388 milioni di cristiani perseguitati: la libertà religiosa arretra anche in Occidente

388 milioni di cristiani perseguitati: la libertà religiosa arretra anche in Occidente

Oltre 388 milioni di cristiani, uno ogni sette nel mondo, vivono oggi sotto persecuzione, discriminazione o gravi limitazioni della libertà religiosa. È il dato che emerge dall'Indice Globale di Persecuzione 2026 pubblicato da International Christian Concern, che documenta un peggioramento della situazione tra il luglio 2024 e il luglio 2025. Ma il rapporto lancia anche un altro allarme: la libertà religiosa non arretra soltanto nei regimi autoritari o nei Paesi dominati dall'estremismo islamico. Anche in Occidente continuano a moltiplicarsi restrizioni, processi e discriminazioni contro chi manifesta pubblicamente la propria fede cristiana.

IL RAPPORTO CHE DOCUMENTA UNA PERSECUZIONE SEMPRE PIÙ ESTESA

Secondo quanto riportato da La Nuova Bussola Quotidiana, il rapporto annuale di International Christian Concern conferma quanto già denunciato nei mesi scorsi da altre organizzazioni internazionali impegnate nella difesa della libertà religiosa: la persecuzione dei cristiani continua ad aggravarsi su scala globale. Oggi più di 388 milioni di fedeli vivono in Paesi nei quali professare apertamente il cristianesimo significa affrontare discriminazioni, violenze, arresti o limitazioni della libertà di culto.

L'ICC individua tra le principali cause di questa crescita i nazionalismi religiosi, l'estremismo islamico e i regimi comunisti, analizzando nel dettaglio la situazione di numerosi Paesi tra Africa, Asia e America Latina.

IL NICARAGUA DIVENTA IL SIMBOLO DELLA REPRESSIONE CONTRO LA CHIESA

Tra i Paesi analizzati emerge con particolare forza il caso del Nicaragua.

Come evidenzia Info Vaticana, il regime guidato da Daniel Ortega e Rosario Murillo avrebbe intensificato negli ultimi anni una vera e propria campagna contro la Chiesa cattolica: sacerdoti arrestati o costretti all'esilio, controllo delle omelie, chiusura di opere educative cattoliche, confisca di beni ecclesiastici e sorveglianza costante delle attività pastorali.

La situazione appare destinata ad aggravarsi ulteriormente.

Secondo quanto riportato da La Nuova Bussola Quotidiana, Ortega ha annunciato che in Nicaragua non si terranno più elezioni, sostenendo che questa scelta sarebbe necessaria «per il bene del popolo». Una decisione che, secondo numerosi organismi internazionali, consolida definitivamente la trasformazione del Paese in uno Stato autoritario.

L'Alto Commissario ONU per i diritti umani, Volker Türk, ha denunciato il progressivo azzeramento dello spazio civico, mentre continua a destare forte preoccupazione la sorte del vescovo Juan Abelardo Mata, del quale non si hanno più notizie dopo il suo arresto.

LA NIGERIA E GLI ALTRI FRONTI DELLA PERSECUZIONE

Tra i Paesi più colpiti continua a figurare anche la Nigeria, dove la violenza contro le comunità cristiane non accenna a diminuire. Come riporta Info Vaticana, tra il luglio 2024 e il luglio 2025 International Christian Concern ha documentato oltre 500 cristiani assassinati, 208 sequestri e circa 2.000 persone costrette a lasciare le proprie case. L'organizzazione attribuisce gli attacchi a gruppi jihadisti come Boko Haram e ISWAP, oltre che a milizie fulani radicalizzate, denunciando anche l'insufficiente protezione garantita dallo Stato.

Il rapporto richiama inoltre l'attenzione sulla Siria, dove il cambio di governo non avrebbe posto fine alle difficoltà delle minoranze cristiane, e sull'India, dove continuano a crescere episodi di violenza e aggressioni contro le comunità cristiane.

A tutto questo si aggiunge un fenomeno relativamente nuovo: la persecuzione transnazionale. Secondo l'ICC, governi come Cina e Turchia estendono ormai la propria attività repressiva oltre i confini nazionali, esercitando pressioni, sorvegliando e intimidendo dissidenti e minoranze religiose rifugiati all'estero. Una strategia che dimostra come la libertà religiosa possa essere minacciata anche lontano dai territori in cui nasce la persecuzione.

ANCHE L'OCCIDENTE NON È PIÙ IMMUNE

Uno degli aspetti più sorprendenti dell'Indice Globale di Persecuzione 2026 riguarda proprio l'Occidente.

Pur precisando che la situazione resta profondamente diversa rispetto ai Paesi in cui i cristiani rischiano la vita per la propria fede, International Christian Concern osserva come la libertà religiosa stia progressivamente arretrando anche nelle democrazie occidentali.

Il rapporto cita diversi episodi significativi: in Canada, la legge sulla laicità della provincia del Quebec limita l'uso dei simboli religiosi da parte dei dipendenti pubblici; nel Regno Unito, alcuni cristiani sono stati arrestati per aver pregato in silenzio nelle vicinanze di cliniche abortive; altri hanno perso il proprio lavoro dopo aver espresso pubblicamente convinzioni coerenti con l'insegnamento cristiano sul matrimonio e sulla famiglia.

Particolarmente significativo è anche il quadro delineato dall'Osservatorio sull'intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC). Nel solo 2024 sono stati documentati 2.211 episodi contro i cristiani, tra aggressioni personali, attacchi ai luoghi di culto e 94 incendi dolosi di chiese, un numero doppio rispetto all'anno precedente.

Non si tratta delle persecuzioni sanguinose che colpiscono molti Paesi dell'Africa o dell'Asia, ma di segnali che, secondo il rapporto, meritano attenzione perché mostrano una progressiva erosione dello spazio pubblico riservato alla libertà religiosa.

UNA DOMANDA CHE INTERPELLA TUTTI

Quando milioni di cristiani vengono perseguitati o quando lo spazio pubblico riservato alla fede si restringe progressivamente, la questione non riguarda soltanto una comunità religiosa, ma la qualità stessa della libertà di ogni società. 

La domanda che questo rapporto pone è semplice: quanto siamo ancora disposti ad accorgerci di ciò che accade ai cristiani nel mondo prima che il silenzio diventi indifferenza?

 

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