere, in un progetto coordinato dal Ministero della Giustizia con il patrocinio della Scuola Superiore della Magistratura e dell'Università Cattolica.
Nello stesso anno ne ha pubblicato un altro sull'applicazione in Italia della sharia degli Stati nordafricani nel diritto di famiglia, che indica due varchi già aperti: una legge del 2014 e una sentenza della Cassazione del 2020 che ha ribaltato il rifiuto di riconoscere un ripudio pronunciato in Iran. Cascioli parla di una magistratura «troppo arrendevole in nome del rispetto delle identità culturali delle minoranze».
Ecco il nodo. Una legge estranea non si impone mai a un popolo con la sola forza propria. Avanza nella misura in cui chi dovrebbe custodire la legge di casa arretra, e arretra di sua iniziativa, munito di argomenti impeccabili. La riservatezza, la rapidità, la libera scelta, il rispetto delle culture: ciascuna ragione, presa da sola, suona civile. Messe in fila, disegnano una ritirata. E quando chi governa e chi giudica trova motivi garbati per cedere ciò che gli è stato affidato, la cessione è già in corso.
TOLLERANTI CON TUTTI, TRANNE CHE CON SÉ STESSI
Belpietro inquadra il caso in un paesaggio noto: moschee negli edifici industriali abbandonati e negli scantinati, il presepe a cui si rinuncia, certi cibi aboliti dai menù delle mense scolastiche. In nome dell'inclusione si chiede agli italiani di mettere da parte i segni della propria fede. In nome della libera adesione si fa spazio a un sistema che giudica in nome del Corano e quasi senza appello.
La contraddizione è solo apparente. Chi ha fatto del dubbio la sua unica certezza tollera ogni idea, tranne quella di chi crede nella verità. Per questo diffida del presepe e si inchina davanti alla sharia. Ma le convinzioni non si contrattano come le merci. Tra chi riconosce alla donna la stessa dignità dell'uomo e chi, come nello Yemen evocato da Belpietro, le lascia diritti «molto arretrati», non esiste un ragionevole punto d'incontro.
C'è di più. Il primo varco indicato da Vanin è la legge 162/2014, che ha reso possibile il divorzio consensuale senza passare dal tribunale. Una norma nata per rendere più facile sciogliere il matrimonio diventa, secondo quello studio, la strada per far riconoscere in Italia il ripudio islamico. Chi ha indebolito da sé la famiglia, con quale voce la difenderà dalla legge coranica?
CHI PAGHERÀ IL PREZZO
I primi a pagare saranno i più deboli. La Camera vanta la riservatezza del procedimento, che «preserva la dignità e la reputazione delle parti», specie nelle questioni familiari. Belpietro traduce: i panni sporchi si lavano in famiglia, lontano dai giudici italiani. Sbai avverte che dietro la libera adesione può nascondersi «una coercizione sociale sui soggetti deboli». E chi è il soggetto debole, in una famiglia regolata dalla sharia, se non la donna? Belpietro teme per lei una tutela «minore», se non «addirittura inesistente».
Gardini aggiunge un secondo danno: mentre si parla di integrazione, si creano «strumenti che tendono a isolare ancora di più le comunità islamiche». Così l’Italia che rinuncia al presepe per non dividere accetta un giudice che separa.
La sharia non ha conquistato Padova: ha trovato la strada spianata, una concessione dopo l'altra. Un fascicolo in Procura e qualche parola tolta dal regolamento non bastano. Ciascuno di noi deve esigere che quella porta venga chiusa e ripetere, senza scuse, che la civiltà nata dal Vangelo non è un'opinione tra le altre. Chi tace oggi, domani avrà già ceduto.