La storia si ripete: da Piacenza l’ennesimo episodio di islamizzazione a scuola
C’è una parola che torna, ogni volta, sempre uguale: dialogo. Ma dietro quella parola, troppo spesso, si nasconde un’altra realtà.
Quella dell’islamizzazione strisciante della scuola pubblica, che avanza un passo alla volta, episodio dopo episodio, città dopo città.
A Piacenza è successo di nuovo.
Un istituto islamico, l’Istituto di Studi Islamici Averroè, ha proposto e svolto attività religiose islamiche all’interno delle scuole, arrivando fino alle quinte elementari.
Bambini di dieci anni accompagnati in visita a una moschea, lezioni sull’Islam durante l’orario scolastico, interventi di docenti esterni legati a un centro culturale islamico che dichiara apertamente la propria missione: entrare nelle scuole.
Non si tratta di voci o illazioni.
È scritto nero su bianco nei loro stessi messaggi: “una delle nostre attività è andare nelle classi che ci invitano e parlare dell’Islam agli studenti”.
La domanda, ancora una volta, è inevitabile: chi ha autorizzato tutto questo? Con quali criteri? Con quali controlli? E soprattutto: i genitori erano davvero informati e consapevoli?
Perché quando si parla di minori, e in particolare di bambini delle elementari, non esiste zona grigia. O c’è trasparenza totale, oppure c’è un problema serio.
E infatti il caso ha fatto esplodere un vero terremoto politico.
Lo ha detto chiaramente anche il deputato Rossano Sasso: “Siamo oltre la propaganda, oltre i tentativi di indottrinamento: una scuola coranica manda i suoi docenti a fare lezioni di Islam nelle nostre scuole, anche ai bambini delle elementari. Bisogna fermare immediatamente l’ennesimo tentativo di islamizzazione delle nostre scuole”.
Non sono parole isolate. Altri esponenti politici parlano apertamente di indottrinamento, di assenza di regole, di ingresso di soggetti religiosi esterni senza protocolli chiari.
E mentre qualcuno minimizza e parla di “dialogo”, resta un fatto incontestabile: la scuola non può diventare un laboratorio ideologico o religioso.
È proprio per fermare questa deriva che Pro Italia Cristiana ha promosso la petizione “Basta islamizzazione a scuola!”, che ti invito a sottoscrivere subito, se non l’hai ancora fatto.
La tua firma chiede una cosa semplice ma fondamentale: regole chiare, rispetto delle famiglie, tutela dei bambini.
Ma oggi firmare non basta più, perché il problema è anche il silenzio.
Ecco perché è altrettanto importante sostenere la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, nata per diffondere questo messaggio al maggior numero possibile di italiani e rompere la narrazione rassicurante che minimizza tutto. Ma per farlo, abbiamo urgente bisogno del tuo aiuto!
Aiutaci a portare questa battaglia ovunque, nelle case, sui social e nel dibattito pubblico.
Ancora più inquietante è il contesto: l’istituto Averroè ha sede all’interno di un centro islamico finito più volte al centro di interrogativi e inchieste giornalistiche, con collegamenti e attenzioni mediatiche internazionali del tutto sproporzionate per una realtà locale.
Eppure, nonostante tutto questo, nessuna linea guida chiara, nessun protocollo regionale, nessuna regola stringente su chi possa parlare di religione ai nostri figli durante l’orario scolastico.
Chi pensa che questo sia un episodio isolato si sbaglia.
La storia si ripete sempre allo stesso modo: prima una visita, poi una lezione “culturale”, poi l’ingresso stabile nelle scuole.
Sempre senza un vero dibattito pubblico, sempre minimizzando, sempre chiedendo di “non creare allarmismi”.
Ma intanto il confine viene superato. E ogni volta che passa sotto silenzio, diventa un precedente. Oggi Piacenza, ieri altre città. Domani, se non reagiamo, ovunque.
C’è chi dice che il vero problema sia “non avere paura”. Ma qui non si tratta di paura.
Si tratta di responsabilità. Responsabilità verso i nostri figli, verso la scuola pubblica, verso un principio che non è negoziabile: la scuola non è un luogo di proselitismo religioso.
Piacenza è l’ennesimo avvertimento. Sta a noi decidere se ascoltarlo!