
Cristiani afflitti da persecuzioni e discriminazioni in India ed in Pakistan
Immagina di trovarti a casa tua. Stai pregando assieme ai tuoi familiari.
Ad un certo punto, una folla di esagitati, accompagnati dalle forze dell’ordine, fa irruzione, devastando tutto.
Non solo. Vieni anche convocato in caserma, perché qualcuno dubita che il fatto di pregare sia legale. Ebbene, questo è quanto sta accadendo oggi in India.
L’India è un Paese a stragrande maggioranza induista (79,8%), mentre l’islam rappresenta la seconda comunità religiosa (14,23%).
I cristiani rappresentano soltanto il 2,3% della popolazione. Eppure gli attacchi nei loro confronti sono sempre più violenti ed in preoccupante aumento.
La denuncia è giunta dall’arcivescovo metropolita di Raipur, mons. Victor Henry Thakur. Che ha richiamato tutti al rispetto della legge e della Costituzione.
È sconcertante il fatto che le autorità vedano, ma non intervengano. Anzi, nei giorni scorsi la Polizia ha addirittura accompagnato gruppi di estremisti indù negli attacchi a chiese e case di fedeli.
È avvenuto nello Stato di Chhattisgarh. Ovunque devastazioni, disperazione ed orrori. Si vive in un clima di paura.
Le leggi anti-conversione rappresentano una spada di Damocle, che pende sul capo dei cristiani: da un momento all’altro si rischia di vedersi incriminati senza nemmeno saper di cosa.
Da quando il BJP-Bharatiya Janata Party è al governo, le minoranze religiose hanno denunciato un pericoloso aumento dei crimini nei loro confronti.
Non si può vivere in questo modo! La maggior parte di noi neanche lo sa. Ed è questo il vero dramma. Il fatto che tutto ciò avvenga cioè nell’indifferenza delle istituzioni e dei media.
Per questo è nostro dovere informare, cosicché la gente, sapendo, possa pregare per questi fratelli nella fede e magari aiutarli, tramite la Chiesa locale, a sopportare queste dure prove e le ingiustizie.
Intendiamo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione online, per denunciare quel che realmente accade. I social rappresentano il mezzo più veloce per raggiungere tanti in poco tempo.
Ma hanno un costo, che da soli non ci potremmo permettere. Per questo, abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È urgente. Anche nella regione indiana del Maharashtra entro la fine dell’anno verranno adottate leggi anti-conversione.
Cosa significa? Che i cristiani accusati di aver provocato conversioni con la «coercizioni» o con l’«inganno» rischiano sanzioni, che peraltro ora il governo intende inasprire ulteriormente.
Ma non basta. È stata inventata anche una nuova categoria, quella dei «cripto-cristiani». Così i nazionalisti indù bollano quanti cerchino di nascondere la propria fede in Cristo.
E questo per non perdere i benefici che la legge riserva alle caste classificate in termini di posti di lavoro governativi e di vantaggi elettorali.
Nei giorni scorsi è stato pertanto annunciato che chiunque appartenga ad una religione diversa dall’induismo, dal buddhismo o dal sikhismo perderà il certificato di accesso a tali agevolazioni.
La misura, già in sé discriminatoria benché prevista dalla Costituzione, per il governo ancora non sarebbe sufficiente, per cui sono allo studio disposizioni ancora più severe.
Le cose non vanno meglio nel vicino Pakistan, dove la blasfemia viene considerata un reato grave. Può essere punita anche con la pena capitale.
Il fatto è che con questa accusa, per quanto inverosimile, ci si può sbarazzare facilmente di persone sgradite o verso le quali si nutrano rancori. Gli abusi sono all’ordine del giorno.
Difendersi è difficile, specie per i cristiani, che rappresentano solo l’1,6% della popolazione in un Paese al 97% musulmano.
Ne è un esempio Amir Joseph Paul, cattolico sessantenne, residente nel quartiere Nishat, distretto di Lahore. Lo scorso 19 luglio è stato accusato di blasfemia da Munawar Alì, titolare di un negozio.
È stato arrestato e nei suoi confronti è stata avviata un’indagine. Dalle testimonianze raccolte, però, pare che l’accusa sia falsa, smentita da altri clienti presenti nel locale.
Alla base di tutto pare esservi una banale controversia tra i due sulle acque reflue tra le loro abitazioni. Eppure oggi Amir si trova nei guai. E non solo lui.
I residenti cristiani del suo quartiere hanno paura che anche stavolta, come accaduto in passato, in virtù di quell’accusa i musulmani si riuniscano, mettendo a soqquadro la zona.
Si può vivere in questo modo? Aiutaci a far conoscere la situazione, affinché molti preghino per questi fratelli nella fede e li aiutino, tramite la Chiesa locale, a superare queste difficili prove.
Spezziamo il silenzio complice della grande stampa! Con la tua migliore offerta potremo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione.
Tu puoi fare la differenza ed aiutarci a far sorgere un’alba nuova per i cristiani perseguitati.