Nel Regno Unito almeno 250.000 ragazzine vittime di stupri
Si parla di almeno 250.000 ragazzine vittime di stupro.
Si tratta di un numero impressionante e forse ancora stimato per difetto: è accaduto non molto lontano da noi, nel Regno Unito.
La denuncia è giunta dal «Rapporto sulle grooming gang» diffuso a giugno dal parlamentare inglese Rupert Lowe, leader di Restore Britain. In pochi ne hanno parlato, ma è inquietante.
Si tratta della prima indagine non finanziata con denaro pubblico ed estesa all’intera Gran Bretagna. Le precedenti inchieste Jay e Telford avevano invece carattere solo regionale.
Insomma, il fenomeno era noto, ma semplicemente finora nessuno si era preoccupato di verificarne la diffusione a livello nazionale. Incredibile!
Si sarebbe balzati in poco tempo dalle 8.593 denunce di stupro del 2000 alle oltre 70.000 registrate nell’era dell’immigrazione di massa, voluta su larga scala dall’ex-premier Tony Blair.
Il quadro che ne esce è sconvolgente: per decenni bande di pedofili pachistani avrebbero imperversato nel Paese abusando di minorenni «su scala industriale», spesso anche in gruppo.
L’ampio e dettagliato dossier di 218 pagine specifica come gli aguzzini si siano organizzati in gang operanti in 149 distretti del Regno su 317, tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.
Le testimonianze riportate raccontano di atti depravati ed irriferibili nella loro efferatezza, compiuti per mesi sotto minaccia di morte su centinaia di bambine, anche in età preadolescenziale.
Molte giovani sarebbero state ingravidate e costrette a convertirsi all’islam. Alcune sarebbero state addirittura trasferite in Arabia Saudita, Pakistan ed in altri Paesi.
Secondo quanto dichiarato dalle vittime, il 98% degli stupratori sarebbe stato musulmano pachistano oppure iracheno o curdo.
Laddove si sia riusciti a giungere ad un procedimento penale, circa l’87% dei condannati portavano nomi tipicamente islamici.
Noi crediamo che non si possa ignorare tutto questo e che un sano principio di prudenza induca a fare una cosa sola: bloccare l’arrivo di clandestini ovunque, anche in Italia!
Solo così si possono evitare enclave di criminalità organizzata, ove nemmeno le forze dell’ordine possono arrivare: è noto come ve ne siano ormai anche nel nostro Paese!
Ci chiediamo: cosa possiamo fare? Una prima azione forte e concreta consiste nel firmare la petizione «Fermiamo l’immigrazione irregolare!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, affinché intervenga in tutte le sedi istituzionali per imporre uno stop immediato allo sbarco dei clandestini nel nostro Paese.
È necessario sostenere però quest’iniziativa, promuovendo anche una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, così da arrivare a tanti in poco tempo.
Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, perché nel Regno Unito persino le segnalazioni dei genitori sono state spesso ignorate.
Ecco per quale motivo il Rapporto punta ora il dito contro il silenzio complice di forze dell’ordine, autorità locali e assistenti sociali.
Spesso han fatto finta di niente, per non esser accusati di “razzismo”. Ma, tacendo, hanno di fatto agevolato il diffondersi della piaga.
Almeno quattro consiglieri e parlamentari laburisti sono stati condannati per abusi su minori, mentre altri avrebbero ostacolato gli sforzi posti in essere per capire cosa stesse accadendo.
Il Rapporto di Lowe pone un enorme punto interrogativo pure sull’operato dell’ex-primo ministro Keir Starmer, che dal novembre 2008 al 2013 ricoprì il ruolo di Director of Public Prosecutions.
Non solo. Nel 2025 i parlamentari laburisti bocciarono una mozione, presentata dai Conservatori, che chiedevano un’inchiesta nazionale obbligatoria sulle bande criminali. Perché?
Alla fine, comunque, la Sinistra ha dovuto capitolare ed un’indagine è stata aperta, proprio all’inizio di quest’anno.
Tuttavia, sarebbe limitata a poche aree circoscritte ed ometterebbe l’analisi dei fattori demografici e religiosi. Troppo circoscritta per consentire di avere un quadro completo della situazione!
Il dossier di Lowe, invece, è costato 704.000 € ed ha richiesto oltre un anno di lavoro, interviste a centinaia di vittime, migliaia di richieste di accesso agli atti, studi precedenti e documenti giudiziari.
Tale Rapporto è stato pressoché ignorato dalla grande stampa britannica e dai grandi partiti: gli abusi sessuali, specie quando motivati da ragioni razziali e religiose, tendono ad essere sottostimati.
Pare però che la sua influenza sui social stia crescendo rapidamente. Lowe sta fornendo alle forze dell’ordine le prove necessarie per riaprire i vecchi casi.
Inoltre, sta incoraggiando le vittime a denunciare i loro aggressori. Ed i primi risultati incominciano ad arrivare.
Secondo un recente sondaggio, solo il 43% dell’opinione pubblica avrebbe fiducia nell’inchiesta ufficiale aperta dal governo sullo scandalo.
Solo il 42% si fiderebbe del sistema giudiziario, il 29% dei Servizi Sociali ed il 22% della gestione Starmer circa l’intera faccenda.
Insomma, dopo tanto lavoro, la gente comincia ad aprire gli occhi ed a capire quale sia stato l’impatto reale della presenza di clandestini nel Paese.
Evitiamo che la stessa cosa accada in Italia, dove già qualche sintomo simile si è cominciato a scorgere.
Fuori i clandestini dal nostro Paese!