«Extra Ecclesiam nulla salus»!

«Extra Ecclesiam nulla salus»!

Secondo te, dovremmo rassegnarci?

Nell’Occidente, ancora formalmente cristiano, il processo d’islamizzazione sta purtroppo compiendo passi da gigante.

In molti, troppi Paesi “Mohammed”, nelle sue numerose varianti, risulta essere ormai il nome più diffuso.

Sulle scansie della maggior parte dei supermercati fan bella mostra di sé prodotti halal ovvero “leciti”, preparati secondo le norme ed i riti previsti dalla sharia, la legge islamica.

Sempre di più candidati di origini e fede islamica vengono eletti in vari Stati tanto a livello locale quanto a livello nazionale.

Nel Regno Unito, in Francia, in Germania, in Spagna, ovunque la gente deve fare i conti ogni giorno con problemi di sicurezza, provocati dai clandestini.

E, come se ciò non bastasse, ora anziché insegnare ai nostri giovani – come dovrebbe essere - le nostre radici, la nostra storia, la nostra fede, si inculcano loro usi e costumi del tutto alieni…

È accaduto in Australia, una terra che, pur avendo un proprio Governatore, un premier ed un governo, formalmente dipende dalla Corona inglese e fa parte del Commonwealth.

Proprio qui si possono cogliere i sintomi di una deriva morale, culturale e soprattutto spirituale impressionante! Cosa è accaduto?

Alcune studentesse del secondo anno di una scuola superiore cattolica sono state condotte non in cattedrali od in antichi castelli, bensì in moschee e templi indù!

È capitato alle alunne dello «Star of the Sea College» di Melbourne, cui si sarebbe voluto così insegnare l’«importanza del dialogo, della comprensione e della fraternità umana».

Tutte belle parole, nessuna delle quali però fa rima con apostasia. Non si può, in nome di un presunto “dialogo”, proporre falsi dei, soprattutto se a farlo è una scuola cattolica!

Eppure, le foto, pubblicate sul profilo Instagram dell’istituto, sono lì che parlano da sole e parlano chiaro…

Si vedono le ragazze nei templi Shri Shiva Vishnu ed Hare Krishna, mentre apprendono spiritualità e tradizioni indù, partecipando anche ai loro rituali.

Le si nota poi, tutte rigorosamente con indosso l’hijab, il velo islamico musulmano, in due moschee della zona, mentre apprendono i fondamenti dell’islam.

Tutto questo cozza drammaticamente contro la Dottrina cattolica. Ed a dircelo in modo chiarè ed inequivocabile è il Catechismo.

Al n. 2113, infatti, mette in guardia dall’onorare o riverire i falsi dei, poiché questa è idolatria e contrasta gravemente col Primo Comandamento: «Non avrai altro Dio al di fuori di me».

È scritto sul Catechismo: «L’idolatria respinge l’unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina».

Ed al n. 846 ribadisce – spiegandole - le parole, che già furono di San Cipriano nel III secolo d. C.: «Extra Ecclesiam nulla salus», non c’è salvezza al di fuori della Chiesa.

Noi non possiamo accettare che una scuola, che voglia essere oltre a dirsi cattolica, faccia conoscere ai propri alunni le pratiche ed i riti indù ed islamici, anziché quelli cristiani!

Dobbiamo denunciare a voce alta e con parole forti l’apostasia, comunque venga travestita. Ed oggi possiamo farlo in due modi, entrambi efficaci e concreti.

Il primo consiste nel bloccare il processo di islamizzazione da troppo tempo in corso, sottoscrivendo la petizione «Basta islamizzazione a scuola!», promossa da Pro Italia Cristiana.

È indirizzata al ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, affinché intervenga in modo deciso contro questa deriva in tutte le sedi, nazionali ed internazionali, a tutela della nostra identità.

Il secondo modo consiste nel far sapere a quanta più gente possibile queste notizie, perché tutti possano prendere coscienza della gravità del problema. Possiamo contare sul tuo aiuto?

Dobbiamo protestare con fermezza ogniqualvolta esse, specie se cattoliche, vengano meno al proprio compito educativo ed inculchino nelle teste dei propri alunni usi e costumi estranei.

Non è lecito indurre i ragazzi a rivolgersi ai falsi dei, lo dice chiaramente la Sacra Scrittura: «Perché tutti gli dei delle genti sono demoni, ma il Signore ha fatto i cieli» (Sal 95, 5).

Concetto ribadito anche da S. Paolo: «Quel che sacrificano i Gentili [i pagani], lo immolano ai demoni e non a Dio. Non voglio che voi abbiate comunioni coi demoni» (I Cor 10, 19-20).

Quel che ha fatto lo «Star of the Sea College» di Melbourne è ancor più irresponsabile e fortemente diseducativo, poiché avvenuto in totale assenza di reciprocità!

La parola “dialogo”, in origine, indica uno scambio, un confronto tra due persone. Ma qui, di interlocutore, ce n’è stato uno solo!

Né nei templi indù, né nelle moschee, infatti, è stato annunciato Cristo, da nessuno, neppure dai docenti: si è trattato di un vero e proprio indottrinamento a senso unico.

Ed allora questo non è – nemmeno tecnicamente – un “dialogo”, bensì un monologo, che allontana i ragazzi da Dio, dalla Verità, anziché avvicinarli.

Peraltro, considerare l’islam come una religione “benevola” – com’è stato fatto - è contrario alla verità: l’islam rifiuta la Rivelazione, la Santissima Trinità e nega che Gesù Cristo sia Dio.

Il Corano, dal canto suo, contiene diversi passaggi, che incoraggiano la violenza contro chi non sia musulmano.

Tutti questi sottintesi ed equivoci non rendono onore ad un “dialogo” autentico e franco, si configurano anzi come una forma di sottomissione passiva.

Molte famiglie hanno contestato la scelta fatta dalla scuola cattolica di Melbourne di portare i loro figli nelle moschee e nei templi indù della città.

Secondo i genitori, conoscere altre credenze è un conto, recarsi nei loro luoghi di culto e partecipare ad incontri interreligiosi è un altro e richiede una preparazione che i ragazzi non hanno.

È vero! Per questo non possiamo sottovalutare quanto accaduto in Australia. E chissà quanti altri casi simili capitano anche da noi, nelle nostre città, senza che nessuno lo sappia.

«Extra Ecclesiam nulla salus»!

 

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