Modena, auto sulla folla: i nuovi elementi riaprono la questione del terrorismo
Una donna morta e passanti gravemente feriti: il 16 maggio Salim El Koudri ha travolto la folla con un’auto nel centro di Modena. Ora, secondo Il Corriere della Sera, le prime conclusioni dei periti indicherebbero che il 31enne, pur avendo un disturbo psichiatrico, fosse capace di intendere e di volere. La perizia conclusiva sarà discussa il 2 ottobre. Resta aperta una domanda decisiva: l’azione aveva una finalità terroristica?
UNA VITTIMA E VITE SEGNATE
El Koudri, alla guida di una Citroën C3, è stato arrestato subito dopo i fatti grazie anche all’intervento di diversi cittadini. Monica Esposito, 55 anni, è morta due mesi dopo essere stata investita. Dietro il confronto sulla qualificazione del reato ci sono una famiglia in lutto e persone che porteranno conseguenze permanenti.
Il Giornale precisa che Esposito è deceduta il 22 luglio senza aver ripreso conoscenza e racconta di una turista tedesca che ha perso entrambe le gambe. Il conteggio delle persone colpite è presentato diversamente dalle testate: alcune parlano di otto feriti e del successivo decesso di una di loro; altre distinguono sette feriti e una vittima.
LE MINACCE E LE RICERCHE ONLINE
La ricostruzione giornalistica descrive quattro video registrati nelle 48 ore precedenti all’investimento. Tra le frasi riportate compare «L’Italia va distrutta». Nei filmati si intreccerebbero invettive politiche, ostilità verso gli ebrei e discorsi sconnessi.
Emergono anche precedenti insulti contro i cristiani contenuti in email del 2021 all’Università di Modena, dove El Koudri si era laureato. Le trascrizioni pubblicate differiscono, ma entrambe riportano l’espressione «Bastardi cristiani».
La Nuova Bussola Quotidiana riferisce di 68.000 accessi online esaminati nei 63 giorni precedenti la strage, con ricerche su Isis, Daesh, Bin Laden, armi e violenza.
LE TESI CONTRAPPOSTE
Il Tempo riporta la posizione dell’avvocato Liborio Cataliotti, che assiste familiari di Monica Esposito: «Si tratta di un atto chiaramente terroristico, non ci sono dubbi». Lo stesso legale precisa però che occorre verificare che l’autore abbia agito con quelle intenzioni e attende la perizia per chiedere la contestazione dell’aggravante.
Il difensore Fausto Gianelli sostiene invece: «Non ha consapevolezza religiosa e non si può parlare di radicalizzazione». Richiama l’assenza di frequentazioni di moschee o centri islamici e descrive ricerche online eterogenee, comprendenti anche intrattenimento e contenuti sessuali.
Anche sui filmati le versioni differiscono: una ricostruzione li descrive come registrati in inglese e pubblicati su Instagram prima della cancellazione; altre riferiscono l’uso di italiano e inglese o video mai inviati.
SICUREZZA E GIUSTIZIA PER LE FAMIGLIE
La qualificazione dei fatti avrebbe conseguenze concrete. Secondo quanto spiegato dal legale dei familiari, l’eventuale contestazione del terrorismo comporterebbe il passaggio alla Procura distrettuale di Bologna e inciderebbe sul risarcimento alle vittime, che spetterebbe allo Stato.
Il confronto politico è acceso. Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, sostiene la matrice islamista; il sindaco Massimo Mezzetti respinge l’accusa di aver nascosto la verità e ribadisce la necessità di attendere le indagini. Per i cittadini, la responsabilità delle istituzioni consiste nel chiarire ogni elemento e rendere conto delle conclusioni.
Per Pro Italia Cristiana, difendere la sicurezza e le radici cristiane significa chiedere che minacce anticristiane e possibili indizi di radicalizzazione siano esaminati fino in fondo. La dignità delle vittime esige verità e giustizia: nessuna minimizzazione dei fatti, nessuna sentenza anticipata. Monica Esposito e i feriti meritano risposte fondate sulle prove.