Francia, entra armato in chiesa gridando «Allah Akbar»: cercava il parroco

Francia, entra armato in chiesa gridando «Allah Akbar»: cercava il parroco

Un uomo di 35 anni è entrato l’8 settembre nella chiesa di Saint-Rémi a Forbach, nel nord-est della Francia, gridando ripetutamente «Allah Akbar» e cercando espressamente il parroco. Con sé aveva un coltello. Il sacerdote, fortunatamente, non era presente. L’allarme partito da due studentesse di 14 anni e il rapido intervento della polizia hanno consentito di fermare l’uomo senza che nessuno rimanesse ferito.

UN COLTELLO E UNA DOMANDA: «DOV’È IL PARROCO?»

Secondo quanto riportato da Il Timone, riprendendo anche informazioni della stampa francese, due ragazze di 14 anni che frequentano una scuola vicina hanno sentito l’uomo gridare ripetutamente «Allah Akbar» mentre cercava il sacerdote. Le adolescenti hanno avvertito i genitori, che hanno contattato la polizia.

Il procuratore Olivier Glady ha spiegato che il sospettato è stato trovato «in possesso di un coltello tipo Opinel», precisando tuttavia che l’arma «non è mai stata brandita». Con lui sarebbe stata rinvenuta anche una piccola quantità di resina di cannabis.

L’uomo, nato nel 1991 e originario dell’ex Jugoslavia, non risultava noto ai servizi di intelligence francesi né inserito negli elenchi delle persone da sorvegliare per radicalizzazione. Aveva però due precedenti non collegati al terrorismo. Il parroco, inoltre, ha dichiarato di non conoscerlo.

Le indagini dovranno chiarire il suo contesto religioso e il profilo psichiatrico. 

Come sottolinea UCCR, «non è ancora possibile stabilire quale fosse la reale intenzione dell’uomo arrestato a Forbach, né se la matrice sia quella terroristica». Il dato accertato resta comunque inquietante: un uomo armato è entrato in una chiesa gridando «Allah Akbar» e cercando specificamente il sacerdote.

IL SINDACO: «CORAGGIO E LUCIDITÀ»

Il sindaco di Forbach, Alexandre Cassaro, ha elogiato il «coraggio e la lucidità» delle due ragazze e la prontezza delle forze dell’ordine, esprimendo pieno sostegno all’arciprete, ai parroci e alla comunità cattolica.

Il primo cittadino ha inoltre affermato che un attacco contro un sacerdote o una chiesa rappresenta un attacco alla Repubblica, condannando ogni apologia del terrorismo e le ideologie che incitano all’odio.

Questa volta non ci sono state vittime. Ma l’episodio assume un peso ancora maggiore se inserito nel quadro degli atti anticristiani registrati in Francia.

843 ATTI ANTICRISTIANI IN UN SOLO ANNO

Come riporta Il Giornale, sulla base dei dati ufficiali del Ministero dell’Interno francese, nel 2025 sono stati registrati 843 atti anticristiani, il 9% in più rispetto all’anno precedente. Nei primi sei mesi del 2026 sarebbero stati rilevati altri 458 eventi ostili, con un ulteriore incremento del 6%.

Inoltre, c’è un dato particolarmente significativo: nel 2025 l’87% degli episodi ha riguardato beni, ma le aggressioni fisiche, verbali o riconducibili all’odio online sono aumentate del 70%.

Secondo i dati riportati, gli attacchi personali hanno raggiunto 109 episodi. Le violenze fisiche contro appartenenti alle comunità cristiane sono raddoppiate e numerosi casi hanno coinvolto sacerdoti, religiosi e responsabili di luoghi di culto. Quasi tutti gli episodi anticristiani indicati riguardavano la comunità cattolica.

IL PRECEDENTE CHE LA FRANCIA NON PUÒ DIMENTICARE

Quando un uomo armato entra in una chiesa e cerca il sacerdote, il pensiero torna inevitabilmente al 26 luglio 2016 e al martirio di padre Jacques Hamel, ucciso da due jihadisti nella chiesa di Saint-Étienne-du-Rouvray mentre celebrava la Santa Messa.

Il caso di Forbach ha avuto un esito completamente diverso e non è possibile, allo stato delle informazioni disponibili, equiparare i due episodi. Ma quel precedente spiega perché una segnalazione apparentemente semplice — un uomo che grida «Allah Akbar», entra in chiesa armato e domanda del parroco — debba essere presa sul serio.

Padre Hamel lasciò anche un’altra testimonianza. Dopo la sua morte nacque un rapporto di riconciliazione tra sua sorella Roseline Hamel e la madre di uno dei terroristi. Una risposta cristiana all’odio che non cancella la verità, ma dimostra che verità e perdono possono camminare insieme.

Ed è proprio qui che si trova la responsabilità di una società libera. Difendere la libertà dei cristiani significa proteggere concretamente chi prega, chi celebra e chi porta un abito religioso, senza minimizzare le minacce e senza trasformare la prudenza in silenzio.

843 atti anticristiani in un anno non possono essere ridotti a rumore di fondo. Difendere le chiese e chi vi esercita il proprio ministero significa difendere una libertà fondamentale. Perché il perdono cristiano non chiede di chiudere gli occhi davanti alla realtà: chiede di guardarla senza odio, ma anche senza paura di chiamarla con il suo nome.

 

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