“Votate compatti”: l’islam politico mobilita milioni di elettori sul referendum. L’Italia lo sa?
C’è un momento in cui i segnali diventano troppo chiari per essere ignorati.
E oggi, guardando ciò che sta accadendo in Italia in vista del referendum per la riforma della giustizia di marzo, è impossibile non provare una profonda inquietudine.
Quello che sta emergendo davanti ai nostri occhi è qualcosa di molto preoccupante: l’ingresso sempre più esplicito dell’islam politico nel campo della politica italiana, con il sostegno e la complicità di una certa sinistra radicale.
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un fatto che dovrebbe far riflettere seriamente ogni italiano: un appello diretto alla comunità musulmana affinché voti in modo compatto al referendum.
Non come cittadini liberi, ma come blocco politico e religioso organizzato.
A lanciare questo appello è stato Roberto Hamza Piccardo, figura centrale dell’islam italiano, già ai vertici dell’UCOII e da decenni protagonista della diffusione dell’islam politico nel nostro Paese.
In un video diffuso online ha invitato esplicitamente i musulmani a votare “no”, sostenendo che questo sarebbe nel loro interesse e affermando che l’attuale sistema istituzionale garantirebbe meglio la loro posizione.
Secondo le stime citate dallo stesso Piccardo, in Italia ci sono circa tre milioni di musulmani, molti dei quali cittadini italiani e quindi elettori.
Un numero enorme, che dimostra come una mobilitazione compatta possa incidere realmente sugli equilibri politici del Paese.
Ma ciò che rende questo episodio ancora più significativo è che non si tratta affatto di un caso isolato.
Negli ultimi mesi diversi predicatori, attivisti e portavoce della galassia islamica hanno iniziato a intervenire sempre più apertamente nel dibattito politico italiano.
Lo stesso fronte islamico che oggi invita a votare al referendum si è mobilitato anche su altri temi, come il cosiddetto “ddl sicurezza”, e ha partecipato a manifestazioni insieme a movimenti della sinistra radicale, gruppi pro-Palestina e organizzazioni extraparlamentari.
A Torino, ad esempio, l’imam Brahim Baya ha diffuso sui social un appello esplicito contro il governo, invitando i musulmani a votare “no” al referendum e accusando l’esecutivo di essere autoritario e islamofobo.
È evidente che non siamo davanti a un semplice intervento isolato nel dibattito pubblico. Stiamo assistendo alla costruzione di una vera mobilitazione politica organizzata.
Per questo, oggi è fondamentale far sentire la nostra voce! Se non l’hai ancora fatto, firma subito la petizione “Fermiamo l’avanzata islamica e salviamo l’Italia!”, promossa da Pro Italia Cristiana.
È un gesto semplice, ma potentissimo, per dire che gli italiani non accettano che il nostro Paese diventi il terreno di conquista dell’islam politico.
E se vogliamo davvero che questo messaggio arrivi ovunque — nelle case, nelle piazze, sui social — dobbiamo potenziare il più possibile la nostra grande campagna di sensibilizzazione online. Ma per farlo, abbiamo bisogno del tuo prezioso aiuto!
Solo con il contributo di persone coraggiose e consapevoli, come te, possiamo diffondere il messaggio al maggior numero di italiani che ancora non sanno quello che sta accadendo e difendere la nostra identità, le nostre tradizioni e la nostra cultura.
E questa non è nemmeno la prima avvisaglia di ciò che potrebbe accadere.
Basta ricordare ciò che è successo lo scorso anno a Monfalcone.
In quella città del Friuli, dove la comunità musulmana è diventata numericamente molto rilevante, un gruppo di candidati legati alla comunità islamica ha tentato di presentarsi alle elezioni amministrative con una propria lista civica.
Il progetto politico nasceva proprio dall’idea di trasformare il peso demografico della comunità musulmana in rappresentanza politica diretta nelle istituzioni locali.
Oggi ciò che sta accadendo con il referendum sembra inserirsi nello stesso schema, ma su una scala molto più ampia.
Perché mentre questi appelli alla mobilitazione si moltiplicano, cresce anche il peso numerico della comunità musulmana nel nostro Paese.
Secondo le ricerche più recenti, i musulmani rappresentano ormai oltre il 30% degli stranieri residenti in Italia, circa 1,7 milioni di persone, e il numero continua ad aumentare.
Tutto questo mentre una parte della sinistra radicale non solo non prende le distanze, ma appare sempre più intrecciata con questo mondo. È una saldatura che non può essere ignorata!
E allora la domanda diventa inevitabile: stiamo assistendo alla nascita di un vero blocco politico islamico in Italia?
Chi ama davvero l’Italia non può far finta di nulla davanti a tutto questo.
L’islam politico ha capito una cosa molto bene: la politica è potere. E chi riesce a mobilitare milioni di persone può cambiare gli equilibri di un Paese.
Il futuro dell’Italia dipende anche da noi. E il momento di agire è adesso!