Denunciate dall’Europarlamento le persecuzioni anti-cristiane: ora però servono i fatti!
Finalmente la nostra voce è stata ascoltata!
Da tempo ti stiamo informando sulla persecuzione dei Cristiani in atto in Nigeria ed in Pakistan, nonostante il silenzio ostinato dei grandi media.
Ebbene, insistere pare che sia servito: lo scorso 9 luglio l’Europarlamento ha approvato in merito a larghissima maggioranza due risoluzioni d’urgenza.
Con esse ha chiesto l’avvio di indagini indipendenti sui massacri e la fine dell’impunità per i colpevoli.
Strasburgo ha anche criticato le autorità dei due Paesi, incapaci di garantire la sicurezza della propria gente, prevenendo abusi ed attacchi o reagendo ad essi.
Prendiamo l’esempio della Nigeria: secondo l’Osservatorio per la Libertà Religiosa in Africa, 28.551 Cristiani sono stati ammazzati qui tra il 2019 ed il 2025.
Cosa si aspettava a lanciare l’allarme? Oltre ai morti, si piangono sequestri – anche di bambini -, violenze sessuali, conversioni all’islam e matrimoni forzati.
Gli jihadisti prendono regolarmente di mira le comunità agricole a maggioranza cristiana, le chiese, i sacerdoti, le scuole e le strutture sanitarie cattoliche.
Non solo. Lo stesso giorno, quindi sempre lo scorso 9 luglio, l’Europarlamento ha adottato anche un’altra risoluzione, questa volta contro la persecuzione dei Cristiani in Pakistan.
Lo spunto è giunto dal rapimento, dalla conversione forzata all’islam e dal matrimonio precoce imposti alla tredicenne cristiana Maria Shahbaz.
Strasburgo, in questo caso, ha chiesto che la ragazza possa beneficiare di assistenza legale, sostegno psicologico e che possa riprendere i contatti con la propria famiglia.
Poi però ha chiesto anche l’abrogazione delle leggi sulla blasfemia contro l’islam vigenti nel Paese, leggi che prevedono tuttora la pena di morte.
Ed ha denunciato le continue violazioni delle garanzie procedurali nei processi, le discriminazioni, le violenze e le intimidazioni, di cui sono fatti oggetto i Cristiani ogni giorno.
Ebbene, consentici di dirlo con soddisfazione: tutto questo dimostra come protestare sia servito. Levare la nostra voce contro tali violenze ed abusi non è stato inutile, tutt’altro!
Qualcosa si sta muovendo. È questo, dunque, il momento giusto per insistere e per chiedere che le persecuzioni contro i Cristiani tanto in Nigeria quanto in Pakistan abbiano davvero fine!
Perché la nostra iniziativa abbia successo, però, è necessario essere in tanti: ecco perché intendo lanciare una vasta campagna di sensibilizzazione.
I social rappresentano il mezzo migliore, più veloce ed efficace in questo caso, poiché consentono di arrivare a tanti in poco tempo.
Ma quest’operazione ha un costo, di cui da soli non potremmo farcene carico. Abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È molto importante, poiché la presa di posizione ufficiale del Parlamento europeo rappresenta certamente un primo passo politicamente significativo.
Ma da solo non basta. Occorre che ad esso facciano seguito senza indugio anche misure concrete ed iniziative diplomatiche.
Le vittime del radicalismo islamico continuano a pagare ogni giorno sulla propria pelle il prezzo della loro fede. Che dovremmo aspettare?
Tra le risoluzioni votate a Strasburgo e le violenze nei villaggi nigeriani e pachistani, la strada da percorrere verso un’autentica tutela delle minoranze cristiane è ancora molta.
Per questo è ora necessario che la relatrice speciale dell’ONU per la libertà religiosa, l’avv. Nazila Ghanea, agisca senza indugi, con efficacia ed in modo incisivo.
Deve contattare immediatamente le autorità di entrambi i Paesi e fissare una timeline precisa di interventi, in grado di far cessare al più presto le persecuzioni.
In caso contrario deve immediatamente, col supporto delle Nazioni Unite, minacciare ritorsioni a livello di equilibri internazionali con conseguenze rilevanti sui piani politico e commerciale.
Nei confronti del Pakistan, poi, la strada è ancora più semplice ed, in parte, il Parlamento europeo l’ha già tracciata.
Ha, infatti, già ricordato, approvando la risoluzione, come i vantaggi commerciali concessi al Pakistan dipendano prima di tutto dal rispetto dei diritti umani fondamentali.
Questa è una condizione imprescindibile: in assenza di progressi su questo fronte, lo status privilegiato concesso a questo Paese potrebbe essere revocato.
Occorre però avere il coraggio ora di compiere questi passi e di alzare la voce in modo chiaro, pretendendo che alle parole seguano fatti concreti.
Finché non verrà fatto, delle risoluzioni, per quanto roboanti, i persecutori se ne fanno un baffo. Fino ad allora la nostra protesta non può aver fine. Non possiamo nemmeno abbassare la guardia.
Per questo ti chiediamo, ancora una volta, di sostenere, con la tua migliore offerta, la nuova campagna di sensibilizzazione, che intendo lanciare online.
Qualcosa abbiamo ottenuto, ma non basta. Occorre andare fino in fondo!
Il sangue, gli orrori e le lacrime patiti dai Cristiani in Nigeria e Pakistan non ce lo consentono, ci dicono chiaramente che non v’è tempo da perdere.
Basta persecuzioni contro i Cristiani!