Da Roma ai piccoli comuni: il Ramadan si impone nel calendario scolastico. E le nostre tradizioni?
Ci rivolgiamo a te con il cuore pesante e con una preoccupazione che cresce di giorno in giorno.
È iniziato il Ramadan! E ancora una volta, nelle nostre scuole, assistiamo a scelte che non sono semplici gesti di rispetto, ma segnali sempre più evidenti di una trasformazione profonda, silenziosa, sistematica.
Una trasformazione che rischia di mettere in secondo piano la nostra identità, la nostra cultura, la nostra tradizione cristiana.
Per il terzo anno consecutivo, l’istituto comprensivo Iqbal Masih di Pioltello ha annunciato la chiusura per la fine del Ramadan.
Una decisione giustificata con l’autonomia scolastica e con la presunta necessità di “inclusione”, dato l’alto numero di studenti stranieri.
Ma i numeri raccontano un’altra realtà: secondo un sondaggio pubblicato nel giornalino scolastico, il 45,7% degli studenti ha indicato il Natale come festa preferita, mentre il Ramadan si ferma al 34,3%.
E allora viene spontaneo chiedersi: inclusione di chi? E a scapito di chi?
Non solo! Sugli iPad degli studenti è comparso il messaggio “Ramadan mubarak”, accompagnato da mezzelune e decorazioni arabeggianti. Un augurio esplicito, diffuso su tutti i dispositivi didattici.
Per Natale? Solo un cappellino di Santa Claus. È questo l’equilibrio? È questa la laicità?
Di fronte a tutto questo, c’è chi ha avuto il coraggio di parlare chiaro.
L’europarlamentare Silvia Sardone ha dichiarato: «Tutto ciò è assurdo. Non solo la scuola Iqbal Masih chiuderà anche quest’anno per Ramadan, nonostante i musulmani siano la minoranza, ma addirittura pare che si veicolino messaggi pro-islam direttamente sui tablet in dotazione agli studenti. Ormai c’è un delirio pro-islamizzazione che preoccupa. Chi non è musulmano merita più rispetto».
Parole forti, certo. Ma che danno voce a un disagio reale, concreto, diffuso.
Intanto, a Genova, un dirigente scolastico ha invitato i docenti a concentrare interrogazioni e verifiche nelle prime ore del mattino per non “gravare” sugli studenti che seguono il digiuno. In altre scuole, invece, si consente agli studenti che osservano il Ramadan di uscire durante l’orario della mensa.
Non è allarmismo, è una sequenza di fatti documentati. E quando una tendenza inizia a toccare la scuola – il luogo in cui si formano le coscienze dei nostri figli – non possiamo restare in silenzio!
Per questo, oggi più che mai, ti invitiamo a firmare subito la petizione “Basta islamizzazione a scuola!”, promossa da Pro Italia Cristiana.
È un modo chiaro per dire che il rispetto è reciproco, ma che l’inclusione non può diventare sottomissione e che la scuola italiana non può smarrire le proprie radici cristiane.
Ma non basta una firma! Abbiamo bisogno di rompere il muro del silenzio che avvolge questi episodi.
Per questo, vogliamo potenziare la nostra grande campagna di sensibilizzazione online, tramite i social. Ma tutto ciò ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Possiamo contare sul tuo aiuto?
Solo diffondendo la verità e facendo circolare i fatti – come quelli documentati a Pioltello – possiamo raggiungere migliaia di persone che, come noi, hanno a cuore la nostra identità cristiana e il futuro dei nostri figli.
E poi c’è Roma. Qui il discorso diventa ancora più politico.
Il gruppo “MuRo27” – Musulmani per Roma 2027 – guidato dall’ex dem Francesco Tieri, ha lanciato una proposta chiara: estendere anche nella Capitale la chiusura delle scuole per la fine del Ramadan.
Non una richiesta isolata, ma un punto programmatico in vista delle elezioni comunali del 2027.
Si parla apertamente di circa 40mila musulmani con cittadinanza romana che, a partire dai “valori della propria religione”, dovrebbero contribuire a incidere sull’agenda pubblica.
E tra questi valori viene inserita la normalizzazione della chiusura delle scuole per il Ramadan. “Anche a Roma ci sono scuole con numeri che renderebbero sensato un intervento di questo tipo, che cosa aspettiamo?”, si legge.
Anche su questo fronte non sono mancate reazioni.
L’europarlamentare Anna Maria Cisint ha parlato apertamente di un progetto che “punta a islamizzare le scuole pubbliche imponendo il calendario islamico con la chiusura per il periodo del Ramadan”.
E ha aggiunto: «Da una parte la sinistra fa togliere i crocifissi dalle classi e dall’altra il partito islamico vuole introdurvi pratiche islamiche. È una saldatura inaccettabile».
Sono parole che fotografano una percezione sempre più diffusa: mentre le nostre radici vengono progressivamente marginalizzate, altre istanze religiose entrano con forza nel dibattito pubblico e nelle scelte amministrative.
E tutto questo mentre l’islam non ha ancora sottoscritto un’intesa con lo Stato italiano come previsto dalla Costituzione.
A Roma, come a Pioltello, emerge lo stesso schema: piccoli passi, concessioni apparentemente marginali, decisioni giustificate dall’inclusione. E intanto il baricentro culturale si sposta.
Non possiamo permettere che il Natale venga trattato con imbarazzo mentre il Ramadan viene celebrato con enfasi istituzionale.
Il silenzio è complicità. La consapevolezza è il primo passo. L’azione è il dovere di chi ama davvero il proprio Paese e il futuro dei propri figli.