Il copilota jihadista del volo Flydubai: chi gli ha consegnato la cabina?
Il 30 settembre, sul volo Flydubai FZ1073 da Dubai a Tel Aviv, il primo ufficiale Hamam al-Hammami, 29 anni, ha colpito il comandante con l'ascia di emergenza e ha mandato il Boeing in picchiata. A bordo, secondo la Nuova Bussola Quotidiana, c'erano 174 passeggeri, 166 dei quali israeliani. L'aereo è atterrato a Tabuk, in Arabia Saudita.
L'Oman lo aveva già tolto dal volo per sospetta radicalizzazione. I segnali c'erano tutti. Mancava chi volesse vederli.
UN PERMESSO DI PREGARE, POI L'ASCIA
Dopo due ore e un quarto di volo, con l'aereo appena entrato nello spazio aereo giordano, Hammami chiede al comandante Smit Machchhar il permesso di pregare. Machchhar non è musulmano e non si accorge che l'ora della preghiera del mattino è passata. Acconsente.
Il copilota afferra l'ascia e lo colpisce alla nuca. Il comandante, gravemente ferito, non perde i sensi e riesce ad aprire la porta blindata. Alcuni passeggeri e i piloti di riserva riprendono il controllo.
Intanto il Boeing 737 Max era sceso da 34.000 a circa 17.000 piedi in meno di un minuto.
Fermiamoci sul primo gesto. L'attacco non comincia con un'arma, ma con una preghiera chiesta e concessa. Chi tratta la religione come un dettaglio di colore ha già sbagliato la prima riga di questa storia.
NON UN DISPERATO, MA UN CREDENTE
Per ogni attentatore suicida l'Occidente tiene pronta la stessa spiegazione: povertà, ignoranza, disturbo mentale. Il ritratto tracciato da Stefano Magni sulla Nuova Bussola Quotidiana la smentisce: Hammami era «giovane, ricco, cosmopolita, sano, colto, fresco di studi in Occidente». Agli inquirenti sauditi ha detto di cercare una morte da martire.
I suoi profili, passati al setaccio dal Telegraph, mostravano il rifiuto di stringere la mano alle donne, inviti a picchiare le mogli, l'elogio delle pene corporali della sharia, poi la propaganda di al-Qaeda. Dopo il dirottamento sono comparsi online due video, che la CNN non riesce ad attribuire con certezza: aerei israeliani ripresi dalla cabina, il volto di Ayman al-Zawahiri, la Mecca, Medina e Gerusalemme unite da una scia di luce.
Si dirà: un lupo solitario. Forse nell'azione, non nelle idee, che esibiva in pubblico da anni. Il movente religioso non è un contorno: è il cuore della vicenda. Una cultura che spiega tutto con il reddito e la psichiatria non riesce più a capire chi crede fino a uccidere.
LA TECNICA DELL'OCCIDENTE, SENZA LA SUA FEDE
Sulle origini le fonti divergono: nato in Oman e cresciuto in Siria per la Bussola, nato negli Emirati per le fonti della CNN. Sulla formazione concordano. Dal 2015 Ingegneria in Australia, poi un corso a distanza in gestione del trasporto aereo alla Buckinghamshire New University, in Inghilterra. Proprio in quegli anni, secondo il Telegraph, la radicalizzazione è affiorata. In parallelo, sette anni in Oman Air.
L'Occidente gli ha dato ciò che sa dare: titoli, addestramento, i comandi di un Boeing. Non gli ha dato, né lui l'avrebbe accolto, ciò da cui quel progresso è nato: i principi della civiltà cristiana.
Si obietterà che la tecnica è neutra. È vero: la stessa ascia serve a forzare un varco e salvare vite. Ma proprio perché è neutra, tutto dipende da chi la impugna e da ciò in cui crede. Un potere consegnato senza principi, prima o poi, si rivolta contro chi l'ha consegnato.
I SEGNALI C'ERANO. NESSUNO LI HA LETTI
Nel 2025 l'Oman, allarmato dalla sua frequentazione della propaganda di al-Qaeda, lo toglie dalla cabina e lo avvia a un percorso di deradicalizzazione. Poi il Marocco: respinto per la Bussola, in servizio presso Royal Air Maroc fino a gennaio 2026 secondo il profilo LinkedIn citato dalla CNN.
A febbraio lo assume Flydubai, di proprietà del governo di Dubai, senza chiedere informazioni all'Oman. Eppure Israele, che con l'Oman non ha relazioni diplomatiche, dice di avere accordi per tenere lontani i piloti di quei Paesi: per la ministra Miri Regev, Flydubai li ha violati.
Ecco la contraddizione. A Dubai, ricorda il Giornale, i passeggeri passano dal riconoscimento facciale e i bagagli a mano dai raggi X. Ogni viaggiatore è scrutato; l'uomo già segnalato riceve i comandi. «La minaccia andava individuata molto prima dell'imbarco», è la sintesi degli esperti. Flydubai ammette «molti interrogativi»; gli Emirati negano responsabilità dirette.
Il pericolo si può vedere quando si profila da lontano, oppure quando ormai ce l'hai addosso. Chi aspetta che diventi evidente arriva sempre tardi. Qui non serviva vista lunga: stava nei post, negli archivi di una compagnia, in un fascicolo dell'Oman.
CHE COSA CI RIGUARDA
Ora tutti promettono controlli. Israele chiede verifiche più severe sugli equipaggi stranieri, l'università britannica più attenzione ai suoi iscritti, i Conservatori inglesi limiti agli studenti dai Paesi a rischio jihadismo. Giusto. Ma i controlli misurano ciò che un uomo sa fare, raramente ciò in cui crede.
Anche l'Italia forma, assume, accoglie. Sapremo chiederci che cosa muove chi entra nelle nostre università e nei nostri aeroporti? Non è ostilità verso un popolo: è lucidità sulle idee. Ma questa lucidità manca a una società che ha chiuso la fede in sacrestia.
Chi studia la caduta di Roma si domanda come i romani non vedessero i barbari oltre il Reno. Che cosa si domanderanno, un giorno, di noi?
Un permesso di pregare, un'ascia di bordo, un passato che nessuno ha voluto leggere: è mancato poco a una strage. I controlli si possono rafforzare, ma una società che non crede più non riconosce chi crede fino a uccidere. Ai cattolici italiani non è concesso restare spettatori: occhi aperti e fede accesa, prima che il pericolo diventi evidente a tutti.