No ad una pastorale “cattosulmana”!

No ad una pastorale “cattosulmana”!

Non è trascorso molto tempo da allora, solo qualche anno.

Eppure ci ricordiamo ancora bene quell’episodio, che rimase impresso nella nostra memoria. Era estate, ci trovavamo in Oratorio.

C’era il Grest, un’occasione per educare cristianamente i ragazzini, iscrittisi infatti a centinaia. Era il momento della merenda: pane e salame per tutti!

All’improvviso un bambino comparve dinanzi al parroco. «Sono musulmano», gli disse, indicandogli la fetta di salame. La sua religione gli impediva di mangiarla.

Si aspettava forse che il vecchio prete la sostituisse con un’altra farcitura. La risposta, invece, fu immediata ed inaspettata.

Gli tolse la fetta di salame e gli restituì il pane vuoto. «Ed ora torna a giocare con gli altri ragazzi», gli disse.

Eravamo presenti a questo siparietto: ecco, per noi quello fu il miglior esempio di come la Chiesa possa restare Chiesa, pur accogliendo tutti.

Ripensando a quell’episodio, non troppo lontano nel tempo, mentre leggiamo del parroco di Baggio, che ha previsto, durante il Grest, la presenza di animatori/educatori musulmani.

E qui capiamo che qualcosa di grave è accaduto: in discussione non c’è l’accoglienza in oratorio di bambini islamici o di altre religioni, ci mancherebbe altro!

A far problema è piuttosto che si offrano a questi ragazzini dei momenti di preghiera “propria”. In quel preciso istante, la Chiesa smette di fare la Chiesa.

Non evangelizza più, quando mette tutte le religioni sullo stesso piano, come se, in fondo, una valesse l’altra. Questo si chiama sincretismo.

La Chiesa non può e non deve fare sconti o concessioni circa il suo compito ed il suo messaggio di evangelizzazione cristiana.

I genitori sono tranquilli, finché sanno che i propri figli si trovano in oratorio e vengono educati a comportarsi ed a pregare in modo cattolico.

Quelle famiglie, che viceversa non si ritrovassero in tale programma di vita possono benissimo mandare i propri figli ai campi estivi promossi dal Comune o da associazioni “laiche”.

Ma la Chiesa non può abdicare all’annuncio dell’unica Fede vera, quella in Cristo, poiché, se così facesse, tradirebbe la propria missione!

Dobbiamo reagire e dire NO a voce alta a questa nuova pastorale “cattosulmana”! Come? Abbiamo almeno due modi, entrambi veloci ed efficaci, per farlo.

Il primo consiste nel firmare la petizione “No ad una pastorale “cattosulmana”!», promossa da Pro Italia Cristiana.

È indirizzata al presidente della CEI, card. Matteo Maria Zuppi, affinché intervenga immediatamente per bloccarla in tutte le Diocesi in cui venga attuata, a partire da Milano.

Ma, perché quest’iniziativa sia coronata dal successo, occorre sostenerla contemporaneamente con una vasta campagna di sensibilizzazione.

I social rappresentano il modo più veloce ed efficace per arrivare a tanti in poco tempo, ma hanno un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!

È molto importante… Troviamo sconcertante leggere sul Corriere della Sera che l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, si sia preso la briga di prender le difese del parroco di Baggio.

Certi comportamenti andrebbero censurati con fermezza, non incoraggiati. Invece, mons. Delpini ha parlato di «Chiesa delle genti»… E già questo non va bene: la Chiesa è di Cristo, non delle genti.

Ed ha anche accusato di ottusità le voci critiche, levatesi a ragione, citando in tutta risposta il documento «Fede e accoglienza: l’oratorio come luogo di incontro interreligioso».

Questo documento è stato diffuso dalla Chiesa ambrosiana nell’ottobre scorso. E la prima stonatura sta già nel titolo: l’Oratorio non è un luogo interreligioso.

Non lo rende tale la presenza di ragazzini di fedi diverse, perché la proposta educativa cristiana dev’essere chiara e rivolta a tutti, anche a loro.

«Fede e accoglienza» giustifica inoltre il fatto che ragazzini musulmani preghino a modo loro in parrocchia, guidati da adulti appartenenti alla comunità islamica.

Sostiene che ciò non indebolirebbe l’identità cristiana di chi li ospita, anzi incoraggerebbe l’«emulazione spirituale»…

Quanto tale affermazione sia assurda lo si capisce bene dagli «Orientamenti Pastorali per il dialogo Interreligioso», redatti nel 2014 dal Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Si tratta, in questo caso, di un documento normativo per tutta la Chiesa. Ebbene, al punto 84 si specifica bene come l’ospitalità abbia dei limiti.

Vi si legge: «Offrire una chiesa come casa di preghiera a persone di altre religioni è sconveniente e si deve evitare».

E precisa ancora: «È anche importante scoraggiare l’uso di edifici destinati ad attività pastorali cattoliche come luoghi di preghiera e di culto per persone di altre religioni». Oratori compresi.

Dunque, momenti di preghiera separati per i ragazzini musulmani, tanto più se guidati da animatori o educatori islamici, snaturano totalmente l’idea di oratorio cattolico.

E non c’è documento ambrosiano che possa sostenere il contrario! Come potrebbe, infatti, in tali ambienti, la proposta educativa cristiana prevedere la presenza attiva di chi cattolico non è?

Il Concilio Vaticano II, con la Dignitatis humanæ, al n. 1, parla di «dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l’unica Chiesa di Cristo».

Che cosa significa? Che non si diventa più cristiani guardando le altre religioni pregare a modo loro, bensì adorando e pregando Gesù Cristo a modo nostro!

Lo ha detto chiaramente anche il Vescovo di Ventimiglia-San Remo, mons. Antonio Suetta, nella sua lettera pastorale «Non c’è amore più grande» dello scorso 24 maggio…

Vi si legge: «L’accoglienza deve essere sempre accompagnata dalla nostra identità spirituale, parlando di Gesù Cristo con amore».

Accogliere i ragazzi musulmani in Oratorio, ma farli pregare a modo loro e negare loro l’annuncio di Cristo, invece, significa venir meno a questa «identità spirituale».

Mons. Suetta lo ha detto a chiare lettere: l’atto più alto e bello di carità è «annunciare Colui che è Via, Verità e Vita».

Solo così si fa proprio il mandato di Gesù Cristo: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28, 19).

Diciamo tutti insieme NO alla pastorale “cattosulmana”!

 

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