Ancora dolori e lutti per i Cristiani in Iraq

Ancora dolori e lutti per i Cristiani in Iraq

I grandi media offrono una visione alquanto parziale della guerra in Medio Oriente.

Centinaia di migliaia di famiglie cristiane soffrono, ma nessuno ne parla. Tutto ciò che sappiamo è che dal 28 febbraio scorso la città di Erbil, in Iraq, è stata bersagliata da oltre cento droni e missili. 

Ciò che invece ignoriamo è che il complesso abitativo intitolato al “Beato Michael McGivney”, nella locale arcidiocesi cattolica caldea, è stato quasi completamente raso al suolo.

La chiesa ed il convento delle Suore caldee “Figlie di Maria Immacolata” sono stati distrutti così come il distretto di Ankawa, a maggioranza cristiana, nel nord dell’Iraq.

L’arcivescovo caldeo di Erbil, mons. Bashar Matti Warda, ha così commentato l’accaduto: «Ogni volta che c’è una violenza o una guerra a pagare il prezzo più alto sono sempre gli innocenti!».

La storia recente di queste popolazioni lo prova. I fedeli cattolici si chiedono ogni volta se vi sia ancora un futuro per loro…

Mons. Bashar Matti Warda rassicura: «Dio, che è stato con noi durante tutti questi anni di violenza, continuerà a guidarci ed a condurci verso la salvezza». Ma la situazione è pesante…

In questi ultimi giorni la situazione sta ulteriormente peggiorando, i lanci di missili e droni si sono intensificati e molti sono quelli caduti vicino a chiese ed edifici residenziali.

Le comunità cristiane di Ninive hanno già vissuto la guerra dal 2003 al 2011. Poi l’invasione da parte dell’Isis nel 2014. Ed ora questa nuova escalation

L’arcivescovo è stato chiaro: «Preghiamo per la solidarietà ed il sostegno dei nostri fratelli in tutto il mondo». Ma quali aiuti e quale sostegno, se nessuno sa quel che accade?

Per questo credo che sia urgente agire, ora! Prima di tutto, pregando per questi nostri fratelli nella fede in Cristo, duramente provati.

Poi occorre far conoscere il più possibile in quale stato di emergenza siano costretti a vivere: ogni giorno che sorge, per loro, potrebbe essere l’ultimo...

Solo così, tramite i canali ufficiali della Chiesa, potremo far giungere loro il nostro conforto concreto. Ho deciso di lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione tramite i social.

È l’unico modo per far sapere a quanta più gente possibile la criticità della situazione. Ma quest’operazione ha un costo, che da solo non potrei sostenere. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!

L’arcivescovo mons. Bashar Matti Warda ha esortato tutti i cristiani del mondo «a ricordare e pregare» per «la piccola minoranza cristiana» presente in Iraq.

Essa, da più di vent’anni provata, decimata e minacciata, lotta ancora, ogni giorno, per rimanere nella propria terra natale.

Lo ha detto chiaramente il card. Louis Raphaël Sako, Patriarca della Chiesa caldea l’anno scorso, nell’undicesimo anniversario dell’espulsione dei cristiani dalla Piana di Ninive ad opera dell’Isis.

Per quel triste anniversario il Patriarca ha ricordato come continuino ad aumentare «l’ansia e la preoccupazione dei cristiani di fronte all’emigrazione».

Emigrazione, dovuta a che cosa? Alla «mancanza di misure efficaci per proteggere i loro diritti, la loro sicurezza ed i servizi essenziali».

Immagina, se noi fossimo costretti, di punto in bianco, a dover abbandonare le nostre case e le nostre chiese, perché saccheggiate dagli jihadisti islamici e date alle fiamme.

Immagina se fossimo costretti a lasciare il nostro lavoro, i nostri amici e parenti, raccogliendo poche cose per trovar riparo chissà dove, senza prospettive, senza appigli, senza riferimenti…

Immagina se fossimo chiamati ad affrontare l’ignoto, abbandonati nella più totale solitudine e miseria, incapaci di garantire non un domani, ma addirittura un oggi ai nostri figli!

Ebbene, sappi che è questo ciò che provano i cristiani iracheni! Ed è questo ciò che vivono ormai da quasi un quarto di secolo! Ad ogni ora di ogni giorno di ogni mese di ogni anno…

Ad inizio Duemila a Mosul vivevano oltre 100.000 cristiani, perfettamente integrati nel tessuto sociale.

Con la caduta del regime di Saddam Hussein, le cose han cominciato a peggiorare, le vessazioni e le intimidazioni contro di loro sono aumentate.

Nel 2014, quando l’Isis ha preso il controllo nelle città irachene, a Mosul erano rimaste circa 1.200 famiglie cristiane soltanto. Ed oggi questo numero si è ulteriormente ridotto, è al lumicino…

Il card. Sako ha ricordato come i Cristiani siano stati «gli abitanti originari di queste terre, portatori di una ricca cultura, fedeli alla loro Patria e protagonisti della vita della nazione».

Ed ha aggiunto: «Essi possono ancora contribuire alla rinascita ed al progresso dell’Iraq». Se solo li si lasciasse vivere in pace e concordia…

I media occidentali non parlano di questi nostri fratelli nella fede, che si trovano nel dolore e nella prova. Ma proprio per questo è necessario lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione.

Aiutaci, con la tua migliore offerta, a promuoverla!

E prega, insieme a noi, per loro.

 

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