Scandalo UE: oltre 30 milioni di euro per l’Islam mentre i cittadini pagano il conto
C’è un limite a tutto. E quel limite l’Unione Europea lo ha superato, ancora una volta.
Mentre milioni di famiglie italiane lottano contro il carovita, mentre imprese e lavoratori chiedono risposte concrete, sicurezza e futuro, Bruxelles continua imperterrita a sperperare denaro pubblico per finanziare progetti ideologici pro-Islam, lontani anni luce dai bisogni reali dei cittadini europei.
A rendere ancora più grave questa situazione non sono solo i numeri, ma le testimonianze dirette di chi, scavando tra i finanziamenti UE, ha scoperto una realtà sconcertante.
L’eurodeputata Silvia Sardone ha parlato senza mezzi termini di “ossessioni ideologiche della Commissione europea”, denunciando uno spreco che offende il buon senso e la dignità dei contribuenti.
«Ho scoperto che Bruxelles sta buttando via quasi due milioni di euro dei contribuenti», ha dichiarato, riferendosi a un progetto che studia “capelli, identità, bellezza e femminilità nel contesto musulmano, oltre il velo”.
Parliamo di 1,6 milioni di euro destinati a una ricerca dell’Università di Gent, mentre famiglie europee non riescono a pagare le bollette e interi territori chiedono più sicurezza.
Una testimonianza che colpisce perché mette nero su bianco la distanza siderale tra l’Europa delle élite e l’Europa reale, quella vissuta ogni giorno dai cittadini.
Come ha sottolineato Sardone, siamo davanti all’ennesima prova di come le priorità dei popoli europei vengano sistematicamente ignorate, a favore di progetti che non portano alcun beneficio concreto alla collettività.
Di fronte a questa ennesima follia ideologica finanziata con i nostri soldi, non possiamo più voltarci dall’altra parte!
Per questo, se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a sottoscrivere subito la petizione “Basta con la sottomissione all’Islam”, promossa da Pro Italia Cristiana, per mandare un messaggio forte alle istituzioni: gli italiani non sono disposti a subire in silenzio!
Firmare significa dire chiaramente che non accettiamo più che il denaro dei contribuenti venga usato per imporre un’agenda ideologica estranea alla nostra storia, alla nostra cultura e ai nostri valori.
Ma una firma, da sola, non basta!
Per questo, vogliamo potenziare sempre più la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social, per portare questo messaggio in ogni angolo del Paese. Ma per farlo, abbiamo urgente bisogno del tuo aiuto!
Solo unendo le forze possiamo fermare questa deriva e riportare al centro l’Italia e i suoi valori.
Perché questa è solo la punta dell’iceberg.
Dai documenti emerge infatti una pioggia di finanziamenti pro-Islam che va ben oltre il singolo caso: oltre 30 milioni di euro destinati a iniziative dai titoli eloquenti come “Alleanze sostenibili contro l’odio anti-musulmano”, “Un modello verso una cultura non discriminatoria” e “Segnalazione e documentazione del razzismo anti-musulmano”.
In Italia, come denunciato, soldi pubblici sono stati usati per progetti volti a stabilire cosa si può o non si può dire sull’Islam e sull’immigrazione, trasformando ogni critica legittima in “odio” e mettendo sotto accusa la libertà di espressione.
Il messaggio che emerge da queste testimonianze è inquietante: chi difende l’identità europea viene messo a tacere, chi denuncia viene delegittimato, mentre nulla – o quasi – viene fatto per contrastare l’odio anticristiano, in crescita in tutto il mondo.
Ancora una volta, l’Unione Europea dimostra di preferire l’ideologia alla realtà, ignorando le vere emergenze e chiedendo ai cittadini di pagare il conto.
Questa non è integrazione. Questa è resa culturale!
Come denunciato più volte, milioni di euro vengono destinati a progetti sull’Islam, sulla sharia, sul cosiddetto “Corano europeo”, mentre le priorità reali – famiglie, sicurezza, lavoro, imprese, libertà – vengono sistematicamente accantonate.
L’Europa che finanzia studi sui capelli “oltre il velo” non è l’Europa dei popoli: è l’Europa delle ossessioni ideologiche, distante, autoreferenziale, sorda al grido dei cittadini.
Il futuro non appartiene a chi si sottomette, ma a chi ha il coraggio di resistere. È il momento di agire!