Spose a undici anni: l’infanzia sacrificata che l’Europa deve difendere

Spose a undici anni: l’infanzia sacrificata che l’Europa deve difendere

A undici anni risultava già sposata con un diciassettenne. La vicenda di una bambina irachena è tra quelle emerse nel Baden-Württemberg, dove le ricostruzioni riferiscono di 358 matrimoni riguardanti minorenni e appena otto annullamenti definitivi. A far emergere il quadro è un’interrogazione dei deputati regionali dell’AfD Nikolaos Boutakoglou ed Emely Knorr. Ma le risposte delle autorità rivelano un’altra falla: nessuno raccoglie i dati su quanti studenti abbiano smesso di frequentare la scuola dopo nozze imposte.

DODICI ANNI LEI, VENTOTTO LUI

Secondo Il Giornale, che riprende anche informazioni pubblicate da Welt, tra le unioni annullate figurano quella di una bambina irachena, con un provvedimento nel 2020, e quella di una quattordicenne afghana con un connazionale trentenne, annullata nel 2018.

Gli ultimi due annullamenti riportati risalgono al 2024: riguardano una sedicenne tedesca sposata con un pakistano di 25 anni e una sedicenne siriana con un connazionale di 27.

Poi ci sono 350 pratiche registrate tra il 2015 e il 2026, chiuse senza annullamento definitivo. Vi compaiono una dodicenne afghana sposata con un diciottenne, una dodicenne siriana con un ventottenne e un’altra dodicenne afghana con un ventunenne. Sono le età al momento delle nozze.

Dodici anni: l’età della scuola, delle amicizie, di una vita ancora da costruire. In questi registri, invece, compare accanto alla parola matrimonio.

QUANDO I CONTROLLI SI FERMANO AI REGISTRI

La Nuova Bussola Quotidiana colloca l’interrogazione al 9 settembre e la risposta al 7 ottobre. A fornire i dati è il ministero dell’Interno regionale, sulla base delle informazioni raccolte dall’autorità amministrativa di Tubinga, nel Land governato da Verdi e Cdu.

Ciò che emerge senza ambiguità è la lacuna nel monitoraggio. Il ministero dell’Istruzione non raccoglie i dati sul rapporto tra matrimoni imposti e mancata frequenza scolastica. Tubinga non registra neppure i Paesi di celebrazione, ma soprattutto età e cittadinanza, utili ai procedimenti.

Sapere che una pratica è chiusa non basta a sapere se una bambina è protetta. Ha continuato a studiare? Può chiedere aiuto? È libera dalle pressioni familiari? Sono le domande alle quali una tutela concreta dovrebbe dare risposta.

MINACCIATE PRIMA ANCORA DEI DODICI ANNI

Il centro Yasemin, finanziato dal Land, nel 2025 ha seguito 271 casi. In 80 era presente una persona minacciata di matrimonio forzato; 33 erano minorenni.

Tra queste, quattro avevano meno di dodici anni, cinque dodici e due tredici.

Si tratta di minacce, non di nozze necessariamente celebrate. Proprio per questo il dato chiama in causa la prevenzione: la protezione deve arrivare quando una bambina rischia di essere costretta, prima che il matrimonio venga imposto.

L’ALLARME È GIÀ ARRIVATO IN ITALIA

A Lecce, nel 2022, una madre perse la potestà genitoriale per aver tentato di dare la figlia dodicenne in sposa al fratello del fidanzato pakistano.

A Ferrara, nel gennaio 2026, una quattordicenne fuggì scalza nella notte dalle percosse del convivente venticinquenne, al quale era stata venduta dalla madre. Ad agosto, a Morciano di Romagna, un padre di 53 anni fu arrestato dopo che la figlia quindicenne, costretta a un matrimonio combinato in Bangladesh, aveva tentato di togliersi la vita.

A Brescia, l’imam Ali Kashif, intervistato da Fuori dal coro, aveva pronunciato una frase che rivela una concezione inaccettabile della donna: «Con il matrimonio diventa di tua proprietà». Le dichiarazioni sulle nozze delle bambine portarono alla sua espulsione su indicazione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

IL PREZZO DEL QUIETO VIVERE

Il dato più grave resta quello delle 350 pratiche chiuse nel Baden-Württemberg senza annullamento definitivo. Davanti a ogni sopruso si può resistere a viso aperto o venire a patti per non avere problemi. Lo si chiami prudenza o rispetto delle culture: resta una resa, e la paga sempre il più debole.

Alla frase dell’imam di Brescia la tradizione cristiana risponde con il principio su cui è cresciuta l’Italia: la famiglia vale più di ogni bene perché è fatta di persone, e le nozze sono un dono reciproco, mai un acquisto. Quando una figlia diventa merce di scambio, è la famiglia stessa a essere tradita.

Undici, dodici anni sono l’età in cui l’anima si apre a ciò che è buono e bello, e ha bisogno di quiete e di una casa che la custodisca. A Ferrara, chi doveva custodire una quattordicenne l’ha venduta.

Per questo la fermezza non è durezza: è carità verso chi non ha voce. L’Italia l’ha già mostrata, espellendo l’imam di Brescia e togliendo la potestà genitoriale alla madre di Lecce. Ma sono state risposte caso per caso, e non bastano.

La sottomissione, infatti, non comincia con una sposa bambina. Comincia dalle piccole concessioni fatte per non avere problemi: chi si abitua a cedere finisce per non saper più dire no, neppure davanti a una dodicenne data in sposa. Per questo la petizione «Basta con la sottomissione all’Islam!» chiede al Presidente della Repubblica di «intervenire con fermezza per fermare questa deriva».

Più di cinquantamila italiani l’hanno già firmata. Una firma non scioglie un matrimonio imposto, ma dice a chi governa che non accettiamo il quieto vivere. Aggiungi la tua: è il modo più semplice per non restare a guardare.

✍️ FIRMA SUBITO LA PETIZIONE

Quattro bambine sotto i dodici anni, minacciate di nozze forzate in un solo anno, in un solo centro. Non sono pratiche da archiviare. Il quieto vivere ha già chiuso troppi fascicoli: tra chi viene a patti e chi resiste, chi ama l’Italia cristiana sa da che parte stare.

 

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