Massacrati per la loro Fede: non lasciamo soli i nostri fratelli cristiani!

Massacrati per la loro Fede: non lasciamo soli i nostri fratelli cristiani!

Ancora una volta, i nostri fratelli e sorelle in Cristo sono vittime di una violenza crudele e sistematica, puniti per la loro fede, oppressi da regimi totalitari e fanatici religiosi che vogliono spegnere la luce del Vangelo nel mondo. 

Iran, India, Cina, Papua Nuova Guinea: i nomi dei luoghi cambiano, ma il copione è sempre lo stesso.

In Iran, tredici cristiani sono stati arrestati solo per aver scelto Cristo. 

Tra loro, una donna incinta, Narges Nasri, condannata a 16 anni di carcere per il solo fatto di professare la sua fede e difendere la dignità della donna.

Il suo bambino nascerà dietro le sbarre, in un inferno di privazioni, solo perché sua madre ha rifiutato di rinnegare la propria fede.

Altri cristiani, come Abbas Soori e Mehran Shamloui, subiranno anni di detenzione per aver partecipato a incontri di preghiera nelle loro case, trattati come criminali, privati di ogni diritto fondamentale, ridotti a cittadini di serie B. 

La loro unica "colpa"? Non nascondere il proprio credo!

In India, fanatici indù hanno attaccato e maltrattato 50 pacifici pellegrini cristiani. 

Tra loro, sacerdoti e suore, umiliati, aggrediti, insultati da estremisti che vedono nel cristianesimo una minaccia, in ogni atto di carità un pericolo per la loro ideologia. 

Non bastavano le aggressioni verbali, la folla inferocita ha preteso di trascinarli alla stazione di polizia, accusandoli ingiustamente di conversioni forzate, una menzogna usata sempre più spesso per criminalizzare la fede cristiana in India.

E mentre la polizia, pur senza alcuna prova, li tratteneva "per proteggerli", fuori i loro persecutori urlavano, minacciavano, chiedevano punizioni esemplari.

Quale crimine avevano commesso? Avevano pregato. Avevano cantato inni. Avevano camminato insieme in pace.

E i grandi media? Spesso tacciono. Spesso chiudono un occhio. Spesso alimentano, con la loro indifferenza, questa spirale di odio. Ma noi dobbiamo alzare la voce!

Per questo, vogliamo incrementare la nostra vasta campagna di sensibilizzazione online tramite Facebook per informare il mondo su questa tragedia e chiedere alle istituzioni internazionali di intervenire con forza per fermare queste persecuzioni. Abbiamo bisogno di te: aiutaci a diffondere la verità!

In Cina invece, il governo comunista continua la sua guerra contro la fede. 

Ogni chiesa che non si piega al controllo del regime viene perseguitata, ogni credente che non si sottomette viene arrestato. 

Due fedeli della Wheatseed Reform Church sono stati incarcerati con l’accusa di "minacciare la società" solo perché pregavano in una comunità non controllata dallo Stato. 

Negli ultimi tre anni, almeno 19 membri di questa chiesa sono stati arrestati, molti costretti a trasferirsi, le loro vite distrutte, le loro famiglie spezzate.

Il pastore Wang denuncia da anni questa persecuzione, ma il regime risponde con più arresti, più intimidazioni, più repressione.

In Papua Nuova Guinea, l’orrore ha superato ogni limite: una giovane insegnante cattolica, Rosalisa Rerek Sogen, è stata bruciata viva per il semplice fatto di essere cristiana. 

I suoi assassini hanno dato fuoco alla scuola e al dormitorio degli insegnanti, condannandola a una morte atroce. Aveva solo 30 anni. Anche altri sette insegnanti sono rimasti feriti, alcuni in modo grave. 

Monsignor Yanuarius Teofilus Matopai You, vescovo di Jayapura, ha gridato la sua indignazione: "Migliaia di persone hanno perso la vita, sia nei combattimenti diretti che per effetto della fame, delle malattie, della paura. La Chiesa cattolica condanna fermamente questa violenza come una grave violazione dei diritti umani".

Quanta crudeltà, quanto odio può sopportare ancora il nostro mondo? Chi difenderà questi uomini e donne coraggiosi che continuano a pregare, a sperare, a credere, nonostante le minacce e la violenza? 

Ogni giorno, nel silenzio generale, si consuma un genocidio silenzioso. Ma noi non staremo zitti! Non possiamo e non vogliamo farlo.

Abbiamo il dovere morale di denunciare questi crimini, di scuotere le coscienze, di esigere giustizia Il nostro impegno sui social sta già raggiungendo migliaia di persone, ma dobbiamo fare di più.

Con il tuo aiuto, possiamo informare il mondo intero, denunciare questi abusi, chiedere giustizia e far sentire la nostra voce nei palazzi del potere. Unisciti a questa battaglia per i nostri fratelli perseguitati!

Noi siamo con loro! Noi siamo con ogni cristiano che soffre, che lotta, che resiste.

 

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