All’Università di Caen musulmani “coccolati” e Cristiani discriminati

All’Università di Caen musulmani “coccolati” e Cristiani discriminati

Fin dove può spingersi il “principio di laicità”?

I nipotini della Francia giacobina lo hanno mitizzato, trasformandolo però in questo modo – di fatto - in uno strumento di discriminazione religiosa.

La riprova si è avuta nei giorni scorsi in Francia, presso l’Università di Caen: qui è avvenuto un episodio sintomatico...

La Direzione ha inviato per mail l’ordine ad una delle organizzazioni studentesche accolte nell’Ateneo, l’UNI, di rimuovere il crocifisso appeso nella propria sede.

Il simbolo per eccellenza del Cristianesimo è stato infatti giudicato “incompatibile” con le regole interne dell’Università! Incredibile, vero?

Il provvedimento risulta ancor più sgradevole in quanto impedisce, di fatto, all’associazione di esprimere liberamente la propria identità.

Si tratta chiaramente di un atto di odio anticristiano, anche perché la stessa Università non ha previsto alcuna censura verso l’EMF, la sigla che riunisce gli studenti musulmani.

Eppure l’EMF promuove pubblicamente iniziative sulla pratica dell’islam come serate sull’iftar, sul Ramadan, sul velo per le ragazze nel campus.

E non fa mistero di puntare, concretamente, a “normalizzare” la presenza islamica in Francia! Tutto questo non è solo paradossale, è assurdo!

Per gli universitari musulmani, dunque, secondo l’Ateneo, non vale più il tanto declamato ed opinabilissimo “principio di laicità”? Come mai?

Restiamo sempre più esterrefatti nel verificare ogni giorno di più fino a che punto, nell’indifferenza generale, si sia ormai spinto il processo di islamizzazione in atto, sempre più aggressivo e sfrontato.

Non c’è un attimo da perdere, dobbiamo fermarlo! Come? Ti propongo due soluzioni, entrambe rapide ed efficaci.

La prima consiste nel sottoscrivere subito, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Basta con la sottomissione all’islam!», promossa da Pro Italia Cristiana.

È indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, affinché tuteli l’identità nazionale, nonché la nostra fede, la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra cultura.

Sai qual è il mio sogno? Che in Italia si sia fieri di essere Italiani! Che da noi abbia inizio una nuova sensibilità virtuosa, capace di far sentire l’Europa orgogliosa delle proprie radici cristiane!

Per questo, però, occorre sostenere la petizione, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, così da poter arrivare a tanti in poco tempo.

Quest’operazione ha un costo, di cui da soli non possiamo farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!

È molto importante, perché non si verifichi più né in Francia, né in alcun altro Paese d’Europa un caso come quello dell’Università di Caen!

L’associazione UNI ha dichiarato di non capire proprio le ragioni dell’ordine impartito dalla Direzione dell’Ateneo. Il crocifisso non si trovava in un luogo pubblico, né di transito…

Era posto all’interno della propria sede, ove hanno accesso soltanto gli studenti aderenti all’organizzazione.

L’unica spiegazione plausibile è che ci si trovi di fronte ad una forma di discriminazione religiosa diretta contro l’espressione visibile della Fede cattolica.

Siamo al solito sistema dei due pesi e delle due misure: ai Cristiani viene negato quel che, invece, agli universitari musulmani viene incredibilmente concesso!

Proprio per questo l’UNI ha denunciato apertamente una «laicità a due velocità», spietata con i Cristiani e remissiva, quasi sottomessa con gli islamici.

Quando la legge non è più uguale per tutti, è chiaro che ci si trova dinanzi a pretese arbitrarie e ideologiche.

Gli studenti vengono discriminati in base alla propria religione e questo è grave a maggior ragione in un luogo, quale l’Università, deputato alla formazione dei giovani!

Torna alla mente la massima con cui si chiude La fattoria degli animali di George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».

Fermiamo l’islamizzazione dell’Europa!

 

Dona