Punito per aver educato: la voce di un professore lasciato solo dalle istituzioni!

Punito per aver educato: la voce di un professore lasciato solo dalle istituzioni!

Questa non è una storia qualunque!

È una ferita aperta, ed è per questo che nelle scorse settimane te ne abbiamo parlato più volte, tornando sull’argomento con crescente preoccupazione.

Perché ciò che è accaduto al professor Giuseppe Vetrano, docente di Storia e Filosofia, non riguarda solo lui. Riguarda la scuola, i nostri figli, la libertà educativa, il confine – sempre più sfumato – tra ciò che è lecito tollerare e ciò che è doveroso fermare.

Ripercorriamo nuovamente i fatti.

Febbraio 2024. Nella classe quinta di un liceo palermitano, un’alunna ostenta deliberatamente una collana con il crocifisso rovesciato. Non un accessorio casuale, non una svista.

Alla richiesta del docente di spiegare il significato di quel simbolo, la ragazza si dichiara apertamente satanista e pretende che a lezione vengano trattati i cosiddetti “filosofi” del satanismo.

Nel frattempo, emerge un altro fatto gravissimo: il crocifisso della classe è scomparso. Viene ritrovato in un cassetto, con le braccia spezzate.

Alla proposta del professore di sostituirlo – come previsto da una delibera del Collegio docenti – la studentessa risponde che lo avrebbe nuovamente rotto e buttato via.

Il professor Vetrano non alza la voce, non offende, non impone. Fa ciò che un educatore è chiamato a fare: difende la sensibilità di tutti ed invita l’alunna a non ostentare un simbolo che offende, chiedendole di tenerlo nascosto sotto il maglione.

Eppure, poche settimane dopo, accade l’incredibile.

Il professore viene colpito da un provvedimento disciplinare: tre giorni di sospensione dal servizio, con decurtazione dello stipendio. Si rivolge quindi al Tribunale del Lavoro, ma il giudice rigetta il ricorso e lo condanna anche al pagamento delle spese legali: 3.000 euro.

Una sentenza che arriva persino a definire il satanismo come un “credo religioso”, nonostante l’ordinamento italiano non lo riconosca come tale.

Ma non finisce qui! La dirigente scolastica pubblica sulla pagina Facebook ufficiale della scuola la foto dell’alunna con il simbolo satanico, mortificando il sentimento religioso di migliaia di persone.

È una vicenda che grida giustizia. Ed è per questo che non abbiamo mai smesso di parlarne!

Perché qui non è in gioco una semplice controversia disciplinare, ma il ruolo stesso della scuola, la libertà di insegnamento, la responsabilità educativa verso i giovani.

E c’è un fatto che vogliamo dire con forza, perché parla da solo.

Da questa indignazione, da questa ferita aperta, è nata una petizione che ha già superato le 5.000 firme, raccolte da cittadini, genitori, docenti, educatori, persone comuni che hanno capito che ciò che è accaduto al professor Vetrano può accadere ovunque.

Ma non solo: questa iniziativa è arrivata anche sulle pagine del Giornale di Sicilia, che ha citato la nostra petizione in un proprio articolo. Un segnale importante, la prova che non siamo soli, che il silenzio può essere rotto, che la coscienza civile esiste ancora.

IMG 20260123 WA0000

Ed è proprio per questo che non possiamo accontentarci: ciò che abbiamo fatto è solo l’inizio. Dobbiamo alzare ancora di più la voce!

Firma e condividi subito la petizione “Che il demonio stia fuori dalle scuole!”, promossa da Pro Italia Cristiana, per chiedere alle istituzioni di vigilare, di non voltarsi dall’altra parte, di impedire che episodi simili si ripetano.

Ma la verità, da sola, non basta se resta chiusa in un cassetto!

Per questo, ti chiediamo anche di sostenere, con una generosa donazione, la nostra grande campagna di sensibilizzazione online per spezzare il muro del silenzio, per raggiungere migliaia di persone, per far emergere questa vicenda laddove troppo spesso viene ignorata.

Il tuo sostegno servirà anche ad aiutare concretamente il professor Vetrano a sostenere le spese legali di una battaglia che non sta combattendo solo per sé, ma per tutti noi.

In questo contesto, si inserisce l’intervista al professore realizzata da Samuele Maniscalco, nostro collaboratore e responsabile del canale YouTube “Gli Angeli sono con noi”.

Un’intervista che restituisce finalmente la voce al professor Vetrano e permette di comprendere fino in fondo la portata umana, educativa e culturale di questa vicenda.

Il professore parla con fermezza, ma senza odio.

Spiega con chiarezza perché quanto accaduto rappresenta un precedente gravissimo e perché il rischio è quello di una scuola che, parole sue, “perde la bussola”, una scuola che “va a tentoni, non ha più punti fermi” e che finisce per rinunciare al proprio ruolo educativo.

Vetrano è netto su un punto fondamentale: “Il satanismo non unisce, divide. Non è coerente né positivo. Può portare a strade brutte e non porta niente di buono.”

Non lo dice da ideologo, ma da docente che conosce i ragazzi, le loro fragilità, la loro esposizione a messaggi pericolosi.

Per questo denuncia come “gravissima e pericolosa” una sentenza che arriva persino a legittimare il satanismo come credo, perché – afferma – “confondere i giovani significa fare loro del male”.

Nell’intervista ribadisce anche un principio essenziale: “Il giudice non può intromettersi nella didattica. È competenza del docente.”

La libertà di insegnamento è garantita dalla Costituzione e la scuola, insiste, deve offrire modelli positivi, non legittimare simboli divisivi e offensivi.

Ma il passaggio che più colpisce è quello umano.

Quando il professor Vetrano dice: “Guardando negli occhi i miei alunni, guardo negli occhi mio figlio”, spiega tutto.

La sua non è stata una scelta ideologica, ma un gesto paterno, di prevenzione, fatto per proteggere i ragazzi: “Io non voglio che cadano nei guai. Quello che vale per mio figlio vale anche per i miei alunni.”

Per questo, questa intervista va ascoltata direttamente, senza filtri.

👉 Ti invitiamo a guardare il video completo dell’intervista al professor Vetrano cliccando su questo link. Solo ascoltando le sue parole si comprende davvero quanto sia profonda l’ingiustizia subita.

Questa non è solo la storia di un professore. È una linea di confine. E oggi tutti noi siamo chiamati a scegliere da che parte stare!

 

Dona