Quando la violenza diventa normale tra i ragazzi, tutta la società è in pericolo
Oltre un milione di adolescenti italiani tra i 15 e i 19 anni ha compiuto o subito almeno un episodio di violenza. È il dato che emerge dall'ultima indagine ESPAD®Italia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, realizzata su oltre 17.000 studenti. Se da un lato le risse restano il fenomeno più diffuso, dall'altro crescono gli episodi più gravi: aggressioni agli insegnanti, minacce con armi e violenze filmate con gli smartphone stanno diventando parte della quotidianità di una generazione sempre più esposta alla brutalizzazione dei rapporti umani.
I FATTI: UNA VIOLENZA CHE NON È PIÙ UN'EMERGENZA OCCASIONALE
Secondo quanto riportato da ANSA, nel 2025 il 43,4% degli studenti italiani tra i 15 e i 19 anni dichiara di aver agito o subito almeno un comportamento violento. Significa che oltre quattro ragazzi su dieci sono stati coinvolti direttamente in risse, aggressioni o altri episodi di violenza.
Il comportamento più frequente resta la partecipazione alle risse, che coinvolge il 38,3% degli studenti. Ma ciò che desta maggiore preoccupazione è la crescita degli episodi più gravi: le minacce con un'arma sono più che triplicate rispetto al 2018, così come sono quasi triplicate le aggressioni contro gli insegnanti, segno di un progressivo indebolimento del rispetto verso l'autorità educativa.
Un altro dato colpisce particolarmente: 332.000 studenti hanno assistito a una scena di violenza filmata con un cellulare oppure l'hanno registrata personalmente. Non si tratta più soltanto di assistere alla violenza, ma spesso di trasformarla in un contenuto da condividere, amplificandone la diffusione e contribuendo alla sua normalizzazione.
IL CONTESTO: NON SOLO RISSE, MA UNA CULTURA DELLA VIOLENZA
I numeri raccontano una realtà che va oltre i singoli episodi di cronaca. Se le risse risultano leggermente diminuite rispetto al 2018, aumentano invece le condotte più allarmanti. Secondo quanto evidenzia Il Messaggero, l'uso delle armi per intimidire, le aggressioni agli insegnanti e la diffusione di video violenti rappresentano oggi i segnali più preoccupanti di un fenomeno che sta cambiando natura.
La dirigente di ricerca del CNR Sabrina Molinaro osserva che «la violenza tra pari non è un fatto episodico, attraversa la quotidianità di una quota ampia di adolescenti», sottolineando inoltre come preoccupino «gli indicatori più gravi in crescita come l'uso di armi, le aggressioni agli insegnanti, ben sopra i livelli pre-pandemici, e la progressiva normalizzazione della violenza come contenuto da guardare e condividere».
I dati mostrano anche dove il disagio si concentra maggiormente. La percentuale di ragazzi coinvolti in episodi violenti sale al 48,1% tra chi dichiara di avere rapporti difficili con gli insegnanti e raggiunge valori analoghi tra chi vive forti tensioni con gli amici. Anche le difficoltà familiari incidono sensibilmente: tra gli adolescenti che dichiarano un rapporto problematico con i genitori, il coinvolgimento nella violenza arriva al 43,1%.
I CASI DI CRONACA CONFERMANO I NUMERI
Le statistiche trovano conferma nelle vicende che riempiono sempre più spesso le pagine dei giornali.
Secondo quanto riportato da La Repubblica, nell'Empolese quattro studenti tra i 15 e i 17 anni sono stati denunciati con l'accusa di lesioni aggravate dopo una violenta aggressione contro un compagno di scuola. Le indagini sono partite proprio da un video diffuso sui social network, mentre gli insegnanti avevano già segnalato ripetuti episodi di violenza all'interno dell'istituto.
Ancora più drammatico il caso raccontato da La Stampa. Due fratelli gemelli di appena quattordici anni sono stati attirati con un inganno in un campo, spogliati, derubati, umiliati e picchiati per circa quattro ore da una baby gang composta da una decina di coetanei. La loro "colpa" sarebbe stata quella di aver riferito al custode della chiesa una piccola bravata.
Particolarmente inquietante è un dettaglio emerso dall'inchiesta: molti ragazzi presenti non hanno partecipato direttamente alle violenze, ma sono rimasti a guardare, filmando tutto con il cellulare. La madre dei due giovani ha raccontato: «Non era solo una bravata, c'era una crudeltà nel continuare anche davanti alla loro sofferenza».
LE IMPLICAZIONI: UN'EMERGENZA EDUCATIVA CHE RIGUARDA TUTTI
La crescita della violenza giovanile non rappresenta soltanto un problema di ordine pubblico. Essa interroga direttamente il mondo dell'educazione, la famiglia, la scuola e l'intera società.
Quando oltre quattro adolescenti su dieci dichiarano di essere coinvolti in episodi violenti e aumentano le aggressioni contro gli stessi insegnanti, significa che il patto educativo mostra crepe sempre più profonde. Se poi la violenza viene filmata, condivisa e trasformata in spettacolo, il rischio è quello di una progressiva assuefazione, nella quale il dolore dell'altro perde valore e diventa semplice intrattenimento.
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LE VOCI: EDUCARE PRIMA CHE REPRIMERE
Le conclusioni dello studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche indicano anche una possibile direzione. Sabrina Molinaro sottolinea infatti che «la risposta deve essere strutturale: competenze emotive, educazione digitale e un lavoro costante sulle dinamiche di gruppo, mettendo in rete scuola, famiglie e servizi territoriali».
È un richiamo che evidenzia come il contrasto alla violenza non possa limitarsi alle sole sanzioni, ma richieda un impegno educativo condiviso, capace di ricostruire relazioni solide e di restituire autorevolezza agli adulti chiamati a formare le nuove generazioni.
La tradizione educativa cristiana ha sempre considerato la formazione della persona come un cammino che coinvolge famiglia, scuola e comunità. Quando questi pilastri si indeboliscono, cresce il rischio e prevalgono l'individualismo, la legge del più forte e l'indifferenza verso il prossimo.
La domanda, allora, riguarda tutti noi: quale società stiamo costruendo se una parte crescente dei nostri ragazzi considera la violenza un fatto normale, da vivere o persino da filmare? Difendere l'educazione, il rispetto della persona e l'autorevolezza della famiglia e della scuola significa difendere il futuro dell'Italia.