Un Vescovo italiano: «Dobbiamo evangelizzare i musulmani»
Si chiama Antonio Suetta, è Vescovo di Ventimiglia-San Remo, e ha appena messo nero su bianco ciò che in Italia nessun pastore osava più dire pubblicamente: i musulmani che vivono sul nostro territorio devono essere evangelizzati.
L'ha scritto in una Lettera Pastorale firmata nella Solennità di Pentecoste, 24 maggio 2026.
Titolo: «Non c'è amore più grande». Destinatari: i fedeli della sua Diocesi — ma le sue parole superano subito i confini della Liguria, e meritano di arrivare anche a te.
Permettici di farti ascoltare alcuni passaggi delle parole stesse del Vescovo.
Mons. Suetta scrive senza giri di parole:
«Trascurare l'annuncio di Gesù Cristo sarebbe disprezzare la sua croce salvatrice e la sua mediazione universale. In fondo, sarebbe tradire la nostra missione di battezzati.»
E poco oltre, con un'immagine che fa fermare il cuore:
«Se vediamo qualcuno che cerca di uscire da un fiume, ma è trascinato via dalla corrente e noi abbiamo una corda per aiutarlo, sarebbe una negligenza grave non lanciare la corda (…). Quanti musulmani che vivono tra cristiani si rivolgeranno a loro nel giorno del giudizio dicendo: "Perché non mi hai lanciato la corda? Perché non mi hai fatto conoscere la verità?".»
È un linguaggio che da decenni non si sentiva più dal pulpito di una cattedrale italiana.
Mons. Suetta non si nasconde dietro la retorica del "dialogo" inteso come silenzio sulla propria fede. Al contrario: rilancia il mandato missionario di Cristo — «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19) — e lo applica concretamente alla propria Diocesi. Dall'Anno Pastorale 2026/2027 partirà un itinerario formativo specifico, in collaborazione con la Caritas Diocesana e l'Ufficio di Pastorale Catechistica, per preparare i fedeli all'evangelizzazione dei musulmani presenti sul territorio.
Il Vescovo lo dice con una chiarezza che oggi suona quasi rivoluzionaria: l'accoglienza e il rispetto per la persona del musulmano non eliminano il dovere di annunciargli Gesù Cristo, «unico accesso al Padre». Anzi, lo esigono. Perché — sono ancora parole sue — «amare il prossimo, specialmente lo straniero, significa anche volerlo rendere partecipe della gioia del Vangelo».
Capisci bene quanto questa posizione sia oggi controcorrente.
In un'epoca in cui troppi pastori preferiscono il silenzio prudente alla parola chiara, in cui l'annuncio di Cristo come unica Via di salvezza viene addolcito, sfumato, relativizzato in nome di un irenismo che non salva nessuno, Mons. Suetta ha avuto il coraggio di mettere per iscritto — con la sua firma di Vescovo — ciò che ogni cattolico dovrebbe sapere, custodire e ripetere.
Per questo ti chiediamo di sostenerlo.
Una Lettera così ha bisogno di essere accolta, fatta conoscere, fatta circolare. E — soprattutto — il suo autore ha bisogno di sentire che non è solo. Che dietro di lui ci sono fedeli laici che riconoscono nel suo magistero un soffio autentico dello Spirito Santo nella Pentecoste di oggi, e che sapranno difenderlo se — come è prevedibile — qualcuno cercherà di farlo passare per "intollerante" o "fuori tempo".
Per questo ti proponiamo un gesto semplice, ma decisivo:
👉 INVIA ORA UN MESSAGGIO DI GRATITUDINE A MONS. SUETTA
Bastano poche righe. La Sua gratitudine al Vescovo. L'incoraggiamento a portare avanti questa iniziativa. L'impegno a pregare per lui, per il clero e per i fedeli della sua Diocesi.
Sarà la nostra risposta concreta al suo appello. E sarà, per Mons. Suetta, la certezza che il laicato cattolico militante è ancora vivo, ancora vigile, ancora pronto a stringersi attorno ai Pastori che parlano chiaro.
San Paolo scriveva: «Guai a me se non annuncio il Vangelo» (1 Cor 9,16).
Mons. Suetta ha fatto sua questa parola. Adesso tocca a noi non lasciarlo solo.