Foibe: occorre combattere la «zizzania dei falsificatori»!
Ottant’anni dopo c’è ancora chi nega le foibe.
Però, vedi, questa non è una tragedia locale, anzi riguarda tutta l’Italia, dal Carso e dall’Istria sino al Meridione.
Molti martiri provennero, infatti, dal Sud ed al Sud trovarono accoglienza tanti esuli, costretti a lasciare tutto pur di sfuggire alla pulizia etnica attuata dalle milizie comuniste del maresciallo Tito.
Eppure c’è ancora chi cerca di negare, chi cerca di giustificare, oltraggiando così la memorai delle vittime e calpestando la nostra identità nazionale e cattolica, la nostra Patria, la nostra Storia.
È una vergogna! Lo ha detto nei giorni scorsi il senatore Roberto Menia, “padre” della legge sul Giorno del Ricordo, intervenendo a Bari ad un convegno promosso su questo tema.
«Il negazionismo è un pugno in faccia al sacrificio anche dei meridionali – ha detto – La mia missione è la verità storica contro la zizzania dei falsificatori della Storia».
Dal Sud erano giunti poliziotti, militari, maestranze, pubblici amministratori: tutti scelsero di servire il Tricolore a Trieste, Zara, Fiume e Pola, lontani dalle loro case, lontani dalla loro terra.
Come si può negare, come si può giustificare l’evidenza? Il bilancio fu drammatico: almeno 20.000 morti e 350.000 esuli.
La Storia ci dice quanta crudeltà le milizie comuniste riservarono alle vittime, in particolare ai sacerdoti, ai seminaristi ed alle suore, divenuti tutti bersaglio di una persecuzione sistematica.
Furono i preti, infatti, ad attivare una rete clandestina di soccorsi ed a rappresentare così l’ultimo punto di riferimento e l’unica speranza di un popolo di grande fede, duramente provato.
Eppure al dittatore Tito il nostro Paese non ha ancora revocato il titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito. È la massima onorificenza che la nostra Repubblica possa assegnare!
Due anni fa il Quirinale ha puntualizzato come essa fosse decaduta con la morte dell’insignito. Ma non basta: è sin troppo facile e comodo liquidare così il problema…
La decadenza è cosa ben diversa dalla revoca perpetua per ignominia, motivata dai crimini crudeli contro l’umanità compiuti da Tito.
Per questo riteniamo che l’Italia debba assolutamente togliergli, anzi strappargli questa onorificenza, dando così un segnale forte alla Storia ed ai familiari delle vittime delle foibe!
Oggi abbiamo due strumenti concreti ed efficaci per chiedere con forza una revisione di questa pagina infamante per l’Italia.
Il primo consiste nel firmare, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Via la medaglia a Tito!», promossa da Pro Italia Cristiana ed indirizzata a tutti i deputati della Repubblica.
Farlo è molto semplice: basta un click! Il secondo modo consiste nel sostenere tale iniziativa, promuovendo al contempo una vasta campagna di sensibilizzazione.
Per far questo intendiamo servirci dei social, uno strumento che consente di arrivare a tanti in poco tempo.
Per questo, però, abbiamo bisogno del tuo aiuto, perché quest’operazione ha un costo, che da soli non riusciremmo a sostenere.
È urgente, perché, come ha detto il senatore Menia, «leggere ancora oggi frasi ingiuriose è una colposa cancellazione di verità incontrovertibili ed avvelena i pozzi della civile convivenza».
Combattere la «zizzania dei falsificatori» è, a suo avviso, una missione necessaria per difendere la memoria delle vittime delle foibe e la verità storica, «figlia di fatti e sofferenze».
Molti sacerdoti sparirono nel nulla, numerose chiese vennero rase al suolo. Per questo proviamo un senso di rabbia ed impotenza nel pensare che ancora oggi l’Italia “onori” il carnefice.
Per questo è giusto, anzi doveroso chiedere, a gran voce, che venga tolta formalmente l’onorificenza al dittatore Tito!
Difendiamo la memoria di coloro, compatrioti e sacerdoti, la cui vita è stata spezzata dalle atrocità del comunismo!