
Vogliamo un’Europa islamica? L’incubo sta diventando in fretta realtà…
Violenze, minacce, aggressioni a mano armata, stupri, saccheggi, incendi…
Nel mirino di bande, per lo più costituite da giovani provenienti dalle periferie a maggioranza islamica, finiscono tutti: semplici passanti, auto in sosta, edifici, negozi.
È questa la nuova “normalità” a Parigi. Da anni. Qualsiasi festeggiamento, come la Fête de la Musique 2025 o la vittoria di una squadra di calcio, rappresenta un pretesto sufficiente.
La Polizia interviene raramente. Gli arresti si contano sulla punta delle dita. E, spesso, chi viene incarcerato, viene subito rilasciato.
Il visconte Philippe de Villiers, ex-deputato della Destra e leader del Movimento per la Francia, ha definito la situazione senza mezzi termini come una «conquista dell’islamismo».
A suo giudizio, si sta creando una sorta di «jihad civile», al punto da dichiarare: «Abbiamo importato un’altra civiltà». Ma non si può dirlo.
Éric Zemmour, un altro esponente della Destra e leader di Reconquête, ha ricevuto pesanti sanzioni per aver chiesto chi fossero e da dove venissero i responsabili di tutto questo.
Con oltre 500 mila nuovi immigrati clandestini, che entrano ogni anno in Francia dal mondo arabo e dall’Africa subsahariana vi sono pochi dubbi…
Non tutti sono criminali, ovviamente; ma è in aumento la tendenza a rifiutare di integrarsi nella società che li ospita.
Il 65% degli studenti di scuola superiore musulmani antepone la sharia ovvero la legge islamica alle leggi della Repubblica.
E sempre la sharia è in vigore nelle 751 «zone vietate», individuate in Francia. Lì lo Stato non può entrare. Vi vivono quasi 5 milioni di persone, completamente sfuggite ad ogni controllo.
Intanto, gli imam radicali impazzano e preannunciano la conquista del Paese da parte della Mezzaluna islamica.
Chi viene condannato al rimpatrio, non viene accompagnato al confine e materialmente espulso, per cui se ne infischia e se ne guarda bene dal lasciare davvero il Paese.
La magistratura nei confronti dei musulmani clandestini diviene improvvisamente iper-tollerante ed indulgente ai limiti del lassismo.
Il 27 aprile 2024, un giovane migrante afghano irregolare uccise a coltellate un quindicenne a Châteauroux, nella Loira.
È stato condannato per questo lo scorso 28 maggio a otto anni di reclusione. Ma, in caso di buona condotta, potrebbe esser rilasciato già tra quattro anni.
Nel 2017 Kobili Traoré ha aggredito, torturato ed, al grido di «Allah akbar!», ha gettato dalla finestra del suo appartamento un’anziana, Sarah Halimi.
Eppure, clamorosamente, l’uomo è stato giudicato non colpevole, perché avrebbe agito sotto effetto della marijuana. Per questo non è finito in galera, ma in un ospedale psichiatrico.
L’omicida del medico militare Alban Gervaise, sgozzato davanti a sua figlia il 22 maggio 2022 a Marsiglia, ha dichiarato di aver ucciso in nome di Allah.
Lo scorso 25 giugno è stato dichiarato però mentalmente incapace di sostenere un processo, per cui verrà monitorato da uno psichiatra per alcuni mesi.
La vedova della vittima pretende che lo Stato francese le chieda perdono. Ma, ad oggi, non sono giunte nemmeno le scuse.
Tutto questo avviene a pochi chilometri dall’Italia. E domani può riguardare anche noi. Anzi, in parte è già così. Per questo non possiamo più fingere di non vedere.
Tu oggi hai a disposizione due modi, entrambi efficaci, per dire “basta” e por fine a tutto questo.
Il primo consiste nel firmare, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta con la sottomissione all’islam!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per chiedergli di assumere provvedimenti concreti contro il pericoloso processo di islamizzazione del nostro Paese.
Il secondo modo consiste nell’aiutarmi con un contributo a promuovere in merito una vasta campagna d’informazione vera e non “edulcorata”, come quella che vediamo sui grandi media.
Tramite i social è possibile raggiungere velocemente milioni di Italiani. Ma quest’operazione ha un costo, che da soli non riusciamo a sostenere. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, perché quanto avviene in Francia riguarda ormai anche molti altri Paesi europei.
In Belgio, Bruxelles è musulmana al 23% e l’islam radicale è sempre più diffuso. Nei Paesi Bassi l’islam è divenuto la seconda religione del Paese.
Nel Regno Unito i sindaci di Londra, Oxford, Leeds e Birmingham sono tutti musulmani.
A capo dell’agenzia inglese, che controlla i servizi di istruzione e assistenza all’infanzia, c’è Hamid Patel, un mufti ovvero un esperto giuridico abilitato a emettere sentenze religiose islamiche.
Secondo il think tank americano Gatestone Institute, «i partiti politici al potere da decenni in Europa sembrano farsi deliberatamente illusioni circa il pericolo che li minaccia».
Ed aggiunge: «La sopravvivenza dell’Europa ed i valori della civiltà occidentale sono seriamente in gioco».
Gli Stati Uniti sembrano averlo capito. Così il Congresso lo scorso 22 luglio ha emanato una risoluzione, che condanna la persecuzione dei Cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana.
Il testo della risoluzione cita numerose violazioni dei diritti umani in Nigeria, Egitto, Algeria, Siria, Turchia, Iran, Pakistan.
Parla di omicidi mirati, di arresti arbitrari, di chiese chiuse, di conversioni all’islam forzate, di libertà di culto negata.
Kelsey Zorzi, direttore del Global Religious Freedom di ADF International, ha denunciato come «anno dopo anno, i Cristiani continuino ad essere il gruppo più perseguitato in tutto il mondo».
Ed ha aggiunto: «Plaudiamo alla risoluzione per aver sollecitato gli Stati Uniti ad agire. Quando i Cristiani vengono uccisi o messi a tacere, non possiamo voltarci dall’altra parte».
Non vorremmo che a questo triste elenco presto si debbano aggiungere anche Stati europei, come la Francia. O l’Italia.
L’Europa è cristiana. E vogliamo che resti tale.