Non solo in Italia, ovunque l’immigrazione è un costo e non una “risorsa”
I conti non tornano.
Abbiamo già evidenziato nei giorni scorsi come la fotografia fatta dal «Rapporto sull’economia dell’immigrazione», messo a punto da Fondazione Leone Moressa, sia quanto meno fuorviante.
I contribuenti stranieri versano 12,6 miliardi di euro di Irpef, ma poi ci costano tra i 30 ed i 45 miliardi, tenendo conto di sanità, scuola, welfare, sicurezza, giustizia, accoglienza e quant’altro.
Un’ulteriore conferma – caso mai ve ne fosse bisogno - giunge ora dal «Bilancio dell’immigrazione» messo a punto dal Ministero delle Finanze danese.
Tale documento calcola l’impatto reale della popolazione straniera sui conti pubblici, utilizzando registri amministrativi, modelli dinamici e facendo tutti i distinguo del caso.
In questo modo ci si è resi conto che, in un anno, dagli immigrati occidentali la Danimarca ha incassato 1,5 miliardi di utili.
Allo stesso tempo, però, gli immigrati non-occidentali hanno determinato una perdita fiscale di 3,6 miliardi di euro!
E, di questi 3,6 miliardi, ben 3,2 sarebbero da attribuirsi a stranieri provenienti dal Medio Oriente, dal Nord-Africa, dal Pakistan e dalla Turchia.
Questi sono dati pubblici, non sono stati tenuti nascosti per motivi ideologici, né politici: chiunque li può consultare.
Il che conferma come l’immigrazione non sia un “affare”, né una “risorsa”. Per nessuno. Allora, c’è una sola soluzione: bloccare quanto meno gli sbarchi dei clandestini.
Oggi dobbiamo chiederlo tutti ed a voce alta! Come? Firmando, se non lo hai ancora fatto, la petizione «Fermiamo l’immigrazione irregolare!», promossa da Pro Italia Cristiana.
È indirizzata al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, affinché intervenga in tutte le sedi istituzionali per blindare le nostre frontiere.
Perché quest’iniziativa abbia successo, però, va sostenuta, lanciando contemporaneamente una vasta campagna di sensibilizzazione sui social, così da arrivare a tanti in poco tempo.
Ma quest’operazione ha un costo, di cui da soli non riusciremmo a farcene carico. Per questo abbiamo bisogno del tuo aiuto!
È importante, perché le spese non sono nettamente superiori alle entrate solo in Italia ed in Danimarca: è così ovunque!
Lo provano le analisi compiute, pur con metodologie differenti, negli Stati Uniti dal National Academies of Sciences e nel Regno Unito dal Migratory Advisory Committe.
C’è poco da fare, basta tirare le somme per scoprire come i costi diretti e indiretti dell’immigrazione superino enormemente i benefici fiscali diretti.
E questo è un gap, di cui, volente o nolente, l’Italia, l’Europa, il mondo non si possono fare carico a lungo. Il sistema non regge. Vuoi un esempio?
Per quanto tempo ancora potremo sopportare quegli inquilini morosi (per lo più stranieri), che regolarmente non pagano l’affitto?
Basta questo per capire come non si possa tollerare una sottrazione di ricchezza dovuta, che finisce per impoverire il Paese.
La politica non si può limitare al saldo fiscale annuale, se vuole un quadro della situazione davvero completo e non distorto.
Morale: non si può fare un bilancio dell’immigrazione, omettendo i costi. È assolutamente parziale e fuorviante, oltre tutto si presta ad esser facilmente letto in modo ideologico.
Basta con queste prese in giro! Diciamo le cose come stanno e non come qualcuno vuol farci credere che vadano!
Difendiamo la nostra gente!