Il Vescovo di Makurdi: in Nigeria il genocidio è una «strategia calcolata di islamizzazione»
Quelle parole ci hanno commosso.
Il vescovo di Makurdi, mons. Wilfred Chikpa Anagbe, non ha esitato a parlare di un «genocidio perpetrato da gruppi di jihadisti», Boko Haram in primis, nel suo Paese, la Nigeria.
«È in corso l’eliminazione totale della popolazione cristiana», ha detto il prelato all’agenzia Tribune Chrétienne, vedendo in quel che accade una «strategia calcolata di islamizzazione».
Mentre i media si interessano del conflitto russo-ucraino e della guerra in Medio Oriente, i numeri raccontano un’altra tragedia, dimenticata da tutti.
L’International Society for Civil Liberties and the Rule of Law ha diffuso ai primi di settembre l’ultimo, allarmante rapporto in merito.
Secondo tale dossier, tra gennaio ed agosto 2026, in Nigeria i massacri, posti in essere dai terroristi islamici, hanno causato la morte di 3.083 Cristiani ed il rapimento di altri 3.193.
Non solo: nello stesso periodo sono state distrutte 400 chiese, 25 sacerdoti sono stati uccisi o sequestrati, i villaggi ed i raccolti sono stati incendiati, i terreni abbandonati, le popolazioni sfollate.
È questa la nuova “normalità” con cui il Paese deve fare i conti. Il culmine dell’orrore si è raggiunto tra il luglio e l’agosto scorsi, quando ben 437 Cristiani sono stati sterminati e 393 rapiti.
Le autorità nicchiano: la loro esitazione ed il silenzio dei media sono colpevolmente complici di questa strage, per la quale lo scorso giugno anche gli esperti dell’ONU espressero preoccupazione.
Chi è stato rapito viene quasi sempre costretto a convertirsi con la forza all’islam. Le donne e le ragazze vengono invece sottoposte a violenze sessuali o costrette a sposare uomini musulmani.
Quando bruciare chiese, uccidere i fedeli, rapirli, stuprarli e cacciarli dalle loro terre diventa un fatto quotidiano, ordinario, la questione non riguarda più soltanto la Nigeria.
Riguarda la sopravvivenza stessa del Cristianesimo in precise aree del mondo. Per questo oggi dovremmo promuovere Crociate di preghiera per questi nostri fratelli nella fede.
Ma come possiamo fare se la grande stampa tace e nasconde quel che accade? Semplice, dobbiamo esser noi ad informare, promuovendo una vasta campagna di sensibilizzazione.
In questo i social rappresentano un mezzo veloce ed efficace, poiché consentono di arrivare a tanti in poco tempo. Ma hanno un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto.
Lo scorso 10 settembre oltre 200 jihadisti, dotati di armi automatiche e machete, al grido di «Allah akbar» hanno invaso la comunità cattolica di Ayilamo, nel Benue, e provocato 11 morti.
La gente accusa l’esercito di essere rimasto inerte e di non essere intervenuto, nonostante le numerose richieste di aiuto pervenute durante l’attacco, durato quasi un’ora.
Nel periodo compreso tra il 2009, quando Boko Haram imbracciò le armi, ed il 2026, il numero di fedeli sterminati è stato di oltre 130.000, mentre 19.800 sono state le chiese attaccate.
La situazione è particolarmente grave nella Middle Belt, zona di confine tra il Nord musulmano ed il Sud in gran parte cristiano.
Nella Diocesi di Wukari, nella regione di Taraba, tra il settembre 2025 e l’agosto 2026, circa 239 edifici sacri sono stati attaccati o distrutti.
Quasi 100.000 fedeli hanno dovuto lasciare le loro case, 16 sacerdoti sono stati costretti a fuggire ed 8 canoniche sono state incendiate.
Il massacro di Yelewata, verificatosi tra il 13 ed il 14 giugno 2025, rimane però uno degli esempi più raccapriccianti di questa violenza: il bilancio è stato di circa 200 morti.
Alcune persone sono state addirittura bruciate vive. Tra le vittime figurano anche molti bambini piccoli. I terroristi islamici non conoscono la parola “pietà”.
Per questo non possiamo restare passivi di fronte a tale macello! Dobbiamo agire: aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuovere una vasta campagna di sensibilizzazione online.
Bisogna che la gente sappia, perché possa pregare per questi nostri fratelli nella fede e magari cercare di soccorrerli, nei limiti del possibile, attraverso i canali ufficiali della Chiesa.
Difendiamo i Cristiani in Nigeria!