Ecco come le lobby green condizionano le politiche climatiche europee
Si chiama ECF, European Climate Foundation.
È una lobby “green” molto influente con sede all’Aia, nei Paesi Bassi. Raramente i media ne parlano, ma l’agenzia olandese Cultuur onder Vuur vi ha dedicato di recente un dettagliato articolo.
Questa lobby è stata fondata nel 2008 e viene foraggiata ogni anno con centinaia di milioni di euro provenienti in gran parte dalle tasche di diversi miliardari americani.
Si presenta online come «il più grande fondo europeo per il clima. Insieme a centinaia di partner, costruiamo un’Europa sicura, resiliente e democratica».
Lo scopo dell’organizzazione, in realtà, è uno solo, quello di sostenere e diffondere una politica di “neutralità climatica” nel Vecchio Continente. Lasciando a noi pagare i costi di questa follia.
L’ECF non rivela mai né quanto denaro riceva dai singoli benefattori, né come decida di destinare i fondi. Il suo riserbo è massimo in merito.
Stando però a quanto da essa stessa dichiarato, nel 2023 avrebbe ricevuto ben 275 milioni di euro da altri enti senza scopo di lucro. Quali?
Curiosando il suo sito web, si notano il Rockefeller Brothers Fund, la William and Flora Hewlett Foundation, Bloomberg Philanthropies, giusto per citare i principali.
Come agisce? Per capirlo, è sufficiente un esempio: l’European Climate Foundation finanzia la piattaforma britannica Carbon Brief, che pubblica articoli di scienza e politiche climatiche.
Lo si è saputo, poiché è stata la stessa piattaforma a dirlo, specificando di aver ricevuto lo scorso anno dall’ECF e dalla Meliore Foundation, complessivamente 1.892.421 sterline.
Oltre a Carbon Brief, altre 700 organizzazioni riceverebbero soldi dall’European Climate Foundation. Ed è chiaro chi sia a dettare la loro politica…
L’ideologia green, cavalcata da queste sigle e sostenuta politicamente dalle Sinistre e dai Verdi, sta rendendo però l’Europa sempre meno competitiva.
Le imposizioni climatiche stanno distruggendo la nostra economia; purtroppo, a causa delle norme comunitarie, è sempre più difficile far sentire le voci critiche, anche quando documentate.
È contro questo sistema, che dobbiamo batterci e far sentire la nostra voce! Come? Sottoscrivi subito la petizione «Firma per fermare la dittatura ambientalista», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, affinché si opponga in tutte le sedi istituzionali alle folli strategie green promosse a livello europeo.
Perché quest’iniziativa abbia successo, però, è necessario sostenerla, promuovendo contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione.
I social rappresentano il mezzo più veloce ed efficace per raggiungere tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
Scrive Cultuur onder Vuur: «Chiedete a dieci passanti a caso, per strada, se conoscano l’ECF e la risposta sarà quasi sempre negativa. Ed è proprio questo lo scopo», agire sottotraccia.
Eppure tale organizzazione, secondo il quotidiano britannico The Spectator, avrebbe influenzato la politica, orientato il dibattito e prevalso in tribunale contro governi regolarmente eletti.
Avrebbe contribuito a bloccare l’estrazione di petrolio e gas nel Mare del Nord, a mantenere alti i prezzi dell’energia ed a rendere il Continente sempre più dipendente dalla tecnologia cinese.
Ma Cultuur onder Vuur svela ulteriori particolari. Parla, ad esempio, dei vani tentativi della giornalista Florence Autret di intervistare l’amministratrice delegata di ECF, Laurence Tubiana.
Ci ha provato per mesi, ma alla fine non c’è riuscita. Peccato, perché lo stipendio annuo di Tubiana come CEO di un’organizzazione “senza scopo di lucro” sarebbe stimato in 500.000 euro!
L’intervista sarebbe stata senz’altro un’ottima occasione per chiarire questo aspetto. Ed altri. Laurence Tubiana viene spesso descritta come l’artefice dell’accordo di Parigi sul clima del 2015.
Fu proprio quell’intesa a gettare le basi dell’attuale politica europea «Net Zero», che ha l’obiettivo impraticabile di rendere il nostro Continente ad impatto climatico zero entro il 2050.
La giornalista Autret è riuscita comunque a tracciare un quadro chiaro dei fondi erogati dall’ECF e vi ha dedicato una serie di lunghi articoli, apparsi sul suo sito web e rilanciati anche da altri.
Esordisce, scrivendo: «Negli ultimi dieci anni, un’organizzazione misteriosa, controllata da una manciata di miliardari filantropi, ha preso il controllo della “società civile” europea».
Tra i principali beneficiari dell’ECF figurerebbe l’EEB-European Environment Bureau, una coalizione di Ong, che esercita una forte azione di lobbying dalla sua sede di Bruxelles.
L’EEB potrebbe contare su un budget annuale di 5,6 milioni di euro e su ben 32 attivisti accreditati presso il Parlamento europeo.
Inoltre, l’ECF foraggerebbe la sezione europea del CAN-Climate Action Network, che sostiene di riunire ben 1.500 Ong green.
Nel 2021 CAN Europe avrebbe ricevuto dall’European Climate Foundation ben 2,5 milioni di dollari su un bilancio complessivo di 4,5 milioni.
Il reportage Follow The Money ha menzionato l’ECF alla fine dell’anno scorso in un articolo sulle aziende e sui miliardari americani, che influenzano la politica UE attraverso i think tank.
Vi si legge: «La quantità di denaro proveniente dagli Stati Uniti è scioccante. Si tratta di fatto di un’ingerenza straniera strutturale, che dura ormai da decenni». Incredibile!
Le politiche climatiche europee hanno finora distrutto l’economia, sono insostenibili ed irrealizzabili, al punto che la stessa Unione Europea è stata costretta a rettificare il tiro.
Più cittadini si renderanno conto di tutto questo, più difficile sarà per chiunque continuare a soffocare la verità!
Fermiamo le follie green!