Ora di religione sospesa, presepe sotto condizione: chi difende la scuola cattolica?
L’insegnante di religione c’è, ma la lezione non si fa. È quanto viene denunciato all’Istituto comprensivo 1 di Piacenza, dove alcune classi sarebbero rimaste senza insegnamento della religione cattolica dall’inizio dell’anno scolastico. Le famiglie lo avrebbero scoperto dai propri figli. A Pordenone, intanto, il presepe viene subordinato alla condivisione della classe. Due vicende diverse che toccano lo stesso punto: quanto valgono, nella scuola italiana, le scelte delle famiglie e le nostre radici cristiane?
IL DOCENTE C’È. A MANCARE È LA LEZIONE
Come riferisce Il Piacenza, il consigliere comunale Luca Zandonella ha raccolto segnalazioni di genitori secondo i quali, in alcune classi, l’ora di religione cattolica non sarebbe stata svolta fin dall’avvio delle lezioni.
La ragione denunciata appare paradossale: non mancherebbe l’insegnante di religione, ma quello destinato alle attività alternative per gli alunni che non se ne avvalgono.
Una nota del dirigente scolastico Ludovico Silvestri, datata 14 ottobre, indica il 21 ottobre come termine previsto per completare le nomine, «salvo imprevisti». Una previsione, dunque, che da sola non documenta il ripristino delle lezioni.
Libero Quotidiano riporta la spiegazione organizzativa: mancando «adeguata sorveglianza» per dividere i gruppi, i bambini vengono impegnati insieme in educazione civica. L’attività comune prende così il posto della lezione scelta dalle famiglie.
Zandonella pone una questione precisa: «È legittimo scegliere di non avvalersi dell’ora di religione, ma non è accettabile che per questo debba rimetterci chi invece ha scelto liberamente di avvalersene».
LE FAMIGLIE LO SCOPRONO DAL QUADERNO
Il Giornale raccoglie la testimonianza di un padre: nella seconda frequentata dalla figlia ci sarebbero 23 bambini, di cui quattro o cinque musulmani.
«L’ho scoperto da lei che non faceva più religione», racconta. La bambina gli aveva mostrato il quaderno: al posto della lezione attesa, educazione civica.
Una scelta espressa dai genitori era rimasta senza seguito, senza che loro ne fossero stati informati tempestivamente, secondo le testimonianze raccolte.
Il consigliere riferisce anche di possibili richieste di genitori musulmani all’origine dello stop. Si tratta però di informazioni indirette, che egli stesso chiede di verificare. La dirigenza descrive invece una carenza di organico e sorveglianza, senza attribuire la decisione a pressioni religiose.
Ma la spiegazione organizzativa non cancella la domanda: perché l’attesa dei docenti per le alternative deve ricadere anche sui bambini che hanno scelto religione?
IL PRESEPE DIVENTA UNA TRADIZIONE DA NEGOZIARE
A Pordenone la discussione riguarda un simbolo immediatamente riconoscibile della nostra tradizione: la Natività.
Francesco Gri, dirigente dell’Istituto comprensivo Pordenone Sud, dichiara: «Il presepe? Se lo fanno insieme 10 bimbi musulmani e 10 italiani è positivo. Se invece si fa escludendo qualcuno no».
Il presepe racconta la nascita di Gesù. Spiegarlo e mostrarlo non significa pretendere una professione religiosa da ogni bambino. Significa rendere conoscibile una parte essenziale della cultura italiana.
CLASSI PLURALI, RADICI DA TRASMETTERE
Il comprensivo Pordenone Sud conta 330 alunni di origine straniera su 1.100, distribuiti in otto plessi.
Le scelte degli istituti cambiano. Al Rorai Cappuccini il presepe è facoltativo e la decisione viene lasciata ai docenti dei plessi. All’Ic Torre restano sia l’albero sia il presepe.
Il sindaco Alessandro Basso richiama la propria esperienza da preside: «Ho sempre allestito sia l’albero che il presepe, fanno parte della nostra cultura e non offendono nessuno».
La presenza di bambini con storie diverse può diventare un’occasione per spiegare le nostre tradizioni. Rinunciare a presentarle priva tutti gli alunni della possibilità di conoscerle.
DIFENDIAMO IL PRESEPE, PRIMA CHE DIVENTI UN’ECCEZIONE
Per Pro Italia Cristiana, la scuola deve saper accogliere senza trattare le radici cristiane dell’Italia come un ostacolo da rimuovere. Il rispetto per ogni alunno deve comprendere anche le famiglie che desiderano trasmettere ai figli la propria fede e cultura.
Per questo ti invitiamo a firmare la petizione «Un Presepe in tutte le scuole!»: per chiedere che la Natività continui a trovare spazio nelle nostre aule e che la tradizione cristiana venga custodita e trasmessa.
Ogni firma esprime una richiesta chiara: il presepe è degno di essere conosciuto, non accantonato per evitare il confronto.
Le famiglie meritano risposte sulle lezioni sospese. I bambini meritano di conoscere la storia e la fede che hanno plasmato il Paese nel quale vivono. Custodire questa eredità è una responsabilità educativa: se la scuola rinuncia a trasmetterla, chi insegnerà ai nostri figli a comprenderne il valore?