Gli Stati Uniti spezzano l’incantesimo “green”. E l’Europa che aspetta?

Gli Stati Uniti spezzano l’incantesimo “green”. E l’Europa che aspetta?

Finalmente c’è chi dice “basta”!

Abbiamo letto che gli Stati Uniti han deciso di farla finita con tutte le baggianate sul clima. Lo han fatto con un ordine esecutivo firmato lo scorso 7 gennaio dal Presidente Trump

Con tale atto ha disposto il ritiro immediato del suo Paese da 66 organizzazioni, convenzioni e trattati internazionali con conseguente taglio dei finanziamenti.

Tra queste figura anche l’UNFCCC ovvero la Convenzione quadro delle Nazioni Uniti sui Cambiamenti Climatici.

Perché tirarsi indietro? Perché questa Convenzione, come altre intese simili, intrise di programmi ideologici, va contro gli interessi nazionali e rappresenta uno spreco di fondi pubblici.

Il segretario di Stato, Marco Rubio, è stato molto chiaro in merito: gli Usa si sono dissociati dal quadro giuridico, che sostiene gli Accordi di Parigi ed i vertici annuali sul clima.

In questo modo gli Stati Uniti si sono ritirati anche dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico e dall’Unione per la conservazione della natura.

Inoltre, hanno abbandonato l’Agenzia per le Energie Rinnovabili ed il Forum internazionale dell’Energia, facendo saltare il giogo della decarbonizzazione forzata.

Ovviamente questo ha scatenato gli ambienti “ultras”: il segretario esecutivo della Convenzione Onu sul clima, Simon Stiell, ha deplorato la misura adottata dagli americani.

Il Commissario europeo per il clima, Wopke Hoekstra, han definito il provvedimento “infelice”, ma c’è una ragione che motiva il suo dispiacere…

Gli Stati Uniti risultavano, infatti, al secondo posto tra i finanziatori delle eco-follie. Ora però i rubinetti sono stati chiusi.

La Casa Bianca ha insistito sul fatto che questi enti-carrozzone promuovono «cause radicali», che fanno a pugni con l’autonomia economica e legislativa della Nazione. Era ora!

L’on. Luca Volontè su La Nuova Bussola Quotidiana ha scritto: «Anche i Paesi europei dovrebbero riflettere sull’urgente necessità» di fare tagli analoghi.

Scrive ancora Volontè: questi organismi internazionali sono «in molti casi prede di lobby ideologicamente orientate e contrarie anche alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo».

È vero! Per questo crediamo sia urgente che anche l’Italia ne esca al più presto! Oggi abbiamo un modo concreto ed efficace per far sentire la nostra voce.

Come? È molto semplice. Firma anche tu la petizione «Fermiamo la follia “green”!», promossa da Pro Italia Cristiana e indirizzata al ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin!

È un’iniziativa da sostenere, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social, che consentono di raggiungere tanti in poco tempo.

Questo però ha un costo, di cui da soli non riusciamo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!

È urgente, perché, a creare il cosiddetto «Deep State» - o “Stato Profondo” - è stata proprio l’innaturale alleanza creatasi tra Ong, istituti sovranazionali e statali.

Gli Stati Uniti non daranno più un centesimo nemmeno agli enti, che promuovano un’«ideologia progressista» fondata su wokismo e falsi “diritti”.

Fan parte della categoria l’Un Women per l’eguaglianza di “genere” e l’Unpfa-Fondo della Nazioni Unite per la Popolazione, da sempre pro-contraccezione e pro-aborto.

L’IPCC ovvero Intergovernmental Panel on Climate Change ha avuto una grossa responsabilità nel condizionare una reale comprensione delle questioni climatiche e nel deviarne le soluzioni.

Le scelte degli Stati Uniti a questo proposito spezzano così un corto circuito politico e ideologico, fatto di controlli e di imposizioni.

Basta soldi per le eco-follie!

 

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